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2005 – MAFALDA DI SAVOIA ( The courage of a princess) tv movie 2 puntate

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Mafalda , secondogenita di Vittorio Emanuele III e di Elena di Savoia è una ragazza che sin dalla giovane età dimostra una grande sensibilità verso quanti non godono dei suoi stessi privilegi. Animata da una natura docile ma determinata, contro il volere del padre e della partitocrazia del momento, il 23 Settembre 1925 sposa il Principe tedesco luterano Filippo d’Assia (Johannes Brandrup). Il loro è un matrimonio d’amore e da questa unione nascono 4 figli. Nei primi anni tutto sembra procedere nel migliore dei modi, ma con l’avvento del nazismo, Filippo viene mandato in Germania al servizio di Hitler ed è costretto così a stare per lunghi periodi lontano dalla sua famiglia. Intanto Mafalda, che comincia a mostrare disapprovazione nei confronti della politica di Hitler e del suo alleato Mussolini, viene controllata dalla Gestapo. Sarà una richiesta del re suo padre, di intervenire a difesa del Montenegro, a mettere definitivamente Mafalda in pericolo, trasformandola agli occhi dei nazisti in una traditrice. Viene così attirata in una trappola dalle SS e catturata…destinazione: il lager di Buchenwald. Neppure l’amore di Filippo ed il suo estremo tentativo di portarla via da quel luogo di morte però, potrà salvarla.

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The story of Mafalda is like the one of Cinderella, just the other way round. The dramatic real story of a Italian princess, born and raised in the comforts of a golden court, who will be forced by war to share the fate of ordinary people in a concentration camp. Mafalda di Savoia was chosen to represent the decline of nobility and the errors of war, which separate and destroy even noble families. Mafalda is a victim of political strategies that overlook her, and her tragic death shows the levelling power of war, that forces poor and rich alike to share the same destiny.

DISPONIBILE INTEGRALMENTE ON-DEMAND SU INFINITY – http://www.infinitytv.it/

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American/English Trailer

http://www.mediasetdistribution.com/finished/releases/detail.php?id=901

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regia
MAURIZIO ZACCARO
Aiuto regista
GISELLA GOBBI
FLORINA PETRESCU
soggetto e sceneggiatura
MASSIMO DE RITA, MARIO FALCONE
con la collaborazione di
MAURIZIO ZACCARO
cast
STEFANIA ROCCA
JOHANNES BRANDRUP
HARY PRINZ
FRANCO CASTELLANO
AMANDA SANDRELLI
CLOTILDE COUREAU
GISELLA BURINATO
REGINA ORIOLI
ALESSANDRO MIZZI
ANDREJ ARADITZ
CIPRIAN BALTOIU
MICHAEL BRANDNER
FABIO BUSSOTTI
SERGIO GRAMMATICO
MIHAI CALIN
VICTORIA COCIAS
CARLO DOGLIANI
TINA ENGEL
HANS PETER HALLWACHS
ADOLFO FENOGLIO
EMANUELE FORTUNATI
CHRISTO JIVKOV
JOSHUA KARMANN
ADINA RAPITEANU
MADDALENA ZACCARO
RODICA LAZAR
SILVIU OLTEAN
SILVIA AJELLI

fotografia
FABIO OLMI
scenografia
MARCO DENTICI
arredamento
STEFANIA VIGNA
costumi
SIMONETTA LEONCINI
organizzazione generale
ANTONIO DE SIMONE GOLLUSCIO
prodotto da
ANGELO RIZZOLI

Premio Ennio Flaiano 2006 miglior attrice protagonista a Stefania Rocca. Premio Chioma di Berenice 2006 miglior scenografia a Marco Dentici e al miglior arredamento a Stefania Vigna.

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PRESSBOOK “MAFALDA DI SAVOIA”, A QUESTO LINK:

http://www.mediaset.it/gruppomediaset/bin/77.$plit/cartella_stampa_mafalda_savoia_25_11_06.pdf

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Prima parte

E’ il 24 agosto 1944, quando gli aerei alleati bombardano il campo di sterminio nazista di Buchenwald. La principessa Mafalda di Savoia (Stefania Rocca), una delle figlie del re d’Italia Vittorio Emanuele III, sposa del principe tedesco Filippo d’Assia (Johannes Brandrup), viene ferita. Ricoverata in condizioni gravissime, la donna inizia a ricordare alcuni episodi del suo passato.

