photo © Adolfo Franzò

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Nell’Italia bigotta della fine degli anni ’30, Antonio Magnano, un giovane sensibile e di rara bellezza, noto a Catania per la sua fama di “Sciupafemmine” un giorno scopre di essere impotente, scoperta terribile che sconvolge la sua vita. Dall’omonimo capolavoro di Vitaliano Brancati.

regia
MAURIZIO ZACCARO
Aiuto regista
ROBERTO TATTI
soggetto e sceneggiatura
GIUSEPPE BADALUCCO
NICOLA BADALUCCO
FRANCA DE ANGELIS

cast
DANIELE LIOTTI
NICOLE GRIMAUDO
LEO GULLOTTA
ANNA MALVICA
LUCIA SARDO
MARCELLO PERRACCHIO
LUIGI MARIA BURRUANO
DAVID COCO
FRANZ CANTALUPO

fotografia
FABIO OLMI
scenografia
LORENZO BARALDI
arredamento
LAURA CASALINI
costumi
LILIANA SOTIRA
montaggio
LILLI LOMBARDI
musiche
GIOVANNI SOLLIMA
organizzazione generale
ANTONIO DESIMONE GOLLUSCIO
prodotto da
ANGELO RIZZOLI

“Golden Chest” Best Tv Movie 2006 al Tv I.F.F. di Plovdiv, Bulgaria. Finalista 2006 al Tv I.F.F. di Reims, Francia.

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Attenzione: le fotografie qui riprodotte sono inedite e protette dalle leggi sul copyright internazionale.

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Su RaiUno la miniserie in due puntate tratta da Brancati
Nel 1960 il celebre film con Mastroianni e Claudia Cardinale


Il bell’Antonio 45 anni dopo
Liotti: “Ma io non sono Marcello”


Diretto da Maurizio Zaccaro, è il primo della serie “Grandi Romanzi”
Saccà: “Un progetto editoriale di memoria condivisa e appartenenza”


ROMA – Con Marcello non c’è confronto, inutile cercarlo, Daniele Liotti non ci pensa nemmeno. E il “suo” Antonio Magnano, protagonista del film in due puntate di RaiUno Il bell’Antonio, l’attore l’ha portato sul piccolo schermo “con la mia anima, il mio regista, la mia interpretazione. Mi lusinga interpretare un ruolo che è stato di Mastroianni – dice – ma penso che sia impossibile fare dei paragoni”. E’ un altro film, Il bell’Antonio che va in onda sulla rete ammiraglia Rai lunedì 21 e martedì 22 marzo alle 21, rispetto a quello celebre del 1960, diretto da Mauro Bolognini, con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale.

“Sono due prodotti diversi – spiega il direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, durante la presentazione della miniserie a Roma – il film del 1960 è più pessimista, il nostro è più aperto alla speranza. L’unico ‘tradimento è nel finale – aggiunge il produttore Angelo Rizzoli – il libro è stato scritto nel 1945, quando era difficile vedere un futuro per l’Italia, che, invece, si è risollevata. Anche Antonio cade, ma poi si rialza”.
Nel film, Daniele Liotti è quell’Antonio Magnano, studente a Roma, del quale a Catania si favoleggia: sul “continente” prestazioni mirabolanti e infallibili doti di seduttore. Completati gli studi, Antonio torna in Sicilia, si innamora di Barbara Puglisi (nel film, l’attrice Nicole Grimaudo), la sposa. Ma una desolante serie di defaillance sessuali smentisce la vulgata.
Come in Brancati, dramma e comicità si alternano nel ritrarre la società borghese della provincia siciliana degli anni Trenta-Quaranta, e quel gallismo al quale il Ventennio aveva restituito dignità. Si ride delle altrui disgrazie, come quando la zitella (Tiziana Lodato), eternamente innamorata di Antonio, non si rassegna alle di lui nozze e profetizza un’unione infelice. O quando Alfio, il padre di Antonio (Luigi Maria Burruano), elogia il figlio sotto l’occhio amorevole di zio Ermenegildo (Leo Gullotta).

Però poi c’è il dramma, e la disperazione che disintegra una coppia innamorata. L’infelice Barbara che sposa il ricco duca di Bronte e risponde ai richiami del senso materno, e Antonio che si libera delle sue paure e (a differenza di come invece si chiude il romanzo) ritrova passione e serenità accanto a un’altra donna, Julia (Andrea Klara Oscart).
Quelle di Antonio sono diverse impotenze, dice Liotti. “Quella di fronte al dolore che prova per Barbara, che ama e che non riesce a rendere felice. E poi quella nei confronti del padre, tipico ‘gallo di provincia’ degli anni Trenta. Infine – continua il protagonista del film – l’impotenza sessuale di fronte ad una società che considera gli uomini malati come stracci da piedi, come scrive Brancati”.
Il bell’Antonio è il primo di una serie di film, dieci in tutto, da completare nell’arco di cinque anni, della collezione di tv movie sui grandi romanzi italiani del Novecento, realizzata per Rai Fiction da Angelo Rizzoli. Una serie, ha detto Saccà, “che si unisce e completa quel più generale progetto editoriale di memoria condivisa che con fiction come le prossime, dedicate a Cefalonia, De Gasperi, Edda Ciano, Meucci e altre si sta costruendo da alcuni anni. Vogliamo continuare a rendere amabile il gusto di questo paese, e dare un senso di appartenenza”. Il prossimo film sarà Le ragazze di San Frediano di Pratolini, poi seguirà La provinciale di Moravia.
(20 marzo 2005)

