Storia del Trio Lescano, un gruppo vocale molto noto in Italia tra la seconda metà degli anni ’30 ed i primi anni ’40. La storia è ispirata al libro di Gabriele Eschenazi “Le regine dello swing” (Einaudi). Controversa è la parte della fiction in cui si racconta l’arresto del trio, sul quale esistono opinioni diverse.Alle fine degli anni ’30 tre sorelle olandesi (l’attrice ungherese Andrea Osvárt e le olandesi Lotte Verbeek e Elise Schaap e la loro madre ebrea Eva De Leeuwe (l’attrice olandese Sylvia Kristel); per le canzoni vengono doppiate dalle cantanti torinesi Blue Dolls) arrivano in Italia e presto le giovani vengono impiegate da un impresario artistico napoletano di nome Gennaro Fiore (Gianni Ferreri). Alla madre non piace inizialmente il carattere volgare degli spettacoli, in cui le sue due figlie maggiori, Alessandra e Judith, fanno le ballerine, ma alla proposta di Gennaro di creare un trio di cantanti con la sorella minore accetta. La bravura delle ragazze suscita l’interesse di un impresario senza scrupoli Pier Maria Canapa Canapone (Giuseppe Battiston) che riesce a strappare a Gennaro le tre nonostante la diffidenza della madre. Presto il gruppo acquista notorietà, l’impresario guadagna soldi a palate e in Italia tutti ormai conoscono quello che si chiama Trio Lescano, cioè il cognome Leschan italianizzato. Visto il successo del trio il governo fascista interferisce, tentando di convincere le sorelle ad usare la loro popolarità per sostenere la propaganda del regime. Ma loro non sono interessate e presto sopraggiungono la sfiducia e le accuse. Il fascismo vara le leggi razziali e come gli altri ebrei italiani subiscono una progressiva emarginazione, preludio alle deportazioni. Il trio tiene nascosta la madre ebrea, cittadina straniera, e viene arrestato durante uno spettacolo in una Genova ormai occupata dai nazisti. Rilasciate quasi subito le tre ragazze sono però costrette a nascondersi con la madre e a subire la cancellazione dai programmi di radiodiffusione. Dopo la guerra, indebitate fino al collo, non riescono più a recuperare la gloria perduta in Italia e per questo scelgono di emigrare in Sudamerica, dove mietono ancora successo, ma con la piccola Kitty sostituita da Maria Bria. La più giovane delle Lescano preferisce infatti rimanere con il suo ragazzo in Italia, dove si sposano.

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NOTA DI REGIA

Scrive lo storico e giornalista Adriano Mazzoletti:

“Le Lescano rappresentarono per l’Italia di allora qualcosa di speciale. Quel sottile senso dello swing, quel modo di dividere la melodia così diverso da quello dei colleghi italiani, quelle voci quasi infantili ma accattivanti, l’esotismo del loro accento mitteleuropeo le fecero amare dal pubblico. Riascoltare oggi quei vecchi dischi non è solo commovente, ma fa provare ancora un piccolo brivido.”

Fare un film sulle Lescano, le ragazze dello swing italiano degli anni 30/40, è stata una scommessa non facile, soprattutto per la carenza d’informazioni reperibili sul loro conto nonostante storici e musicologi si prodighino tuttora nelle ricerche. Fra questi, colui che mi ha dato l’idea per proporre e realizzare questo progetto, Gabriele Eschenazi, che (per mestiere e per passione) ha cercato di colmare la lacuna raccogliendo tutto il materiale possibile per ricostruire, in un libro per Einaudi, la loro storia a partire dal ramo materno della famiglia, quello ebraico, sterminato quasi interamente ad Auschwitz.

Infatti in Italia ben pochi sanno che le Lescano, pur facendo parte della memoria nazional popolare della canzone, erano figlie di madre ebrea e che non erano nemmeno italiane bensì olandesi: Alexandra, Judith e Kitty Leschan. Ma per fare due serate di televisione non bastano poche informazioni, il più delle volte contraddittorie fra loro: occorre invece adattare la storia con  un pizzico di “libera immaginazione” a partire proprio da loro, le sorelle Lescano, nella realtà molto più modeste delle tre splendide ragazze, Andrea Osvart, Lotte Verbeek ed Elise Schaap, che le interpretano nel film, e danno vita alla leggenda.

