La vera storia di Angela Ghiglino, una donna di ideali antifascisti che s’innamora follemente di un maggiore della Wehrmacht, per il quale abbandona la famiglia, rischia il linciaggio e sfida la morte pur di seguirlo al fronte.
Hans è un uomo colto e intelligente, appartenente alla borghesia intellettuale di Francoforte, spinto a fare il proprio dovere di soldato dal senso dell’onore e dal patriottismo, consapevole tuttavia dell’orrore e della tragica inutilità della guerra.
Questo amore impossibile, che metterà più volte in difficoltà Angela e Hans presso la rispettiva cerchia di amici e di commilitoni, non solo riesce a condurli ad una vita in comune nel dopoguerra, ma contribuisce anche ad evitare ulteriori sofferenze e distruzioni per Venezia e il suo entroterra negli ultimi giorni del conflitto.

Regia
MAURIZIO ZACCARO
Aiuto regista
ROBERTO TATTI
Soggetto e sceneggiatura
PAOLA PASCOLINI
MAURO CAPORICCIO
con la collaborazione di
MAURIZIO ZACCARO
cast
SABRINA FERILLI
JOHANNES BRANDRUP
HARY PRINZ
LEO GULLOTTA
LAZLO KISH
LINO CAPOLICCHIO
OLIVIA MAGNANI
MARIA GRAZIA BON
PIER GIORGIO BELLOCCHIO
FRANK BEHNKE
VALERIA D’OBICI
SERGIO GRAMMATICO
MADDALENA ZACCARO
Fotografia
GINO SGREVA
scenografia
LORENZO BARALDI
Costumi
LILIANA SOTIRA
Suono
ROBERTO PETROZZI
Montaggio
LILLI LOMBARDI
Musiche
FRANCO PIERSANTI
Organizzatore generale ANTONIO DE SIMONE GOLLUSCIO
Produzione
ANGELO RIZZOLI

Efebo d’Oro 2004 miglior regia Maurizio Zaccaro, miglior attore protagonista Johannes Brandrup, miglior attrice protagonista a S. Ferilli. Premio Ennio Flaiano 2004 miglior attore protagonista.

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9-22a S.Ferilli

8-2a J.Brandrup

17-31 J.Brandrup

54-30 G.Burinato-S.Ferilli-M.G.Bon

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23-26 O.Magnani

20-5 P.G.Bellocchio

5-17 L.Kish-S.Ferilli
46-13 G.Battiston

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NOTA DI REGIA

Esistono fra le pieghe della Storia eventi minori, a volte privati, che ci sorprendono per il loro alto contenuto umano, per originalità, per la loro sconcertante attualità nonostante siano avvenute in tempi lontani. E’ il caso di “Al di là delle frontiere ” che Angelo Rizzoli ha rintracciato  nello sterminato archivio delle vicende che narrano gli ultimi mesi di guerra, in Italia. Fin dalla prima lettura della sceneggiatura di Paola Pascolini e Mauro Caporiccio sono stato catturato dalle potenzialità espressive del progetto, dallo straordinario impatto emotivo della narrazione e soprattutto dalla forza della sua protagonista, Angela Ghiglino.

Ma la molla più potente, quella che mi ha spinto a trasporre le parole in immagini è stata semplicemente Sabrina. Per molti anni ci siamo inseguiti con la speranza di poter lavorare ad un progetto comune ma purtroppo, per un motivo o per un altro, non era mai successo. Sapere quindi che ad interpretare Angela Ghiglino sarebbe stata lei mi ha dato una carica  particolare. Ogni giorno di ripresa è stato quindi, nonostante le mille difficoltà, un grande giorno. Sabrina una grande, infaticabile alleata. Insieme abbiamo costruito la nostra storia e l’abbiamo raccontata, inquadratura dopo inquadratura,  ciak dopo ciak, con il massimo rispetto possibile, con la cosapevolezza reciproca di sapere che il film al quale stavamo dando vita potesse in qualche modo diventare un prodotto non solo avvincente ma anche importante, per molti aspetti unico nel suo genere.

Una storia d’amore impossibile fra due nemici, in tempo di guerra.  L’amore che vince odio e devastazione. Amore come forza vitale, spinta di ricostruzione, fondamento di pace.