La gioventù dorata, la complicità con la sorella Giovanna (Clotilde Courau), detta Giogiò, la storia d’amore segreta col bel Filippo d’Assia. Una relazione clandestina la loro a causa dell’ostilità del Santo Padre e di Mussolini (Claudio Spadaio) nei confronti dell’unione fra una principessa italiana e un nobile tedesco di religione protestante, discendente di una casata di nota tradizione luterana. Eppure Muti -così è chiamata in casa Mafalda- riesce a spuntarla con il burbero padre contrario alla sua storia d’amore. Sposa Filippo e si trasferisce in Germania dove nasceranno i primi due figli, Maurizio ed Enrico. Mafalda ama molto suo marito ma soffre delle sue continue assenze e del suo coinvolgimento nel nascente regime nazista.

Nonostante l’isolamento ed una polmonite quasi mortale, la bella e fiera principessa italiana dà alla luce un terzo figlio, Ottone.

Nel maggio del 1938 la coppia è costretta ad accompagnare Hitler in viaggio a Roma. La principessa, che non ha grandi simpatie per il Fuhrer non esita a dimostrarlo e attira l’attenzione del gerarca Goering, amico di suo marito, e del maggiore Karl Rudiger (Hary Prinz) che mostra nei suoi confronti una morbosa attrazione. Dopo questi primi screzi con il regime nazista, Goering la tenere sotto controllo da Karl Rudiger.

Una volta scoppiata la guerra, il re Vittorio Emanuele III commette un errore di valutazione e coinvolge sua figlia in una delicata missione diplomatica volta a convincere il cugino, Michele Petrovic, a commettere delle azioni contro la Germania. La Gestapo documenta l’incontro e, per ritorsione, Filippo viene trasferito e Mafalda viene considerata un’avversaria del regime da controllare strettamente.

Dopo pochi mesi, in pieno del conflitto mondiale, Mafalda decide di raggiungere la sorella Giovanna per i funerali del marito, re Boris di Bulgaria, apparentemente avvelenato dai nazisti per la sua opposizione al Fuhrer.

Durante il suo viaggio viene firmato l’armistizio dell’8 settembre 1943: i regnanti italiani fuggono a Brindisi ma Mafalda vuole comunque tornare a Roma, nonostante l’avvertimento della regina di Romania che le consiglia di evitare la capitale.

Dopo aver salutato i suoi quattro figli (l’ultima è la piccola Elisabetta), al sicuro in Vaticano, Mafalda viene attirata con l’inganno nell’ambasciata tedesca e arrestata da Kappler (Dirk Plönissen).

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Seconda parte

Mafalda viene trasferita nel lager di Buchenwald e qui internata sotto il falso nome di Frau Von Weber. Il colonnello Karl Rudiger, l’uomo di fiducia di Goering, è incaricato di controllare la principessa e di ottenere informazioni da lei. Rudiger interroga la principessa sull’armistizio firmato da suo padre, valso ai Savoia l’accusa di alto tradimento del regime nazista e la condanna a morte. Mafalda, che non è neanche stata avvertita dai genitori, ammette che lei è la prima ad essere stata tradita.

Filippo, intanto, per ordine del Fuhrer è prigioniero in una villa delle SS e lì viene a sapere che la moglie è stata arrestata ma nessuno sa dove sia.

La principessa non riesce a tener testa alla terribile realtà del campo: nonostante le cure di un’internata messa a suo servizio da Rudiger, Maria (Gisella Burinato), Mafalda cade in depressione e si rifiuta di mangiare. Deperisce talmente da attirare l’attenzione del medico italiano Carlo Maggi (Franco Castellano) che la cura, nonostante il feroce disprezzo per la monarchia che nutre in cuor suo. Purtroppo molti altri prigionieri italiani riversano sulla donna il loro odio per la propria condizione e per la famiglia reale che lei rappresenta. Mafalda reagisce solo di fronte al dolore di una ragazzina, Miriam (Adina Ripitean), la cui madre viene uccisa sotto i suoi occhi.

La protegge e la cura come fosse una dei suoi figli.

Intanto Filippo l’ha rintracciata ed è riuscito a portarla fuori dal campo. Rudiger li insegue, fa arrestare il principe e internare Mafalda, declassata al ruolo di una qualsiasi deportata. Nella baracca comune la principessa ritrova la piccola Miriam e, a questo punto, la solidarietà dei prigionieri politici italiani che imparano ad apprezzarne l’intransigenza. Mafalda rifiuta di firmare una dichiarazione che condannerebbe suo marito, ostaggio di Rudiger, che si diverte a giocare con la vita del principe, anche se alla fine è costretto a rilasciarlo.

