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Davidiello:
Come si dice: se ci siamo noi non c’è la morte, ma se c’è la morte non ci siamo noi. Ho detto bene Professo’?

Pietro si occupa del recupero di ragazzi pluribocciati o che hanno abbandonato precocemente la scuola. In cuor suo vorrebbe solo far bene il suo mestiere di professore di italiano e restare nell’ombra. Ma c’è come un
mistero in questa sua ritrosia, una sorta di paura, un non detto difficile da capire.Ma l’aggressione subita da Luisa – la coordinatrice della scuola che viene punita perché ha sottratto una sua ex alunna alla prostituzione – e le insistenze di Manuela, sua compagna di lavoro e di vita, spingono Pietro, pur con disagio, a prendere su di sé quel ruolo, pur di dare inizio all’anno scolastico. Il suo compito è convincere i ragazzi dell’elenco a venire a scuola, pena l’abolizione definitiva del corso. Pietro usa ogni arma per raggiungere il suo scopo: dalle minacce a Teresa e
Toto, che vivono in stato di abbandono coi loro tre fratellini più piccoli e rischiano la chiusura in istituto, a Anna, che pretende l’aiuto di Pietro per scrivere un suo “romanzo”; dalla dolcezza accogliente con Lena, che non parla, al ricatto esplicito con Gennaro, che ha rubato e rischia la galera. Una determinazione che arriva fino alla volontà di dialogo con un camorrista, il ‘Pescecane’- pur di strappare alla strada Davidello, il figlio di un piccolo malavitoso morto in carcere. Alternando ironia, coraggio e capacità di mediare, alla fine Pietro riesce a
portare in classe l’intero gruppo e a guidarlo tra mille contraddizioni verso il diploma di terza media. Però…quando tutto sembra andare per il meglio, riaffiora dal passato di Pietro il mistero della sua vita, un evento tragico che ha segretamente segnato la sua
esistenza e il suo cuore…

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‘O PROFESSORE

regia
MAURIZIO ZACCARO
Aiuto regista
LORENZO MOLOSSI
soggetto
PAOLA TAVELLA
sceneggiatura
SANDRO PETRAGLIA
STEFANO RULLI

cast
SERGIO CASTELLITTO
LUISA RANIERI
DONATELLA FINOCCHIARO
PEPPE LANZETTA
ANTONIO CATANIA
RAFFAELLA ILICETO
SERGIO GRAMMATICO
PIETRA DI MONTECORVINO
GENNARO MIRTO
LUCA DI GENNARO
RAFFAELE VASSALLO
ALBERTO NESI
MARTINA RUSSO
ROSSELLA VERDE
ADA FEBBRAIO

fotografia
FABIO OLMI
scenografia
RENATO LORI
costumi
SIMONETTA LEONCINI
montaggio
LILLI LOMBARDI
organizzatore generale
PATRICK CARRARIN
prodotto da
ROBERTO SESSA
ENZO TARQUINI

Dietro le quinte

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Perché ” ‘O professore ”
Nelle tante storie scritte per il cinema e per la televisione non eravamo mai riusciti, per una ragione o per l’altra, a parlare di Napoli. Al rammarico per un film ‘mancato’ si sommava da tempo il desiderio di tornare a scrivere di un universo a noi particolarmente caro: il mondo della scuola, su cui siamo tornati tante volte, da “Mery per sempre”, a “La scuola”, da “Don Milani” a “Auguri professore” – un mondo che permette come pochi altri di raccontare, attraverso un microcosmo riconoscibile a tutti, le relazioni essenziali di una comunità e le sue trasformazioni. Ci interessavano in particolare quelle esperienze ‘di frontiera’ che in diversa maniera sono ormai diffuse nel mondo – dalle favelas brasiliane, alla banlieu parigina – là dove le scelte pedagogiche per il recupero scolastico dei ‘dispersi’ presentano caratteristiche abbastanza omogenee e hanno come punto di riferimento alcuni insegnanti in grado di coniugare nuovi modelli pedagogici e profonda sensibilità sociale in una dimensione di normalità che rifiuta ogni idea di santità o di eroismo.
Perciò quando Sergio Castellitto (che era rimasto suggestionato dalla lettura dell’intenso libro di Paola Tavella “Gli ultimi della classe”) ci ha chiesto di scrivere per lui una storia che avesse come protagonista un professore di una scuola ‘di frontiera’, ci è sembrato un po’ un segno del destino. Ora, a un anno di distanza, il copione è pronto e sarà Maurizio Zaccaro, con la sua sensibilità e la sua forza, a dare immagini e vita ai paesaggi metropolitani, ai volti e alle voci dei giovani, alla drammaticità e alla sfrontata vitalità delle loro esistenze. Noi, per parte nostra, abbiamo cercato di narrare un’esperienza scolastica ‘credibile’ nel contesto napoletano, descrivendo però destini, inquietudini, rabbie, disorientamenti e sogni, rintracciabili in ogni ‘periferia del mondo’: una parabola sulla dannazione sociale e la possibilità del riscatto.
Sandro Petraglia & Stefano Rulli