“Al di là delle Frontiere” è tutto qui. Una piccola metafora che, ieri come oggi, porta alla ribalta i sentimenti più puri di un irresistibile e al tempo stesso controversa attrazione che , sbocciando fra le macerie di un mondo in fiamme, contribuisce a suo modo a raggiungere  obbiettivi altrimenti  impossibili, tutt’altro che privati.

Maurizio Zaccaro

“Sono le atmosfere a segnare l’originalità del film in due puntate di Maurizio Zaccaro…Perchè per chi non é più giovane e ricorda quei giorni è stato un inopinato ritorno all’infanzia o alla giovinezza, un brivido amaro di ricordi e sensazioni che hanno ricondotto al passato…Il film descrive con autenticità di tocco, pur con le necessarie semplificazioni televisive, l’ultimo periodo della seconda guerra mondiale fra la Romagna e il Veneto…con puntuale ricostruzione scenografica e di costumi, fatte salve certe inesattezze di sceneggiatura (le preghiere in italiano, per esempio). E se la storia romantica della partigiana innamorata di un ufficiale tedesco domina la scena, gli autori sono riusciti nell’intento di rendere il dramma del tradimento che incrina lo slancio, nel delineare con semplicità il contrasto fra fedeltà all’ideale e fedeltà all’amore.” Mirella PoggialiniAvvenire, 5.05.2004

“…Ferilli è una farmacista, staffetta partigiana, sorella scappata sui monti con il fidanzato, che si innamora di un ufficiale tedesco. Le ragioni di un cuore diviso in due, l’affetto per un uomo che non si può amare, un “nemico”, e l’affetto per una famiglia, per una fede. La ragione familiare e la ragion di Stato. Naturalmente Ferilli è una donna, e la ragion di Stato saprà superarla. Peraltro anche lui, Johannes Brandrup. Grande promozione, grandi mezzi, belle figure femminili (la famiglia ferilliana), amore e guerra, formidabile accoppiata”.Alessandra ComazziLa Stampa, 4.05.2004

“Un melodramma. A tinte forti…Ma non è soltanto una storia d’amore, per quanto forte sia il racconto di un amore contrastato – dalle coscienze dei protagonisti prima ancora che dalla famiglia, dagli amici, dai camerati -: è l’atmosfera di un’epoca…con gli sfollati, con le bombe che svegliano di notte, con le feste dei nazisti, con la paura dei fascisti, con i morti per strada, con i posti di blocco…Un successo meritato: Al di là delle frontiere è una miniserie nata per la tv, con i ritmi della tv, con un’attenzione alla ricostruzione storica e insieme allo sviluppo della storia privata di un amore, in cui la Ferilli e Brandrup mettono la passione d’attore. E con loro tutti gli altri protagonisti, un coro di personaggi fortemente caratterizzati, che tratteggiano lo spirito di un’epoca…C’è molto pudore, in questo film, a tagliare di netto i buoni dai cattivi: al fascista ottuso ne corrisponde sempre un altro con umana pietas, alla paura di schierarsi di alcuni corrisponde il coraggio senza se e senza ma degli altri…” Silvia GaramboisL’Unità, 4.05.2004

“Una staffetta partigiana, Angela, e un maggiore tedesco, Hans, che si incontrano nel periodo successivo alla caduta di Mussolini…Una storia d’amore ad alto rischio, non solo per i diretti interessati… ma per la responsabilità di portare sul piccolo schermo un momento storico su cui sono in agguato facili revisionismi. Invece Oltre le frontiere, grazie alla regia di Maurizio Zaccaro ha saputo evitare la facile scorciatoia del fotoromanzo che dimentica la storia. La protagonista Angela (interpretata da Sabrina Ferilli) è il personaggio forte, con le sue idee salde e la condotta severa…La Ferilli si impegna e ci crede…aiutata da un cast di bravi attori, da realistiche scenografie, da una sceneggiatura non sempre all’altezza..In questo film prodotto da Angelo Rizzoli…italiani e tedeschi sono osservati e giudicati con l’occhio di chi, pur stando dalla parte giusta, non rinuncia alla pietà…Il bene e il male sono “oltre le frontiere” e non consentono di indulgere in facili stereotipi. Così anche la storia d’amore, che nella realtà si concluse con un matrimonio alla fine della guerra, può svilupparsi nei toni della sobrietà senza censurare il sentimento.” Norma rangeriIl manifesto, 4.05.2004