E infatti il passaggio dalla realtà alla leggenda è breve: non a caso il grande regista americano John Ford  fa pronunciare una delle più famose battute mai scritte per il cinema al giornalista di “L’uomo che uccise Liberty Valance”: “Se la leggenda diventa realtà, stampa la leggenda”.

Con “Le ragazze dello swing” raccontiamo una leggenda, la “stampiamo“ sulla pellicola, la sveliamo e al tempo stesso mostriamo la realtà dell’epoca in cui il Trio Vocale Sorelle Lescano, consumò la sua veloce traiettoria artistica e personale. In poche parole, se le loro indimenticabili canzoni hanno dato, nel tempo, corpo a questa leggenda, in egual misura la drammatica epoca in cui sono vissute precede e da corpo alla realtà degli avvenimenti che scandiscono le loro esistenze. Le Lescano erano portatrici dei valori di quel mondo, erano le “mascotte” del regime, “le tre grazie del microfono” ma erano anche tre fanciulle come tante, con i loro turbamenti, gli amori e tutte le paure e le insicurezze che, nonostante fama e agi, si accompagnano a quell’età. Tutto il resto è lontano, quasi cancellato dal tempo…

Maurizio Zaccaro, settembre 2010  – copyright © Casanova Multimedia – riproduzione riservata.

A fil di rete

Giornata di sole con il trio Lescano

Di fronte alla pochezza della fiction italiana, le due puntate di «Le regine dello swing» sembrano una ventata di giovinezza narrativa, una giornata di sole nel clima plumbeo dell’agiografia, uno squarcio di luce gettato su una pila di vecchi giornali. Accontentiamoci: sulle canzoni degli Abba ci costruiscono un musical e un film; alla nostra tradizione canterina basta una miniserie. Protagoniste sono le tre sorelle olandesi, ex danzatrici acrobatiche, Alexandra, Judith e Kitty Leschan, costrette sotto il fascismo a italianizzare il cognome in Lescano (interpretate da Andrea Osvart, Lotte Verbeek e Elise Schaap).

Il trio diventerà una componente inconfondibile della colonna sonora degli anni Trenta e Quaranta con canzoni di successo come «Tuli-tuli-pan», «Maramao perché sei morto», «Ma le gambe», «Tornerai» e tanti altri. Dal libro che Gabriele Eschenazi ha dedicato alle vicende del trio, edito da Einaudi nel 2001, Maurizio Zaccaro (con lo stesso Eschenazi e Laura Ippoliti) ha tratto «Le ragazze dello swing», prodotto dalla Casanova Multimedia di Luca Barbareschi (Raiuno, lunedì e martedì, ore 21.10).

Le Lescano, che in origine si ispiravano alle Andrew Sisters, si dovettero misurare con eventi storici più grandi di loro. La loro madre era ebrea e questo le fece diventare oggetto di attenzioni poco benevole da parte del regime, che pure in un primo momento aveva cercato di associarle alla propria causa. Non si dichiararono mai fasciste e questo le mise in ulteriori difficoltà, tanto che furono accusate di trasmettere messaggi in codice al nemico con le loro canzoni. A parte certi toni fin troppo caricaturali o refrain narrativi abortiti sul nascere, «Le regine dello swing» si segnala per la sua suggestione evocativa, per il suo ritmo swingato, per la convincente interpretazione di Gianni Ferreri (il capo-comico Gennaro Fiore) e di Giuseppe Battiston (l’impresario torinese che le introduce all’Eiar).Aldo Grasso – Corriere della Sera
“La fiction ha ricostruito minuziosamente la vita delle Lescano”
Maria Bria

Maurizio Zaccaro (R) receives the jury prize as best director for “The Queens of Swing” (RaiFiction, Italy)  from Barry Hanson after the closing ceremony of the 2011 Monte Carlo Television Festival held at the Grimaldi Forum on June 10, 2011 in Monaco, Monaco.