NOTA DI REGIA

“A Napoli, un ragazzino su cinque non va a scuola, non ha mai messo piede in una classe, non ha mai aperto un testo scolastico. Nella città partenopea esiste così un esercito di giovani invisibili, sia per le scuole che per le statistiche. Adolescenti che crescono nel disinteresse generale e che sempre più spesso alimentano i fenomeni di emarginazione sociale e di criminalità…”

Nel luglio del 2006, per la preparazione del film, sono partito alla volta di Napoli alla ricerca di questi “giovani fantasmi” per sapere, per capire, per conoscere qualcosa di più di quello che già stavo leggendo sull’argomento. Mi domandavo chi avrei incontrato, a chi avrei affidato la responsabilità, perché di questo alla fine si tratta, d’interpretare e rendere estremamente autentici i giovanissimi protagonisti della nostra storia. Con calma e pazienza, assistito da un valido gruppo di collaboratori locali, ho cominciato ad incontrare in una sala adiacente a Piazza del Gesù ragazzi e ragazze fra i dodici e i sedici anni; ma ad un certo punto, forse non trovando le risposte esatte a quello che stavo cercando, ho deciso di cambiare tattica e di virare verso rioni più problematici e poi ancora oltre, verso quelle periferie che stringono il cuore tanto sono abbandonate a sé stesse ma anche dove, i certi luoghi, gli abitanti hanno tenacemente riprodotto lo stesso mondo, lo stesso calore della Napoli più schietta e antica. Scampia, Ponticelli, Barra, San Giovanni, Portici… nomi che evocano violenza, sopraffazione, delitti efferati , luoghi di contaminazione e sottoccupazione assoluta che emanano però un fascino inquietante, così ben descritto nei libri di Beppe Lanzetta o Francesco Piccolo. Ovunque, abbiamo trovato massima ospitalità, disponibilità e collaborazione. Ci sono state aperte le porte di teatri, cinema, consigli di zona, scuole (perfino i cancelli del carcere minorile di Nisida) e il lavoro di casting è continuato così, da nomadi: un piccolo circo itinerante alla ricerca dei suoi artisti. E ovunque code di giovani in attesa sotto il sole battente d’agosto, moltitudini di madri smaniose per i loro figli o figlie, come e forse più di Maddalena Cecconi (La Magnani) in “Bellissima”. In questo modo, in prima persona, ho incontrato uno dopo l’altro più di tremila adolescenti. Ho ascoltato le loro storie, i loro sogni, ho sfiorato le loro malinconie e percepito inquietudini, tensioni ma anche l’orgoglio di chi, nonostante la giovanissima età non accetta di piegare la testa di fronte all’illegalità capillare che lo circonda. Mi sono chiesto più volte cosa ha spinto questi ragazzi a parlare, a confidarsi con uno sconosciuto, per giunta nemmeno napoletano. Poi all’improvviso uno di loro, un ragazzo di una comunità se ben ricordo, mi ha dato la più bella delle spiegazioni: “…e che ne saccio io…forse…forse la voglia di fare qualcosa di bello e d’importante in compagnia…succede così raramente qui…” Ecco, in quel “succede così raramente qui” è nato giorno, dopo giorno, incontro dopo incontro “O’ Professore” che, più che un film in due puntate per la televisione è il film di questi formidabili ragazzi ai quali va tutto il mio affetto e soprattutto il mio assoluto rispetto. Grazie a Gennaro, Martina, Ada, Raffaele, Rossella, Gianluca, Umberto, Noemi e tanti altri, grazie alla loro inesauribile pazienza e incrollabile volontà forse siamo davvero riusciti a fare qualcosa di bello e d’importante in compagnia. Infine un immenso grazie anche a Sergio, impareggiabile attore che non ha mai bisogno di recitare ma, più semplicemente, di essere. Non è una cosa da poco.

