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2002 – I RAGAZZI DELLA VIA PAL – (The Paul Street boys) tv movie 2 puntate

Disponibile ON-DEMAND su INFINITY – http://www.infinitytv.it/

Due bande di ragazzi – quella di Boka e le “camicie rosse” di Franco Atis – si sputano un campo da gioco, rinserrato tra alte pile di legname. I due gruppi si sono data un’ingenua organizzazione militare: in quella di Boka, dove tutti sono ufficiali, solo Nemecsek ha il grado di soldato semplice. Costui avendo disobbedito a un ordine, viene iscritto nell’albo dei traditori. Ritenendosi immeritevole di tanto disonore – poiché aveva preso coraggiosamente parte ad audaci spedizioni nel rifugio di Franco Atis – Nemecsek si riscatta ampiamente rivelando a Boka l’ora e il giorno in cui Atis attaccherà, per conquistarlo, il loro campo da gioco. L’impresa, che gli merita l’elogio del capo, è andata così: penetrato nel rifugio degli avversari, si è appostato su di un albero, ha scoperto i loro piani, ma non ha saputo resistere a dare una lezione di dignità a quel traditore di Gereb, passato da Boka a Franco Atis per vendicarsi di non essere stato eletto capo del gruppo. Non potendo farlo picchiare, perché troppo piccolo, Atis lo ha fatto gettare in un laghetto dai fratelli Pasztor. Nemecsek è lieto che Boka lo abbia lodato e aspetta con ansia il giorno del combattimento. Quando questo ha luogo, però, il piccolo giace sul suo letto, ammalato per le ripetute immersioni: ha la febbre altissima, delira, sua madre piange. In un momento di lucidità, ha la forza di alzarsi, di correre dove i suoi amici difendono il campo, di determinare col suo intervento la vittoria del suo gruppo. Svenuto tra le braccia di Boka, che lo ha appena promosso capitano, il piccolo Nemecsek viene riportato a casa, per morirvi. Boka, piangente, apprende che sul loro campo sorgerà, a giorni un palazzo.

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Regia
MAURIZIO ZACCARO
Aiuto regista
ROBERTO TATTI
Soggetto
MASSIMO DE RITA
MARIO FALCONE
Sceneggiatura
MASSIMO DE RITA
MARIO FALCONE
OTTAVIO JEMMA
con la collaborazione di
MAURIZIO ZACCARO
Fotografia
GINO SGREVA
Musica
FRANCO PIERSANTI
Interpreti
MARIO ADORF
GIUSEPPE BATTISTON
VIRNA LISI
NANCY BRILLI
CHRISTIAN KOHLUND
GASPAR MESES
MARCEL NAGY
HARALD KRASSNITZER
GABY DOHM
DANIEL LUGOSI
ZOLTAN BENKOCZY
CSABA GASPAR
JANOS GOSZTONYI
ISTVAN GOZ
ISTVAN HAJDU
Scenografia
BRUNO AMALFITANO
costumi
LILIANA SOTIRA
Montaggio
SIMONA PAGGI
organizzatore generale
ANTONIO DE SIMONE GOLLUSCIO
Durata
200 minuti
mini serie TV
prodotto da
ANGELO RIZZOLI

Film d’inaugurazione Giffoni Film Festival 2003.

Attenzione: le fotografie qui riprodotte sono inedite e protette dalle leggi sul copyright internazionale.