Mafalda mostra, ancora una volta il suo coraggio, quando si assume la responsabilità di un tentativo di fuga di cui non sapeva nulla. In questo modo cerca di salvare, invano, i soldati che stanno per essere fucilati per la stessa fuga.

Intanto la supplica di Filippo al vecchio amico Goering non serve: il gerarca gli fa capire che per Mafalda la sorte è segnata. Quando Buchenwald è bombardata e la principessa ferita, il dottor Maggi viene sostituito da un suo collega tedesco che, per ordine di Berlino, uccide Mafalda con un’operazione lunga e complessa. Rudiger, che ha cercato di salvarla, si suicida. La compagna di baracca della donna scriverà una lettera ai figli sulle ultime ore della principessa…

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Rocca: per Mafalda di Savoia ho pianto davvero nel lager

ROMA – «Quando mi hanno proposto di interpretare Mafalda di Savoia, sono rimasta perplessa: non sapevo niente di lei» racconta Stefania Rocca «Ho scoperto che non esiste quasi niente, a parte il libro di Cristina Siccardi sul quale è basata la nostra fiction. Niente, o quasi, sul suo carattere, la sua personalità. Perciò sono rimasta ancora più colpita quando ho letto la frase che disse ai compagni di prigionia italiani prima di morire: “Ricordatemi non come una principessa ma come una sorella”. Da lì ho ricostruito la “mia” Mafalda: allegra, amante della musica, romantica, testarda e non formale». Ed è il ritratto una donna vera, quello proposto nel film di Maurizio Zaccaro (in onda domani e mercoledì su Canale 5), interpretato oltre che dalla Rocca, da Franco Castellano, Johannes Brandrup, Clotilde Courau (la moglie di Emanuele Filiberto di Savoia interpreta Giovanna di Savoia), Regina Orioli e Amanda Sandrelli. La Rocca vede Mafalda di Savoia come una principessa lontana dalle favole: trascorrerà l’ ultima parte della vita nel lager di Buchenwald, dove morì nel 1944, a 41 anni, in seguito al bombardamento degli alleati. «Questa donna così “normale”» racconta l’ attrice «ci insegna che c’ è sempre qualcuno che paga per gli errori degli altri. Mafalda era un misto di coraggio e umiltà. Si ritrovò nel lager di Buchenwald, scioccata perché non capiva il motivo della deportazione, ma non smise mai di sperare che venissero a liberarla. Ho pianto mentre recitavo nelle baracche. Sembrava vero. è stato ricostruito tutto nei minimi dettagli. Ho provato un’ angoscia fortissima che mi ha preso al cuore e, alla fine, sono scoppiata a piangere. Siamo abituati a leggere dei campi di concentramento, ma sul set ho vissuto un’ esperienza tremenda». Prodotta da Angelo Rizzoli, scritta da Massimo De Rita e Mario Falcone, la fiction prende il via nell’ agosto 1944 quando Mafalda, internata a Buchenwald da quasi un anno, viene ferita durante un bombardamento. Ricoverata in condizioni disperate nel bordello del campo, inizia a ricordare la sua vita. A partire dalla sala da ballo in cui aveva conosciuto l’ uomo che, a dispetto di tutti, sarebbe diventato suo marito e il padre dei suoi quattro figli: Filippo d’ Assia Kassel. Luterano e lontano dalle strategie matrimoniali utili alla casata, Filippo non era visto di buon occhio dal re d’ Italia Vittorio Emanuele III. Nel ’43 gli eventi precipitano: il Duce viene destituito; il 7 settembre Mafalda riparte da Sofia, dov’ era andata a trovare la sorella Giovanna che assisteva il marito Boris in coma; l’ 8 è a Budapest, il 9 forse qualcuno la informa di ciò che sta accadendo e si appresta a prendere un aereo. L’ aeroporto è già in mano ai tedeschi. Con mezzi di fortuna raggiunge Roma e fa appena in tempo a rivedere i figli; il giorno dopo Kappler la convoca al comando tedesco, per l’ arrivo di una telefonata del marito dalla Germania. Una trappola: arrestata, viene deportata nel lager di Buchenwald, dove è rinchiusa nella baracca numero 15 sotto falso nome (frau von Weber). Al contrario di molte principesse, tiene saldamente in mano la sua vita. Ed è questo tratto di Mafalda ad aver affascinato Stefania Rocca: «Siamo entrambe testarde». L’ attrice (protagonista di Commedia sexy di D’ Alatri accanto a Bonolis) sta girando con Giorgio Pasotti Voce del verbo amore: «Mi sono divertita in tutti e due i film: sono commedie, dopo Mafalda avevo bisogno di ridere».