IN LOVING MEMORY OF SYLVIA KRISTEL – ADIEU SYLVIA, MERCI’
Utrecht, 28 settembre 1952 – Amsterdam, 17 ottobre 2012

Sylvia Kristel, morta a 60 anni la scorsa notte ad Amsterdam, è stata al cinema Emmanuelle, ma Emmanuelle non era la Kristel, rimasta imprigionata dal successo del mito sessual-consumistico. Un film (10 anni di programmazione ininterrotta a Parigi, 16.000 biglietti staccati il primo giorno, totale 3.268.874 fan) e un romanzo (20 milioni di copie vendute) uscito con lo pseudonimo di Emmanuelle Arsan, come poi il sequel L’antivergine: era in realtà la consorte thailandese di un diplomatico. L’uscita nel ’74 del primo film (il totale per la Kristel, fu di 4 film e 8 fiction Emmanuelle) di quello che sarà un serial erotico-esotico oggi spesso ridicolo, contribuì ai salti in alto del comune senso del pudore. Emmanuelle, programmata fuori dal circuito a luci rosse, permetteva al pubblico borghese di godere della rivincita del sesso. Diciamo della Kristel, colpita da un cancro: nata olandese a Utrecht, nel 1952, bellissima, insinuante, gambe lunghe come le Kessler, eroticamente algida, fu la prima star per adulti senza riserve, immagine di un sogno sensuale glamour e patinato. Aveva provato, lo racconta nella sua autobiografia «Svestendo Emmanuelle», in prima persona a soli 9 anni il trauma di una violenza sessuale e a 14 vide il padre abbandonare la famiglia per un’altra donna. E dopo Emmanuelle, quando lo scandalo si placò e il convivente la abbandonò, la Kristel si diede all’alcol e alla droga, passando da un divo all’altro (Depardieu, Beatty, Ian McShane) finché nell’82 tornò in Olanda col fegato spappolato. Ma Emmanuelle aveva fatto la sua immagine e tutta la serie di quei film, anche quelli per la tv, fu obbligata per contratto e non per libera scelta a girarli. Addio marchese de Sade, siamo nell’industria del sogno levigato e Sylvia rappresentava l’eleganza di una donna abituata a muoversi in ambienti eleganti, mentre nel primo film ebbe come Pigmalione il grande attore spiritualista Alain Cuny (lo Steiner della Dolce vita) con cui ebbe pessimi rapporti. Mai dire mai: la Kristel era stata educata in un convento e forse per ripicca cercò il successo «proibito». Prima modella, vinse il concorso di Miss Europa, infine ecco il primo amore e un figlio, papà lo sceneggiatore Hugo Claus. Il raffinato fotografo parigino Just Jaeckin, al debutto in un genere che non tradirà con Histoire d’O, la scelse, dopo un provino in cui doveva solo dire «Je t’aime, je t’aime». Furono i primi sospiri di Emmanuelle, cui ne seguirono in 10 anni molti altri con la stessa eroina. Che le vampirizzò la carriera, spingendola a respingere d’ora in poi i ruoli da ninfomane, mentre l’indonesiana ma casareccia Laura Gemser le soffiava il copyright della sfacciata con la doppia emme. La nostra faceva sesso con misura e un certo disinteresse: il manifesto la vede seduta su una poltrona di vimini, tra pizzi, merletti e collane di perle, niente a che vedere con le ruspanti Mirande di Brass. Le sue avventure amorose avvengono in viaggio, spesso in aereo, le cui toilette vengono usate in modo improprio (la famosa scena di sesso fu vista da 60 milioni di persone e talvolta anche imitata), meta di luoghi esotici. La Kristel pensava però che fosse un erotismo apprezzato anche dalle donne. Esausta, tentò altre strade, si fa per dire, con L’amante di Lady Chatterley, sempre di Jaeckin, ma non riuscì mai a costruire una nuova verginità artistica. La si ricorda poi come oggetto delle fantasie di Montesano in Un amore in prima classe di Samperi e maestra di sesso in American college. Ma l’unico regista che di recente le ha offerto un’ottima possibilità, ripagata con talento, è stato Maurizio Zaccaro che l’ha voluta come madre del Trio Lescano in una bella fiction Rai, «Le ragazze dello swing», sua ultima apparizione, lontana dalla ginnastica soft core: ora era un’attrice.