È il soldato semplice che crede con ardore tanto ingenuo quanto esemplare nella sua missione, al punto da essere disposto, non per gesto eroico ma come necessaria conseguenza del suo ruolo, a dare la vita per non tradire il dovere di fedeltà, lealtà, sincerità, coraggio verso la causa abbracciata. Il biondo e delicato Nemecek, che ha incantato migliaia di giovanissimi lettori, è il prototipo di quella correttezza morale e di quella nobiltà d’animo che, una volta cresciuti, troppo spesso cerchiamo di scorgere invano intorno a noi, con desolato disincanto. Il protagonista, almeno morale, de I ragazzi della via Pál di Ferenc Molnár è in questo fine settimana nuovamente protagonista a Verona per l’undicesima edizione del Tocatì, il festival internazionale dei giochi di strada che quest’anno ha come Paese ospite l’Ungheria. La città scaligera omaggia così lo straordinario romanzo pubblicato per la prima volta a puntate nel 1906, che pone al suo centro il gioco come palestra della vita e scoperta delle sue regole. DURE, come insegna I ragazzi della via Pal. Ne ha parlato Giorgio Pressburger, scrittore, registra e drammaturgo ungherese, italiano per scelta dopo la fuga nel 1956 dal suo Paese invaso dall’Unione Sovietica: quando il gioco si fa duro, i duri sanno come giocarsela. Partendo dai suoi ricordi d’infanzia e dai giochi che usavano tra i bambini ungheresi, l’autore ha parlato delle suggestioni e delle tensioni che animano la letteratura mittepleuropea e magiara, di cui è profondo conoscitore. Ma la storia di Nemecek e delle due bande di ragazzini che si fanno guerra nelle strade di Budapest nella primavera del 1889 non è solo un classico della letteratura per l’infanzia. O, meglio, come tutti i classici «per i piccoli», da Pinocchio a Bambi, è un capolavoro che racconta verità che stanno oltre le storie, un patrimonio che fa parte dell’immaginario, personale e collettivo, che appartiene alla storia. Nemecek è il piccolo grande uomo che manca all’Italia. Un Paese in cui tutti vogliono essere tenenti se non generali, come nella via Pál, ma dove nessuno si espone alle responsabilità che il grado richiederebbe, nè, soprattutto, ha lo spirito e le competenze per assolvere al suo ruolo. Ci manca quel soldato semplice che semplicemente voglia fare il suo dovere. Eppure c’è il Nemecek che ciascuno si porta dentro, memoria, magari appannata, del bambino che siamo stati. È curioso perché di solito gli eroi dei racconti non sono poi così simpatici e molto spesso a suscitare maggiori simpatie sono i personaggi più sfortunati e maldestri. Ma l’incanto di questo ragazzino che suscita la gelosia dei compagni per la sua capacità di camminare sopra malvagità e piccole ripicche, che non molla il suo incarico nemmeno quando la malattia si aggrava non può non suscitare nel lettore maturo una malinconia come di Eden perduto. A proposito della malinconia in via Pál scrive Michele Serra nell’introduzione al romanzo per i Classici dell’Universale Economica Feltrinelli: «La vocazione di intrattenimento e di svago del romanzo — che, nella sostanza, resta un libro di avventure per ragazzi — viene continuamente smentita e incrinata da una malinconia diffusa ma solo abbozzata, come una quinta discreta e lontana». È LA MALINCONIA che arriva da quel senso di precarietà e sospensione che circonda il mondo inventato dai ragazzi, quel territorio concreto ma anche simbolico dove vigono le inviolabili leggi del gioco: a minacciarlo è il mondo degli adulti. E la minaccia diventa catastrofe nelle ultime pagine del romanzo, quando Boka, il capo dei ragazzi della via Pál, viene a sapere che il Grund, il campo per cui tanto si è combattuto e dove tanto si è sognato deve lasciare il posto a un nuovo palazzo. Eccoli, i grandi che hanno dimenticato le regole del gioco, che barano e spazzano via lo spazio dove quel gioco si giocava. Scrive per i ragazzi, ma parla agli adulti, Molnár. Quanto è diverso dal De Amicis di Cuore, dove gli adulti sono l’esempio onnipresente e il monito immancabile: nei Ragazzi della via Pal sono l’ombra che appanna la luce del campo, il grigiore che mangia prati e territori liberi per spegnere fantasie. Se quando affrontiamo Cuore un moto di insofferenza ci allontana dall’autore e dalle sue creature, e per Nemecek siamo invece pronti a tuffarci mille volte nella lettura, e mille volte quella strana malinconia si affaccia inaspettata, vuol dire che, almeno nella fantasia, ancora riconosciamo la straordinaria serietà del rimettersi in gioco. Magari da soldati semplici, ma rivendicando la nostra parte in campo, secondo le regole del gioco.