Maurizio Zaccaro

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LA CRITICA

Antonio Dipollina per Repubblica —> “L’ostinazione civile, sociale, umanitaria di O’ professore Sergio Castellitto è la stessa di decine di eroi positivi celebrati dalla fiction italiana. La maggior parte di loro erano preti: il professor Pietro non solo non lo è, ma ha anche un passato di vendicatore bombarolo, con omicidio annesso. Questo movimenta la miniserie di Canale 5 che ha diversi pregi e il difetto di essere perfettamente inscrivibile in un filone consolidato. Doveroso, è il termine per definire il lavoro di Maurizio Zaccaro(con Rulli&Petraglia in sceneggiatura) sull’avventura del Professore nella specialissima scuola napoletana che recupera i ragazzi sbandati. Se fosse possibile un’analisi scientifica in grado di garantirci che l’esposizione tv di questo tipo semina davvero il buon esempio, saremmo più tranquilli. Canale 5 ha scelto un momento di confine per mandarla in onda: non è ancora stagione, non è più vacanza. Conferendo così al prodotto un alone di scomodità per questa tv, per quanto lontano dal passo di Gomorra e delle nuove frontiere del racconto”.
Alessandra Comazzi per La Stampa —> “La Ranieri (che non è bella e basta, viso espressivo e qualche ruga intorno agli occhi portata con stile) e Castellitto, insegnanti, lavorano al recupero degli studenti che abbandonano. Si spendono, combattono contro la camorra, contro la burocrazia, contro la paura. Sapete, quel bell’impegno civile, quella sorta di laica santità, umanissima. Il racconto ti dà l’idea che non sarà il 5 in condotta a fermare le mani sui delinquenti della scuola. Bravissimi, commoventi, emozionanti i ragazzini che recitano”.
Mirella Poggialini per Avvenire —> “Castellitto è perfetto nel ruolo, con la sua espressività multiforme e inventiva, ma tutto il cast è ricco e ben coordinato, per delineare un affresco che si considera con simpatia ma anche con rabbia. Perchè il mondo del degrado è figlio dell’ignoranza e della violenza, degli istinti e del vizio, della soggezione al potere e della sete di denaro a ogni costo: e quella Napoli specchio del mondo, che i media ci offrono, assomiglia sempre più a quei quadri di Bosch in cui il male del vivere diventa ossessione e incubo. Ognuno dei protagonisti porta in sè la sua pena, il recupero appare un desiderio più che un concreto progetto: ma è nello spirito della scuola, quella vera, procedere sempre come se tutto fosse possibile”.
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Fra non molto, c’ è da giurarci, «’ O professore», miniserie in due puntate scritta dalla famosa coppia Rulli & Petraglia e diretta da Maurizio Zaccaro (Joi, Mediaset Premium, venerdì e sabato, ore 21), prenderà il posto di «Diario di un maestro» di Vittorio De Seta (1973), per anni vero cult dell’ istruzione democratica. Come il «Diario» era tratto dal romanzo «Un anno a Pietralata» di Albino Bernardini, così «’ O professore» è tratto da «Gli ultimi della classe» di Paola Tavella (Feltrinelli), che intreccia storie di ragazzi e di professori legati al progetto Chance, un esperimento fatto a Napoli per recuperare ragazzi perduti o espulsi dalla scuola normale e portarli alla licenza media. «’ O professore» si inserisce in quel filone realista (cineverità più che neorealismo) che di questi tempi sta animando la fiction italiana. Verrebbe da dire fiction d’ impegno, nel senso che tutti s’ impegnano, dimostrano buona volontà, come succede spesso a scuola con gli studenti meno vocati. «’ O professore» è salvato dalla regia, capace sia di descrivere la battaglia quotidiana per la sopravvivenza in un quartiere dominato dalla camorra e insidiato da ogni forma di corruzione sia di far recitare i ragazzi, imbrigliando a dovere gli eccessi di spontaneismo. Più difficile giudicare gli attori «veri»: Sergio Castelletto, insegnante di recupero e costretto a recuperare un suo passato non proprio limpido, mantiene lo sguardo paziente e socratico dell’educatore fino alla fine. Si capisce, oltremisura, che crede nell’insegnamento e nel riscatto sociale. Anche se a volte cede alla semiologia e improvvisa discorsi sui linguaggi. Sua moglie, Luisa Ranieri, è fin troppo carina per la parte e si fatica a credere che s’ immoli per la «dispersione scolastica». Quando la serie approderà su Canale 5 le discussioni non mancheranno.
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Una storia “contro”, sociale e politica, per raccontare Napoli
Marzia Gandolfi     * * * - -
Pietro Filodomini è insegnante di italiano presso la Maiello, una scuola “speciale”, un avamposto culturale nel cuore depresso e disperato di Napoli. Con l’aiuto di un corpo insegnante al femminile, Pietro recupera all’educazione scolastica trentasei adolescenti abbandonati dalle famiglie e dalle istituzioni. Determinato e ostinato, ‘o professore recupera porta a porta i suoi studenti, riscattandoli dalla prostituzione, dalla microcriminalità e dal reclutamento camorrista in cui si adopera Pescecane, un arrogante malavitoso.