Corriere della Sera – Maurizio Porro 19 ottobre 2012

LE RAGAZZE DELLO SWING – PRIMA PARTE – STREAMING RAI

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2c1e7aae-1e5d-4d8e-a2ac-8c80616940e3.html

LE RAGAZZE DELLO SWING – SECONDA PARTE  – STREAMING RAI

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-aeebed81-b015-42eb-9e97-3e668ecced4a.html

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 RADIO MONTECARLO:

http://www.radiomontecarlo.net/audio/24803/MAURIZIO-ZACCARO-Regista-della-miniserie-TV.html

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Un libro e una fiction ripercorrono l’epopea del celebre trio che creò la colonna sonora degli Anni 40. Erano sorelle olandesi di origine ebraica

 La vita è come un film, a volte. Prima scena: tre giovani donne consumano pasticcini e sorbiscono spumante insieme a un uomo che si chiama Umberto, è il Principe di Piemonte, adora ballare e lo fa con tutte e tre a turno, suggellando ogni volta il momento con un baciamano. Seconda scena: tre giovanissime acrobate si esibiscono nel loro numero. Sono esili, non belle e per nulla esuberanti: nulla a che vedere con l’ideale di donna sancito dal settimanale «Signorine grandi firme». Terza scena: buio. Nulla, se non un silenzio pesante. Dove sono sparite le tre sorelle?

Alexandra, Judith e Kitty Leschan nascono in Olanda fra il 1910 e il 1919. Non si sa esattamente dove, visto che vengono al mondo in un nomade circo. Il padre Alexander è un contorsionista ungherese costretto a riconvertirsi in clown da un incidente di percorso. È anche acrobata e saltatore: soprattutto nei letti, a giudicare dalle figlie che dissemina in giro. Poi un giorno sposa la diciottenne Eva De Leeuwe, circense cantante d’operetta: olandese ed ebrea, viene da una dinastia di umoristi, maghi, musicisti. Le loro tre figlie, avviate quasi in fasce a una carriera sotto il tendone, prenderanno la strada di artiste indipendenti. La madre è l’«eterno carabiniere» che le seguirà quasi ovunque e morirà a novantaquattro anni, mentre del padre si perdono le tracce.

È nel 1935 che le prime due sorelle Lescano sbarcano in Italia come «Sunday Sister», una coppia di acrobate che ha già girato tutta l’Europa. Poco dopo, fiutando una luminosa carriera che arriverà senza neanche dar loro il tempo di rendersene conto, mamma Eva richiama dall’Olanda anche la piccola Caterina, chiusa in collegio.

L’Italia fascista ha bisogno di musica. La radio sta entrando nelle case degli italiani. L’autarchia arresta ai confini del paese tutto quel che è straniero, compreso il jazz e tanti altri generi. «Non si può importare, ma si può imitare», spiega Gabriele Eschenazi autore del libro  Le regine dello swing. Il trio Lescano: una storia fra cronaca e costume in uscita per Einaudi (nonchè sceneggiatore della fiction televisiva dedicata al Trio di imminente programmazione). Il collettivismo spinto del regime, che esige massa d’urto e ha diffidenza d’ogni protagonismo che non sia quello del duce, non vuole voci soliste.

Così, il trio Lescano – che abita in una bella casa di via Artisti, a Torino, e si può persino permettere un automobile con tanto di autista – conquista il Paese: con quelle facce un poco stordite, gli occhi acquosi e i rotoli di capelli sulla fronte come dettava la moda (anzi, come dettavano loro tre). Le voci limpide, il ritmo swing che entra in testa e non esce più, le rime baciate infuse, forse, di una garbatissima ironia.  Maramao perché sei morto, Ciribiribin, Pippo non lo sa (che non piacque al regime, perché quel «quando passa ride tutta la città» sembrava scritto apposta per il gerarca Achille Starace), Tulipan (omaggio alla loro terra natìa) hanno varcato gli anni, la guerra, le generazioni. Ce le abbiamo ancora nelle orecchie, insomma.

La parabola di Alessandra, Giuditta e Caterina Lescano – così italianizzano i loro nomi, in nome dell’autarchia – è vertiginosa. Ma ben presto arrivano le leggi razziali. Le sorelle sono straniere, di padre non ebreo e troppo famose per essere stroncate brutalmente dalle obbrobriose disposizioni: ottengono uno status speciale che consente loro di continuare a cantare. Ma non senza preoccupazioni, soprattutto per mamma Eva (in Olanda la sua famiglia sarà sterminata). Nel novembre del 1943, dopo un’esibizione al Teatro Grattacielo di Genova, le sorelle Lescano vengono arrestate. Difficile dire quanto rimasero a Marassi e come ne uscirono per raggiungere fortunosamente la madre, in clandestinità a Valperga Caluso nel Canavese.