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INTERVISTA A DANIELE LIOTTI 

Daniele Liotti sarà nella prossima stagione televisiva Antonio Magnano, il protagonista de “Il Bell’ Antonio”.  In sei settimane di riprese a Catania e due dal 4 dicembre a Roma, il regista Maurizio Zaccaro sta realizzando l’edizione televisiva dell’indimenticabile libro di Vitaliano Brancati, scritto nel 1949 ma ambientato a Catania nel 1936 dove, a elementi drammatici si aggiungono elementi comici ispirati ad una lucida satira della politica e dell’ erotismo di quel tempo. Dal libro fu tratto un film nel 1960 diretto da Mauro Bolognini e interpretato da Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale.

D.Teme il confronto con il grande Marcello Mastroianni?
R.”Io faccio il mio Bell’Antonio con la mia anima, il mio regista, Maurizio Zaccaro, la mia interpretazione. Mi lusinga interpretare un ruolo che e’ stato di Mastroianni ma penso che sia impossibile fare dei paragoni sia artistici e professionali che umani. Forse i cinefili, quelli che pretendono di trovare delle somiglianze ovunque, alla fine troveranno qualcosa che accomuna il grande Marcello e me, ma il periodo storico in cui ha lavorato Mastroianni e quello attuale in cui lavoro io sono completamente diversi. Soprattutto e’ completamente diverso lo star system. Negli anni 60-70 lo star system era al servizio del grande attore. Ora non e’ piu’ cosi.”

D. Daniele Liotti, che cosa l’ ha conquistata del bel libro di Brancati e soprattutto della sceneggiatura televisiva?
R. “Non avevo letto il libro prima e quando mi hanno offerto questo ruolo mi sono precipitato a farlo. Me ne sono innamorato a prima vista. Antonio e’ un uomo vittima del contesto e degli anni gretti in cui vive. Lui e’ al disopra di tutto e per protestare contro la piccineria di quella retriva societa’ catanese non gli rimane che rifugiarsi in quella sorta di impotenza psicologica. E’ un testo bellissimo cosi’ come la sceneggiatura che e’ rimasta molto fedele al romanzo.”.

D. Nel romanzo, se ricordo bene, si ride amaramente. Si ride dei difetti altrui. E’ cosi’ anche nella fiction?
R. “E’ una commedia amara che sfocia in un dramma: quando si scopre il pentolone che ammanta la facciata viene fuori quel gallismo, quel machismo, quell’odiosa prevaricazione sulla donna, tipiche di quegli anni e, al di la’ del vapore e del fumo, non c’e’ altro. Antonio e’ diverso, approfondisce altri lati dell’ essere umano. E’ un uomo sensibile, e’ profondo. Non viene capito ma continua a lottare, il disonore non lo intacca. Anche nella fiction si ride molto, soprattutto per la messa in ridicolo di certi caratteri retrivi, antiquati.”

D. Lo sceneggiato e’ completamente fedele al libro?
R. Per le date e l’ ambientazione e’ totalmentete fedele al libro. Forse ci sara’ qualche cambiamento nel finale per renderlo piu’ televisivo. Ma ci stiamo pensando non sappiamo se lo faremo.

D. Quando le hanno offerto questo ruolo quale e’ stato il suo primo impulso?
R. “Mi sono guardato alla specchio e mi sono detto: “Daniele non fare cose piu’ grandi di te”. Poi ho letto la sceneggiatura e me ne sono innamorato. Io, quando faccio delle scelte, le faccio sempre con lo stomaco mai con la testa.”

D. C’e’ qualcosa in comune tra lei e Antonio?
R. “Sono timido, insicuro, ho sempre paura del giudizio altrui. Antonio si sente continuamente in gabbia circondato da bestie. Non appartiene ad una societa’ precisa e’ come un uomo fuori dal ruolo. E’ un personaggio molto moderno, molto problematico

D. Chi sono i suoi compagni di lavoro?
R. “Sono dei grandi attori, tutti siciliani. La stessa Nicole Grimaudo e’ nata a Caltagirone. Ci sono Leo Gullotta e Luigi Burruano. Sono degli attori formidabili che sanno perfettamente ricreare quella tipologia di personaggi siciliani degli anni trenta. Macchiette che si muovono in una sincronia perfetta, direi come in una ricostruzione teatrale.”

D. Lei e’ l’ unico attore in questo affiatato gruppo che non e’ siciliano e che parla italiano. Come mai?
R. “Anche qui c’ e’ una spiegazione. Antonio ha vissuto dieci anni a Roma, si sente estraneo alla societa’ catanese, tenta di parlare italiano e soprattutto cerca di prendere le distanze da quella societa’ cosi’ diversa da lui.”

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ricordando Roberto Tatti, aiuto regista

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ricordando Franco Diogene

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