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“Capita che alcune storie funzionino anche senza star, e succede anche il contrario. Ma stavolta esistono sia la qualità del racconto sia l’attrice. E Sabrina Ferilli, che non una ma diverse volta ha salvato la situazione, è finalmente stata protagonista di un film in regola, in un ruolo in regola che ha reso a regola d’arte. Perché Sabrina è così, non solo talentosa (dono di natura) e tecnica (questione di bravura), ma capace di mettere (e trasmettere) emozione e passione nei personaggi ai quali presta la faccia e l’anima. Infatti quasi 8 milioni sono stati incollati alla tv per guardarla su Raiuno in Al di là delle frontiere, film d’amore e di guerra…diretto con mano ferma e asciutta da Maurizio Zaccaro, e con un convincente Johannes Brandrup.” Mi. U.Il Messaggero, 4.05.2004

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VIVA PER AMORE: LA SALVEZZA DI VENEZIA

La storia di Angela Ghignino, raccolta in “Al di là delle frontiere”

VENEZIA, venerdì, 2 marzo 2007 (ZENIT.org).- Erano gli anni bui della II Guerra Mondiale e precisamente, dell’occupazione nazista in Italia. Il Paese si era ormai arreso alle forze anglo-americane, ma dopo l’armistizio firmato l’8 settembre 1943, gli scontri tra i Tedeschi e la Resistenza italiana si intensificarono.

In questa tragica situazione, si inserisce l’incredibile storia d’amore tra una ragazza italiana e un maggiore tedesco. Storia, che porterà alla salvezza di Venezia.

Iniziò tutto in Liguria, quando Ninì – Angela Ghignino – venne arrestata dai nazisti per il suo appoggio ai partigiani che si opponevano tanto ai fascisti quanto agli invasori tedeschi. Catturata, evitò la prigionia diventando traduttrice per i membri della Wehrmacht, il reparto militare tedesco stanziato sul territorio ligure.

All’epoca, il comandante del reparto, era Hans Wiedemann: tra lui e Ninì ci fu subito un’ottima intesa che sfociò poi in amore.

Gli ideali di pace e giustizia che la ragazza condivideva con il Maggiore tedesco, spinsero i due ad impegnarsi nel tentativo di salvare Venezia dai bombardamenti nazisti, evitando alla città la sorte di Montecassino – rasa al suolo, ma dagli alleati-anglo americani – perché considerata un caposaldo tedesco.

L’occasione arrivò quando il comandante Wiedemann e i suoi uomini furono trasferiti proprio nelle zone intorno a Venezia.

Con l’appoggio di alcuni amici italiani, Ninì riuscì anche ad entrare in contatto con il CNL (il Comitato per la Liberazione Nazionale) mediando per una pacifica resa dei Tedeschi – con base tra Venezia e Chioggia – alle forze Inglesi che, avanzate, stanziavano nella stessa zona.

Dopo la resa, il comandante e i suoi uomini furono arrestati. Quasi due anni dopo, nel febbraio del 1945, il Vescovo di Chioggia e i vertici del CNL testimoniarono l’eccezionale condotta del Maggiore Wiedemann e il suo impegno per evitare la distruzione di Venezia. Wiedemann e Ninì poterono ricongiungersi.

I ricordi di quel lontano periodo sono stati fissati nelle pagine di “Al di là delle frontiere”, il libro autobiografico di Ninì, da cui alcuni anni fa la Rai ha tratto uno sceneggiato di successo.

Noi di ZENIT, siamo riusciti ad incontrare Angela Ghignino.

Signora, quando ci ripensa, si rende conto di quello che è riuscita a fare per il suo Paese?

Ghignino: No, non mi rendo conto di che cosa ho fatto, so solamente che il mio grande amore mi ha portato a fare del bene. L’ho fatto con il cuore ed è stato questo grande amore che mi ha spinto a tutto ciò.