Finita la guerra nulla sarà più come prima: Caterinetta, la piccola, scalpita. Vuole metter su famiglia, condurre una vita «normale». Il trio si spacca. Quel che ne resta parte per il Sudamerica insieme a un surrogato della sorella mancante, una giovanissima Maria Bria che nei quattro anni di tournées sotto l’equatore sarà costretta a fingere di essere una Lescano. In quelle terre remote esce di scena anche Giuditta. Sandra tornerà invece in Italia al seguito di un marito, per non cantare mai più.

È una storia bellissima, avvincente e anche crudele, quella del trio Lescano. Una storia paradigmatica eppure ambigua. Rappresenta il nostro il paese e i suoi travagli, ma è misteriosa come gli sguardi persi delle sorelle, le loro peregrinazioni, la loro noncuranza delle radici. Le partenze che si susseguono senza ritorno, le bisticciate epocali. Gli impresari che le sfruttano, i mariti che le conquistano. Nessuna di loro ha avuto figli, e alla fine si sono perse anche fra loro, come i mulini a vento che tanti anni prima avevano «lasciati per questo cielo blu».

fonte : la stampa – ELENA LOEWENTHAL
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LE RAGAZZE DELLO SWING – THE QUEENS OF SWING

Regia

Maurizio Zaccaro

Soggetto

Maurizio Zaccaro, Laura Ippoliti, Gabriele Eschenazi

Sceneggiatura

Maurizio Zaccaro, Laura Ippoliti

Fotografia

Fabio Olmi. Bepi Caroli (fotografo di scena).

Montaggio

Babak Karimi

Scenografia

Marco Dentici

Costumi

Simonetta Leoncini

Musica originale

Fabrizio Palma, Teho Teardo

Suono

Marco Di Biase (fonico) e Adriano di Lorenzo (microfonista)

Operatore

Fabio Lanciotti (I assistente operatore), Davide Borsa (aiuto assistente operatore).

Trucco

Stefania Santinelli (Capo trucco). Paola Fracchia e Aurora Allegra (Truccatrici); Serena Gioia (Aiuto trucco); Francesca Buffarello (Seconda assistente); Gloria Cortigiani (Truccatrice aggiunta).

Aiuto regista

Lorenzo Molossi

Casting

Loredana Scaramella e Stefano Oddi. Sara Patti, Marcello Sesto e Luana Velliscig (Assistente casting).

Segretario di edizione

Katia Tanzilli

Altri credits

Franco Giannì (amministratore); Gianandrea Pacchieri (cassiere); Tommaso Giannì (aiuto cassiere). Stefano Masera (location manager); Arianna Trono (coordinatrice); Gianni Pace (segretario di produzione); Daniele Manca, Alberto Martin, Manuel Peluso e Simone Poletto (aiuto segretario di produzione). Livia Siciliano (Dialogue coach). Valerio Sacchetto (assistente video). Vladimiro Cecconi (attrezzista di scena); Claudio Villa e Riccardo Fassola (attrezzisti di preparazione); Paola Sforzini (pittrice); Veronica Gambacurta (assistente pittrice); Andrea Ullo (pittore di scena). Emanuela Naccarati (assistente costumista); Olivia Cutore (II assistente costumista); Sara Pantusa, Leonie Heys Cerchio, e Cristiana Fabris (sarte). Rosabella Russo (truccatore); Samuele Miccoli (capo parrucchiere); Elene De Nigris e Chantal Cecchini (assistenti capo parrucchiere). Sergio Dori (capo elettricista); Gino Stocchiero, Marco Pirino e Andrea Rostellato (elettricista). Giuseppe Petrignani (capo macchinista); Andrea Bertola (aiuto attrezzista); Andrea Trisolino e Andrea Italia (macchinisti). Gianfranco Martinoli (gruppista); Francesco Masello (autista macchinisti); Paolo Petino (autista camion Sartoria); Alfredo Cena (autista camper trucco); Diego Sestero (autista bicamper); Pasquale Baldassare e Alberto Acquarelli (autisti tricamper).