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Maria Gabriella: da mia zia una lezione di coraggio e umiltà

«Zia Mafalda ha pagato per tutti… È stata un capro espiatorio. La sua morte tragica, in un campo di concentramento nazista bombardato dagli alleati angloamericani, dopo un anno di prigionia, è una grande lezione di coraggio e di umiltà. È finita come milioni di altri poveri innocenti, umiliata e uccisa. A nulla le è servito essere la figlia di un re, Vittorio Emanuele III. Anzi. La sua vicenda umana illumina la nostra dinastia. Noi abbiamo una storia lunga mille anni, segnata da tante amarezze e da grandi dolori. Rivedendo il film, mi sono domandata se noi eredi saremo mai all’ altezza di un così grande coraggio e di una così alta dignità… E quello che è successo negli ultimi anni mi rattrista profondamente. Penso, in queste ore, a mio padre Umberto, così legato alla sorella più vicina, quella Muti – il soprannome di Mafalda – che lo chiamava Beppo. Penso a mia nonna Elena, una donna generosa e forte, che seppe solo alla radio, molti mesi dopo, che la figlia era morta sotto le bombe, a Buchenwald». I ricordi personali e familiari di Maria Gabriella di Savoia si intrecciano con la tragedia della Seconda guerra mondiale. La principessa, consulente del film televisivo interpretato da Stefania Rocca, è entusiasta della protagonista: «Una bella persona, un’ attrice molto brava: ha capito il ruolo e dev’ esserle piaciuto molto. La vera Mafalda era una donna molto magra e molto piccola, pesava solo 50 chili. Aveva avuto il tifo da bambina ed era nata con problemi alle gambe. Mia madre, Maria Josè, una donna certamente non di carattere facile, la descriveva come una cognata carina e affettuosa, una ragazza serena, allegra e scherzosa. Amavano la musica, viaggiavano insieme e passavano le vacanze in Sardegna. La zia aveva conosciuto il marito, il principe tedesco Filippo d’ Assia, dopo un lungo corteggiamento. Si erano incontrati la prima volta all’ Opera di Roma, lei nel palco reale in alto, lui in platea. Un flirt muto. Il gioco degli sguardi e dei sorrisi li aveva uniti, ma la religione li divideva. Lei cattolica, lui luterano». «Mio nonno, il re, in principio era contrario. Lei, intanto, per amore aveva imparato il tedesco. Alla fine, Vittorio Emanuele acconsentì alle nozze – celebrate nel 1925 – e regalò alla sposa la residenza romana di villa Polissena, un casale ai Parioli dove hanno poi abitato gli Assia e oggi risiede Mafalda junior con la sua famiglia. «Filippo e Mafalda ebbero quattro figli: Otto, Enrico, Maurizio ed Elisabetta. Zio Filippo, ufficiale dell’ esercito prussiano, in principio aveva creduto in Hitler ed era entrato nelle SS. Come tanti, in Germania, dopo l’ umiliazione della Prima guerra mondiale, cercavano una riscossa… La stessa cosa avveniva in Italia, con Mussolini». Maria Gabriella si ferma un attimo nel racconto. Vuole spiegare, descrivere i fatti e le scelte di allora, non certo giustificarle. «Mia madre, per tutta la sua lunga vita, non si stancò mai di ripeterlo: i Savoia dovevano rompere prima con Hitler. Aveva ragione, assolutamente». Nell’ estate del 1943, dopo la destituzione del Duce e la fuga dei regnanti Vittorio Emanuele ed Elena verso Brindisi, l’ esercito resta senza ordini. L’ Italia è nel caos. Mafalda di Savoia, alla fine di agosto, era partita per Sofia. Andava ad assistere la sorella Giovanna, il cui marito, re Boris di Bulgaria, era in coma, «probabilmente avvelenato da Hitler per non essersi schierato con lui», spiega Maria Gabriella. «Zio Boris si era ripreso, ma poi dopo tre giorni non ce l’ ha fatta, è morto. Il suo corpo è stato poi disperso, si salvò soltanto il cuore, è conservato nel monastero di Rila. Il fratello Cirillo, nominato reggente, fu linciato. Giovanna e i suoi figli dovevano essere giustiziati dai comunisti, ma… era ancora troppo vicino l’ eccidio della famiglia dello zar e furono risparmiati. Partirono per Istanbul in treno e riuscirono a salvarsi. Mafalda partì per la Romania, poi arrivò a Bari e infine a Roma. Riuscì a rivedere i figli. In settembre, fu convocata all’ ambasciata tedesca da Kappler. Lui le aveva promesso che avrebbe potuto telefonare al marito dal suo ufficio. Era una trappola. Fu arrestata e finì in campo di concentramento». Della tragedia di Mafalda, i Savoia non parlavano volentieri. Pesava, su tutti loro, il senso di colpa. «Mio padre al solo sentirla nominare intristiva e si chiudeva. Mia nonna Elena, anche lei sentiva il peso del ricordo e del cataclisma che aveva sconvolto la nostra famiglia. Due anni prima di morire, nell’ estate del 1950, a cap d’ Antibes, volle riunire tutti i nipoti, diciotto, e regalarci un’ estate serena. Sulla spiaggia, imparammo a conoscerci fra cugini. La ex regina ci regalava qualche soldo, ci permetteva tutto, andavamo sui pony, cantavamo, lei ci faceva ridere insegnandoci canzoncine e marcette ottocentesche tipo: “Evviva! Carlo Alberto, con tutti i suoi soldati…” e ballavamo insieme». E oggi? Non è forse arrivato il momento di una riconciliazione familiare? La principessa bionda sospira, sorride, sa che forse toccherebbe a lei rimettere insieme i pezzi della dinastia, ma ci lasciamo con una mezza promessa: «Forse, dovremmo… essere tutti un po’ più degni della nostra tradizione».