Non ha mai avuto un momento di ripensamento nonostante l’amore per il Maggiore? Dopo tutto lei era Italiana…

Ghignino: Dentro di me c’era questo conflitto: io ero Italiana quindi – come simpatizzante dei partigiani – nemica dei Tedeschi. Ed Hans era un Tedesco. Questo conflitto, da quando incontrai Hans fino a quando imparai ad amarlo, non mi lasciava mai. Prima dell’arresto, io ero una staffetta partigiana, aiutavo mio fratello, mio cugino e mio cognato che si nascondevano sulle montagne. Io appartenevo lassù, io appartenevo a quelle montagne. Io appartenevo alla mia gente. E all’improvviso invece, mi trovavo a lavorare per i tedeschi. Accettai l’incarico di traduttrice perché sapevo che in un campo di lavoro sarei morta sicuramente. Non volevo morire.

E’ riuscita poi a superare questo conflitto?

Ghignino: Ci sono riuscita solo facendo del bene. Facendo tutto il bene che potevo al mio popolo, anche attraverso di lui. Mi facevo aiutare da lui anche se rischiavamo il campo di concentramento o addirittura la fucilazione. Però lo facevo e anche Hans lo faceva per amore verso di me. Mi aiutava in questa impresa, sempre: durante il periodo vissuto al fronte e poi a Venezia.

Ha detto di aver imparato ad amare Hans. Ha imparato ad amare un nemico…come è stato possibile?

Ghignino: Guardandolo dentro, guardando veramente chi fosse, i suoi valori, la sua umanità, quello che lui veramente era. Piano piano, in ogni atto, in ogni momento di bisogno trovavo sempre lui disposto ad aiutarmi, ad aiutare il mio popolo anche se lo combatteva. Hans era buono, dentro era grande, magnanimo. Solo questo mi ha fatto innamorare di lui.

Non tutti sono fortunati, o meglio, non tutti riescono a costruire ed alimentare un amore grande come quello che c’è stato tra lei e Hans…

Ghignino: Vero, e vedere questo mi fa male al cuore perché io sono stata tanto felice, perché l’amore mi ha dato la vita. Mi ha dato tutto. Sarei stata disposta anche a morire per questo amore. Non c’è niente di più grande dell’amore. L’amore porta la giustizia, l’amore porta tante cose buone…l’amore vero!

Adesso mi dà l’idea che ci sia tanta confusione nei sentimenti, un caos in cui io non mi riconosco perché io ricordo il mio amore che ancora vive dentro di me e resterà sempre. Ogni tanto vedo qualche giovane che però ci crede ancora all’amore e alla sua forza, e allora questo mi sembra l’inizio di una vita migliore…mi sembra, lo spero, lo voglio.

Il titolo del suo libro recita “Oltre le frontiere, storia di amore e di guerra.” Qualcuno ha polemizzato su quel “di guerra” visto che in realtà, hanno detto, si tratta di una storia d’amore e di pace.

Ghignino: Sono stata un anno e mezzo al fronte ed ho vissuto tanti eventi di guerra – non sono nemmeno tutti riportati altrimenti avrei dovuto scrivere un libro enorme -. Ho portato l’uniforme tedesca ed ero in prima linea con loro. Ecco perché “avvenimenti di guerra”.

La situazione politica internazionale di oggi, sembra orientata verso una frattura sempre più profonda e difficilmente recuperabile tra due mondi che pur non conoscendosi già si odiano. Cosa ne pensa?

Ghignino: Direi di cercare il modo di comprendersi ma anche di sopportarsi. Di iniziare a fare le cose migliori insieme perché la forza non vince. La forza non vince mai, distrugge solamente. La comprensione e l’amore possono rendere risolvibili le cose che sembrano senza via d’uscita.

Ha qualche rimpianto?

Ghignino: Si, lui. Perché non c’è più.

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sul set con Roberto Tatti (aiuto regista)

sul set con Roberto Tatti (aiuto regista)