L’Arena – Alessandra Galetto

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Pal 1

   8 / 10
Trasposizione “made in Italy” del bel libro di Ferenc Molnar. Ambientato e girato interamente a Budapest, questa versione del classico “I ragazzi della via Pal” è ben girato, dimostrando che questa storia è una bella favola per ragazzi. Il regista Maurizio Zaccaro (regista della miniserie ispirata ad un altro grande libro per ragazzi, “Cuore”) svolge un ottimo lavoro, riuscendo a ben dirigere i veterani Virna Lisi (“Come uccidere vostra moglie”) e Mario Adorf (“L’uccello dalle piume di cristallo”) e i ragazzini che sono i veri protagonista di questa vicenda. “I ragazzi della via Pal” parla di una “guerra”, non combattuta da “veri” soldati e con la sola motivazione dell’onore, tra i ragazzi della via Pal (appunto) e le “camicie rosse” detti anche “quelli dell’orto botanico”, il tutto visto attraverso gli occhi del piccolo Nemecsek, soldato “semplice” dei ragazzi della via Pal. Storia molto simile a “La guerra dei bottoni” di Louis Pergaud, ma “I ragazzi della via Pal” rimane un grande classico oltre ad essere un vero capolavoro. Tornando al film possiamo dire che le ottime scenografie e le eccezionali interpretazioni riescono a non far sentire le lunghe tre ore di durata. Nel cast il grande Mario Adorf recita benissimo, riuscendo a calarsi bene nel personaggio, tanto da riuscire ad essere incredibilmente straordinario nel ruolo di Janò. Un pò fuori ruolo è Virna Lisi che per sembrare abbastanza spietata non riesce a dare credibilità al suo personaggio. Ma i migliori in questa straordinaria pellicola risultano proprio i ragazzini. I migliori, neanche a dirlo, sono i piccoli interpreti dei personaggi di maggior rilievo del racconto di Molnar. Infatti, troviamo un bravissimo Csaba Gáspár che interpreta Boka, Gergely Mészáros nel ruolo di Gerèb e Daniel Lugosi che recita la parte del cattivissimo Ats Ferry. Ed infine, il migliore di tutti gli interpreti, sia grandi che piccini, risulta proprio Gáspár Mesés che interpreta alla perfezione il piccolo Nemecsek, dando un volto e una grande presenza a questo straordinario personaggio.
Bel film, in tv durante il periodo delle feste lo danno, ma per gustarsi al meglio questa fantastica pellicola, bisognerebbe acquistare il dvd (diviso in due dischi per via della lunghezza del film) e vederselo ad un maxi schermo.
Ottimo film, ottima storia, ottime interpretazione, insomma….Consigliato.

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   8 / 10
Trasposizione originale del capolavoro letterario che “ogni ragazzo di periferia” dovrebbe leggere o aver vissuto.
Forse si potevano sacrificare alcune vicende per rendere più snella e concentrata la trama e la visione, forse uno stile troppo accademico non rende giustizia alla freschezza del romanzo. Troppo spazio alle vicende degli adulti e solamente accennate alcune profonde dinamiche che rendevano terribilmente serio e vitale il “gioco” che finirà per esser tragedia. Nonostante tutto un’ottimo film, grazie a una recitazione impeccabile e all’atmosfera infantilmente epica che riesce a trasmettere.

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”Per la prima volta la mia anima di fanciullo intuì quel che è veramente la vita, per la quale noi, suoi schiavi ora tristi ora lieti, lottiamo. ” Janos Boka – I ragazzi della via Pal

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versione ungherese

versione tedesca

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PERSONAGGI DELLA STORIA

János Boka

Capo della banda dei ragazzi della via Pál,il più saggio fra i suoi componenti e non ha timore di chiedere scusa agli altri quando capisce d’aver commesso un errore. Sa prendere decisioni, organizzare piani di battaglia, è prudente ed equilibrato. Si esprime molto spesso in prima persona e si sforza di dare il buon esempio, tanto che Molnár lo descrive come “giusto” (è in grado, all’occorrenza, anche di punirsi da solo). Proviene da una famiglia di origini militari. Gli altri ragazzi riconoscono in lui non solo la guida di cui hanno bisogno, ma una certezza; comunica serenità e sicurezza. Il libro non lo descrive fisicamente, salvo nel tono alto della voce, che è molto simile a quello di un adulto. Il tutto in Boka contribuisce a creare un modello di ragazzo particolarmente serio e maturo.

Dezső Geréb

Alternativamente tenente e soldato semplice; poi sottotenente delle Camicie rosse. È il traditore del ragazzi della via Pál: ambizioso, irrequieto e spericolato, è in costante competizione con Boka per il ruolo di capo e non sopporta il suo temperamento pacato e giudizioso. Battuto da Boka durante le elezioni e accecato dalla gelosia, sentendosi migliore si schiera con le Camicie rosse. Sarà Nemecsek a ridestare la sua coscienza e a provocarne infine il pentimento. Durante la battaglia finale si comporterà nobilmente recuperando l’amicizia delle truppe di Boka, nonché la sua dignità ed il ruolo che aveva perduto.

Csónakos

Tenente. Fra i membri del gruppo Csónakos è la figura più importante. È un ragazzo di campagna, molto forte e abile nell’arrampicarsi sugli alberi e nell’emettere fischi potenti. Impulsivo e allegro, è uno dei pochi non ambiziosi e non gelosi dell’amicizia fra Boka e Nemecsek. È lui che riesce a sconfiggere il più grande dei fortissimi fratelli Pásztor.

Ernő Nemecsek

Soldato semplice, infine promosso colonnello per meriti di guerra; segretario della Società dello Stucco. Biondo, delicato, magro e minuto di costituzione, è un ragazzo di famiglia povera; incompreso e perseguitato, gode però della fiducia e dell’amicizia del grande Boka. Durante il lungo corso della narrazione non si perde occasione per esaltarne il valore, la sincerità, la nobiltà d’animo e la propensione al sacrificio nonostante la malattia: doti che lo pongono in risalto e gli procurano anche le gelosie dei compagni. La sua vicenda si conclude tragicamente con la morte causata da una forte febbre non adeguatamente curata.