Palombelli Barbara

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Księżniczka Mafalda di Savoia

Dramatyczna, przejmująca historia życia włoskiej księżniczki, Mafaldy di Savoia, drugiej córki króla Wiktora Emanuela III. Mafalda, kobieta szlachetna, wrażliwa na ludzką krzywdę i zdecydowana w poglądach, już w młodości wykazywała się hartem ducha i niezależnością. Wbrew woli ojca poślubia miłość swojego życia, niemieckiego księcia. Szczęście rodzinne, czego owocem są narodziny czwórki dzieci, zostaje przerwane przez wybuch II wojny światowej. Mafalda, która nie ukrywa krytycznego stosunku do reżimu Hitlera, szybko staje się przedmiotem zainteresowania SS. W wyniku tragicznego splotu okoliczności bohaterska włoska księżniczka zostaje ostatecznie pojmana przez faszystowskie SS i osadzona w obozie zagłady w Buchenwaldzie. Tutaj pomaga współwięźniarkom, wykazując się wielką odwagą i dobrocią, sprzeciwiając się złowrogiemu, wyzutemu z uczuć Karlowi Rüdigerowi, komendantowi obozu.

 Obraz Maurizio Zaccaro ukazuje losy włoskiej arystokratki, kobiety odważnej i szlachetnej, której nieugięta postawa wobec dramatycznych wydarzeń nadal wzbudza podziw. Mafalda, ciężko chora wskutek ran odniesionych podczas bombardowania obozu, wspomina swoje życie. Seria retrospekcji przybliża nam najważniejsze chwile, te szczęśliwe i te ponure, naznaczone piętnem wojny i wszechobecnego faszyzmu.

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Mafalda di Savoia nasce a Roma. Figlia di Vittorio Emanuele III e di Elena di Montenegro, sposa dal 1925 di Filippo d’Assia-Kassel. Invisa al nazismo, sospettata da Hitler e indicata da Goebbles nel suo diario come ‘’animale intrigantè’, Mafalda è arrestata da Kappler a Roma il 22 settembre 1943. Tradotta in Germania con un inganno, dopo tre settimana di prigionia, la principessa Savoia viene deportata, il 18 ottobre 1943, a Buchenwald e internata con il falso nome di Frau von Weber. Qui muore il 28 agosto 1944.

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ricordando Angelo Rizzoli, produttore
ricordando Margareta Von Krauss, nel film Regina Elena di Montenegro
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