Interpreti

Andrea Osvart (Alexandra Leschan), Lotte Verbeek (Judith Leschan), Elise Schaap (Kitty Leschan), Giuseppe Battiston (Pier Maria Canapa Canapone), Sylvia Kristel (Eva de Leeuw), Federico Tolardo (Piero Rovelli), Gianni Ferreri (Gennaro Fiore), Sergio Assisi (Ernesto Parisi), Marco Imparato (Carlo), Maurizio Marchetti (Mario Ferrante), Alessandro Bertolucci (Giuseppe Funaro), Marina Massironi (Aldina), Beppe Rosso (Venezia), Alfonso Postiglione (CommissarioD’Elia), Giulio Cantello (Alvise), Giorgio Bongiovanni (Pippo Barzizza), Pierluigi Corallo (Mario Panzeri), Gualtiero Burzi (Gorni Kramer), Roberto Mantovani (Aharon De Leeuw), Tatiana Lepore (Adele De Leeuw), Kai Portman (Alexander Leschan), Harry Prinz (Ufficiale S.S.), Alessandro D’acrissa (Emilio Livi), Mario Brusa (Funzionario banca), Adolfo Fenoglio (Avvocato), Andrea Barattin (Albino Ballabio-Partigiano), Marco Viecca (Comandante partigiano), Piercarlo Gozzellino (Coreografo Teatro Regio), Franco Barbero (Parroco Mondovì), Enzo Giraldo (Funzionario Fascista), Lucia Gravante (Marisa Calenda giornalista), Daniela De Pellegrin (Signora-acquirente casa), Josè Luis Puertas (Presentatore argentino), Alessandro Lombardo (Trombettista), Gian Luca Gambino (Rabagliati).

Direttore di produzione

Mauro Maggioni

Ispettore di produzione

Francesco Pappalardo, Stefano Carbutti e Stefano Masera

Organizzatore generale

Antonio Stefanucci

Produttore

Luca Barbareschi. Mirco Da Lio e Paola Foffo (Produttori Rai)

Coproduttore

Rai Fiction

Produzione

Casanova Entertainment (Roma)

con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte

Distribuzione/Diffusione

Rai Fiction

Arredamento

Massimo Pauletto. Gretel Fatibene (assistente all’arredamento)

Assistente scenografo

Briseide Siciliano

Assistente alla regia

Paolo Bartoli. Elide Albertinotti (Secondo assistente alla regia).

On Air

Prima Tv: Rai 1, 27 e 28 settembre 2010 alle 21,10

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LES DEMOISEELLE DU SWING – le RAGAZZE DELLO SWING IL – TRIO LESCANO de Maurizio ZACCARO (Italie, 2010, 106’ / 104’)  Scenario: Maurizio ZACCARO, Laura IPPOLITI, Gabriele ESCHENAZI Production : CASANOVA MULTIMEDIA, RAI FICTION Distributeur : RAI

Avec : Lotte VERBEEK, Sylvia KRISTEL, Andrea OSVART, Elise SCHAAP, Giuseppe BATTISTON, Gianni FERRERI

Au milieu des années 30, l’Europe s’étourdit, le «swing» est à la mode et les groupes vocaux féminins fleurissent aux USA. C’est sur ce modèle qu’en pleine montée du fascisme un impresario italien a l’idée de former le trio vocal « Lescano », trois ravissantes sœurs qui deviennent très vite la coqueluche de tout un pays. Diffusion en octobre 2012 – HD

Nymphes d’Or au Festival de Télévision de Monte Carlo 2011 (Meilleure MiniSérie et Meilleures actrices pour Andrea Osvart, Elise Schaap et Lotte Verbeek)

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La maggior parte delle fotografie pubblicate in questo file sono di Bepi Caroli © Copyright Casanova Multimedia – Photo by Bepi Caroli. E’ vietato l’utilizzo, la riproduzione e la diffusione senza il permesso dell’autore. Le fotografie di Bepi Caroli sono tutelate dalla legge internazionale sul diritto d’autore Dlgs 154/97 e dalla legge 248/2000. All rights reserved.
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