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FULLY VERSION 196′- ITALIAN DIALOGS WITH CHINESE SUBTITLES

http://www.56.com/u87/v_NTUzNTE3MjQ.html

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DALLE ‘MEMORIE’ ALLA SCENEGGIATURA

di Paola Pascolini e Mauro Caporiccio

Una storia così bella e vera come quella di Angela Ghiglino e Hans Wiedemann, per diventare credibile in una fiction, aveva bisogno di un grande lavoro di fantasia. “Ci amavamo” spiegava Angela con infinita e inattaccabile semplicità. Per noi era meno semplice raccontare quest’amore. La vera passione nasce senza un perché, la fiction ne esige motivazioni, sviluppi, archi narrativi. Perché essa si trasformi, da evento prezioso e privatissimo della vita di due individui, in un racconto rivolto ad un grande pubblico, la sua trama si deve dipanare in immagini e gesti da cui le emozioni e i loro oscuri, indecifrabili propulsori, possano emergere con semplicità e chiarezza. E’ stato questo il nostro lavoro, raccontare Angela anche a se stessa. Lei viveva. Noi abbiamo cercato di capire e di raccontare come e perché. Ciascuno degli episodi aggiunti al romanzo in cui la Ghiglino racconta le sue memorie, è tratto da un documento dell’epoca, nulla è stato del tutto inventato anche se non necessariamente è successo nel contesto in cui noi lo abbiamo inserito. L’episodio del teatro, che sembra tolto di peso da “Senso” è realmente accaduto in vari teatri della Lombardia e del Veneto, così come quello dell’arresto di Laura, la sorella di Angela, malmenata dai tedeschi benché incinta. I civili italiani salvati da un cane e da un ufficiale tedesco, ligio alle regole della guerra ma non a quelle della follia sanguinaria, sono presenti nel racconto di una partigiana dell’Emilia Romagna. I dubbi di Hans sulla guerra, su Hitler, sulla prossima disfatta del Reich vivono nei diari di alcuni ufficiali e soldati della Wehrmacht. Il dottore, che, pur essendo dichiaratamente un pavido, trova il coraggio di difendere la propria casa, brandendo un’arma per la prima volta nella sua vita, adombra i numerosi italiani costretti dagli eventi a trovare in se stessi la forza e la speranza. Hans e Angela si sposarono in realtà qualche anno dopo, ma sarebbe stato troppo triste vederli separati dalla prigionia senza un gesto che suggellasse in maniera forte la storia di pericoli e di giustizia che li aveva visti combattere uno accanto all’altra. Inventati sono inoltre il tenore e il soprano sfollati, che portano con sé le arie del melodramma dentro il quale questa storia potrebbe a buon diritto inserirsi. Tosca, Aida, Violetta, travolte dalla passione e dal dolore. Apparentemente lontane da noi. Ma purtroppo ancora vicinissime ai tanti ragazzi di oggi che vivono in zone martoriate dalla guerra per cui la storia di Hans ed Angela potrebbe essere un segnale di speranza anche in un momento che a tutti noi sembra tanto buio. ANGELA GHIGLINO, LA PARTIGIANA INTERPRETATA DALLA FERILLI: ‘SABRINA E’ COME ME DA GIOVANE’ La sua e’ una vita che non ha nulla da invidiare ad un grande romanzo popolare con in piu’ una guerra che fa da sfondo. E’ la storia di Angela Ghiglino l’autrice del libro dal quale e’ stata tratta la miniserie. Un racconto che e’ un grido contro una guerra decisa da altri che costringe due giovani innamorati ad essere nemici. D. Quando aveva trenta anni somigliava alla Ferilli? R. Direi di si’, siamo tutte e due tipi mediterranei, pero’ io all’eta’ sua ero piu’ formosa, piu’ cicciotella. Lei e’ piu’ minuta. D. Lei veniva da una famiglia di antifascisti. So che sua mamma ostacolo’ in tutti i modi la nascita dell’ amore tra lei e Hans. Quando sono cadute le prevenzioni e ha finalmente accettato la vostra relazione? R. All’inizio e’ stato un vero inferno. Quando fui assunta come interprete al Comando tedesco mia mamma, dal momento che io ero molto carina, per andare al lavoro mi costringeva ad indossare abiti a fiorellini bianchi con il grembiulino che mi facevano sembrare una vecchietta, oppure mi faceva fare i codini ai capelli come se fossi un bambina piccola. Tutto questo perche’ non tentassi nessuno degli ufficiali. Aveva paura che potessi dare nell’ occhio e fare invaghire qualche ufficiale tedesco. Ma, come dice il proverbio, l’ amore e’ cieco…Piu’ tardi mia mamma si’ e’ affezionata molto ad Hans, gli ha voluto tanto di quel bene… anzi, lo ha adorato. Era un uomo cosi’ intelligente, cosi’ educato.. veniva da una delle nove famiglie piu’ in vista della Germania, era un vero signore. Mi piacerebbe