Dal passato di Pietro riemerge però un episodio di violenza che lo costringe a testimoniare una verità dolorosa davanti alla legge e ai suoi ragazzi. La confessione e la presa di coscienza del professore diventano una rilevante esperienza pedagogica che trasformerà radicalmente la loro giovane esistenza.
I personaggi che abitano il cinema di Zaccaro sono quasi sempre “uomini perbene”, normali e soli a causa del loro irrinunciabile bisogno di giustizia. Pietro Filodomini non fa eccezione e avalla i precedenti cinematografici del regista milanese. Il professore di Zaccaro è un educatore in trincea che coordina un progetto educativo contro la dispersione scolastica e coltiva un sogno: portare trentasei ragazzi “abbandonati” nel ventre di Napoli alla licenza media. Se il Tortora di Leo Gullotta (Un uomo perbene) veniva schiacciato dalla giustizia, il Filodomini di Castellitto la pretende per i suoi ragazzi.
Lontano dall’essere un giustiziere alla James Belushi (Una classe violenta), il professore napoletano non risponde ai metodi camorristi e alle provocazioni dei suoi studenti con spranghe e coltelli. Lo scontro fisico e frontale e il dispiegamento di violenza della “scuola” hollywoodiana vengono mutuati dalla disponibilità all’ascolto, dalle idee e dalle indicazioni di vita. Il film focalizza pertanto la sua attenzione sulla drammatica dimensione della gioventù partenopea, mettendo in scena tutta la fatica di essere adolescenti in una città che non vuole (o non può?) disfarsi della spazzatura materiale e morale che ingombra i suoi vicoli e impedisce l’espressione personale dei suoi figli.
Napoli diventa nella trasposizione televisiva di Zaccaro un autentico laboratorio sociale, un luogo in cui discutere sulle forme della conoscenza (operando una decisa critica verso un “sapere” mafioso costituito), un luogo privilegiato in cui si confrontano la cultura umanistica e la sottocultura camorrista, una città in cui si sperimentano relazioni importanti, docente-discente, e altre rispetto a quelle malavitose profondamente radicate nei costumi locali.
L’educazione è il processo che permette di “tirare fuori” la conoscenza dall’individuo e la coscienza dell’individuo. Il professore del titolo è il compromesso tra struttura e istinto, tra lentezza burocratica e dinamismo criminale. Ma l’equilibrio non sembra essere una soluzione praticabile nella realtà partenopea. In questo punto preciso Zaccaro porta la sua opera da un piano sociale a quello politico. Sceglie così e di nuovo di raccontare una storia “contro”, coerente col suo cinema e la sua visione del mondo e della vita.
Tratto dal romanzo di Paola Tavella, “Gli ultimi della classe”, e sceneggiato dagli inseparabili RulliPetraglia‘O Professoreelude la retorica del buon maestro, macchiando col peccato l’immacolato “libro cuore” di Pietro Filodomini. Sergio Castellitto interpreta l’ordinario eroismo di un professore, smettendo questa volta il gesto istrionico e accordandosi alla struttura corale e debuttante dell’opera televisiva di Zaccaro. Gli otto protagonisti esordiscono efficacemente sul piccolo schermo, educati dall’autore allo spettacolo del mondo, invitati a “cogliere l’attimo” e a viverlo poeticamente.fonte: mymovies.it

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‘O Professore è liberamente tratto da:
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Le storie di questo libro sono vere, non sono inventate. Sono state scritte a Napoli, durante e dopo un anno scolastico trascorso al modulo Barra-San Giovanni del progetto Chance, dove un gruppo di sei insegnanti ha recuperato ventiquattro ragazzi perduti o espulsi dalla scuola normale e li ha portati fino alla licenza media.Gli ultimi della classe è stato un libro che, nel 2000, ha aperto la strada a una visione di Napoli non patetica, non rassegnata, non retorica. Ha affrontato il tema dell’abbandono scolastico con simpatia e severità. Dalla parte di continua a lavorare, con ordinario eroismo, per offrire ai bambini che vivono per strada, nelle sale giochi, nei bar, una scuola diversa da quella che li ha respinti e perduti. Ha raccontato le storie di quei ragazzi e di quegli insegnanti, della loro “scuola di strada”. Da alcuni episodi di questo libro Maurizio Zaccaro ha tratto il film per la tv, O’ professore, con Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Peppe Lanzetta.
anteprima libro:
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Attenzione: la maggior parte delle fotografie qui riprodotte sono di Paolo Porto e protette dalle leggi sul copyright internazionale © 2008
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