molto che questo film fosse visto anche in Germania, in memoria di Hans ma, soprattutto, per nostro figlio. Vittorio, questo il suo nome, e’ stato chiamato cosi’ perche’ rappresenta la vittoria dei sentimenti contro il resto del mondo. D. Cosa ha apprezzato di piu’ nella fiction “Al di la’ delle frontiere” e cosa, invece, l’ ha infastidita? R. Hans odiava la guerra ma non era un antifascista, era un soldato e ha sempre servito il suo paese pero’ sono riuscita a convincerlo a passare dalla nostra parte, dalla parte degli italiani. Tutto cio’ nello sceneggiato e’ stato reso molto bene ed e’ raccontato molto fedelmente. Non ho alcuna osservazione da fare allo sceneggiato, mi e’ piaciuto molto. D. Ora che e’ una donna matura qual e’ il bilancio della sua rocambolesca vita? R. Nella vita io non ha mai fatto del male a nessuno, sono sempre stata una donna solare, generosa, ho aiutato tutti finche’ ho potuto e sono stata ricompensata. Questo e’ stato il grazie che la vita e Dio mi hanno dato. D. Dopo tanti anni in Germania ora lei vive in Italia, come mai ha lasciato quel paese che e’ stato cosi’ accogliente con lei? R. Sono anziana, Hans e’ morto, era arrivato il momento di tornare a Petra Ligure, la mia citta’ natale e passare nella mia terra gli anni che mi mancano da vivere. NOTE DI PRODUZIONE Aneddoti Le riprese di “Al di la’ delle frontiere”, svoltesi fra i comuni di Alfero, Bagnacavallo, Faenza, Longiano, Mesola, Pietrarubbia, San Leo, Sant’Arcangelo di Romagna, Sogliano sul Rubicone, hanno visto una grande partecipazione da parte degli abitanti romagnoli. Sulla piazza di Bagnacavallo, dove e’ stata realizzata un’imponente costruzione per l’ambientazione del paese di Angela Ghiglino, la gente si è soffermata per intere giornate, ma soprattutto durante le riprese, affascinata dal sapore che man mano sprigionava la ‘nuova’ piazza. A proposito della costruzione, alcuni abitanti hanno addirittura chiesto che venisse lasciata oltre il termine delle nostre lavorazioni. Gruppi di bambini, ma anche di adulti, si sono accalcati in prossimità del camper della protagonista Sabrina Ferilli, solo per salutarla di persona o ricevere un autografo. Più volte, nella migliore tradizione delle star americane, si è dovuto letteralmente transennare la zona circostante alle riprese, per evitare una vera invasione di campo da parte degli osservatori entusiasti. A Venezia, durante le sequenze finali del film, un ragazzo vestito con pantaloni e maglietta oversize, si è rivolto all’attrice così: “Sabrina, mi devi spogliare…”. Un attimo di silenzio: tutta la troupe e i passanti in attesa della reazione dell’attrice. “Ma io non posso spogliarti, fa freddo qui!”. E il ragazzo: “Allora mi spoglio da solo” e si è levato la maglietta, sfoderando una sgargiante maglia giallorossa della Roma, premiato da uno schioccante bacio di Sabrina Ferilli, oltre che dall’applauso degli spettatori. Sono stati tanti i momenti piacevoli. Come la sera in cui la Giunta comunale di Alfero ha chiesto che il regista e l’attrice facessero un saluto al termine delle riprese e si sono trovati dinanzi ad un vero e proprio banchetto in loro onore. Gli attori tedeschi (Johannes Brandrup, Laszlo Kish, Hary Prinz) erano stupefatti delle reazioni che ovunque suscitava la protagonista, oggetto di affetto sincero da parte dei fans, affascinati dalla spontaneità e dalla gentilezza dell’attrice, anche nei momenti più difficili delle lavorazioni. Le riprese, in effetti, sono state tutt’altro che semplici: il primo giorno si sono svolte sul cosiddetto Panettone, dove gli attori sono dovuti arrivare a piedi, non essendo la strada percorribile dalle auto. E ancora, le riprese con i cavalli sotto la pioggia, o con le mucche o gli asini su strade sterrate, i bombardamenti di scena, l’agglomerato del rifugio Partigiani ubicato su un cucuzzolo. È stato un film difficile, non aiutato dal rigido inverno che ha attraversato, oltre che dai numerosi spostamenti di location da una zona all’altra della Romagna, con gli evidenti disagi logistici che ne sono conseguiti (ad esempio, il riallestimento di volta in volta dei reparti sartoria, costruzioni, scenografia, ecc.). Un’ultima curiosità: il protagonista maschile Johannes Brandrup, così come gli altri attori tedeschi (in particolare Kish e Prinz), che nel film parlano principalmente in italiano, non conoscevano la nostra lingua prima di arrivare in Italia, ma, al fine di garantire il realismo della loro performance, hanno affrontato il grande impegno di impararla.

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LE DUE PUNTATE

Prima puntata: Angela conosce per caso il maggiore Hans Wiedemann e fin dal primo momento – anche se è chiaro che si trovano su fronti opposti – scocca per entrambi il colpo di fulmine. Wiedemann è per Angela innanzi tutto un rappresentante delle truppe di occupazione, ossia un nemico. Eppure è proprio il suo intervento a liberare Angela dall’oltraggio e dalla violenza dei fascisti italiani (e forse dalla morte) e a salvare sua sorella dalla fucilazione. Angela, pur essendo attratta dal maggiore, dai suoi modi affascinanti e dalla sua umanità, tuttavia teme i suoi sentimenti e oppone un’ostinata resistenza alla sua corte garbata. La disapprovazione della famiglia e di tutte le persone che le stanno intorno è un peso insostenibile: Angela non sopporta l’idea di essere associata alle altre donne (considerate traditrici e donne di malaffare) che vanno con i tedeschi. Ciononostante, quando lei decide di abbandonarsi al suo amore, ad Hans, colpevole di amare un’italiana (e per di più di noti sentimenti filopartigiani), è affidata la missione suicida di raggiungere il fronte meridionale. I due devono dirsi addio.

Seconda puntata: Angela è andata in montagna a combattere con i partigiani. Per salvare la sorella, che ha un parto difficile e rischia di morire, si offre di scendere in paese per chiamare il dottore: è chiaramente un tentativo ad alto rischio e infatti Angela viene nuovamente arrestata dai fascisti e messa su un treno diretto ai campi di prigionia. A sorpresa però ricompare Ivan, l’attendente russo del maggiore Wiedemann, che la salva e la conduce al fronte dall’uomo che ama. Tra Hans e Angela inizia una travolgente storia d’amore, mentre l’Italia è devastata dalla guerra e i paesi vengono distrutti uno dopo l’altro dai bombardamenti. Ma le bombe non sono l’unico ostacolo per la giovane coppia. Angela viene infatti contattata dal conte Cantiani per aderire alla causa partigiana. Lei non vuole tradire l’uomo che ama, ma a sua insaputa i partigiani la fanno spiare per tendere un agguato mortale a Wiedemann. Fortunatamente il maggiore si salva ma, credendo di essere stato tradito da lei e considerando la presenza della donna troppo pericolosa per il suo battaglione, la abbandona al suo destino. Angela sta per essere linciata da un gruppo di donne quando Cantiani ritorna proponendole un patto. La farà proteggere se lei convincerà il maggiore Wiedemann ad arrendersi: la guerra è ormai persa. Angela si ripresenta da Wiedemann e candidamente gli confessa di amarlo ma anche di avere una missione: convincerlo alla resa. Lui rifiuta, accettando soltanto di portarla con sé. Quando Wiedemann riceve l’ordine di minare la laguna di Venezia, la pressione di Angela si fa sempre più forte. Ma Hans la mette davanti alla cruda realtà: per lui l’unica scelta alternativa, se decide di non ubbidire agli ordini, è il suicidio. A questo punto Angela confessa di essere incinta, cosa che convince definitivamente il maggiore. Dopo una rischiosissima azione nella laguna di Chioggia per conto del Comitato di Liberazione Nazionale, al termine della quale i due, scoperti da un maggiore delle SS, rischiano nuovamente la vita, Wiedemann firma la resa agli alleati e sposa finalmente Angela.

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