Ferenc Weisz

Tenente ed ex presidente della Società dello Stucco. Viene scelto da Boka per comandare il “Battaglione A” nella guerra contro le Camicie rosse. Fondatore e primo presidente della Società dello Stucco, è lui che dichiarerà ad un certo punto – per un malinteso – codardo Nemecsek. Il pentimento di Weisz è particolarmente amaro ed evidenziato nella scena in cui si reca a presentare le proprie scuse a Ernő in punto di morte; questi non farà però in tempo a leggerle.

Pál Kolnay

Tenente, aiutante di campo, cassiere ed ex presidente della Società dello Stucco. Kolnay è il primo ad accusare Nemecsek di tradimento della Società, di cui viene subito dopo eletto presidente; ma non è molto ligio ai suoi doveri. Non va mai d’accordo con Barabás, e a volte vengono alle mani. Si riconcilieranno al termine del libro.

Barabás

Tenente; guardasigilli della Società dello Stucco. È scanzonato, impulsivo, a volte impertinente e portato a parlare a sproposito. Barabás è molto utile nella battaglia decisiva, perché è un eccellente tiratore. È uno dei primi a rendersi conto di aver sbagliato nei confronti di Nemecsek. Litiga continuamente con Kolnay.

Csele

Tenente; aiutante di campo; membro della Società dello Stucco. Ha tratti fisici molto delicati, ma è l’elegantone del gruppo, sempre impeccabile ed in perfetto ordine. Come membro della Società dello Stucco non carica molto l’accusa nei confronti di Nemecsek, e lo sostituirà come aiutante di campo.

Ferenc Leszik

Sottotenente e redattore dei processi verbali nella Società dello Stucco. È un tipo silenzioso, poco in evidenza nel testo. Molnár però lo fa uscire per ultimo, fra i membri della Società dello Stucco, dalla stanza di Nemecsek dopo la sua morte. Leszik comanda il “Battaglione B” durante la battaglia finale contro le Camicie rosse.

Richter

Componente dei ragazzi della via Pál; membro della Società dello Stucco. È una figura poco evidenziata, salvo essere il custode della palla dei ragazzi della via pal, comanderà in battaglione c nella battaglia contro le camicie rosse

Camicie rosse

Feri’  Ats’

Il capo. Il rivale di Boka e un ragazzo prestante, forte, audace e molto fiero; ma non è esclusa dal suo carattere una notevole dignità, che gli fa apprezzare il coraggio di Nemecsek (anche se non gli impedisce di punirlo facendolo gettare nel laghetto). Le Camicie rosse prendono nome dalla sua abitudine, imitata dai compagni, di indossare una camicia rossa. Viene spodestato dal più anziano dei fratelli Pásztor dopo la sconfitta nella grande battaglia per il possesso del campo della via Pàl.

I Fratelli Pásztor

Membri influenti. Sono una coppia di fratelli molto temuti, che lo scrittore lascia presumere assai prestanti; i Pásztor sono in grado di correre velocissimi, ma sono due figure cupe: camminano torvi, col mento sul petto e le mani in tasca. Hanno razziato le biglie di Nemecsek e di altri ragazzi della via Pál, contravvenendo così agli ordini di Feri Áts di non maltrattare i più deboli. Avranno anch’essi un rimorso molto pesante e si affezioneranno a Nemecsek, che li perdonerà. Il maggiore dei fratelli Pásztor è il più in evidenza e comanda una parte dell’esercito; diventerà capo dell’organizzazione dopo la sconfitta, durante la battaglia viene sconfitto da Csonakos.

Szebenics

Capo arsenale e braccio destro di ferì’ ats. Non è un personaggio di particolare spessore. La sua stupidità salva Boka, Csónakos e Nemecsek da sicura cattura durante la spedizione notturna all’Orto botanico. È uno degli pochi a rimanere fedele ad Àts dopo la sconfitta.

Wendauer

Trombettiere e sostituto di Szebenics come custode dell’arsenale. Anche Wendauer non è un personaggio di rilievo; è il più piccolo delle Camicie rosse e perciò viene tirato in causa da Szebenics di fronte alle piccole impronte di Nemecsek trovate sul terreno.

Szelnyk

Soldato. Viene incaricato da Ats di battere i cespugli alla ricerca dei ragazzi di via Pál, in occasione della sortita di questi ultimi all’orto botanico per recuperare la bandiera.

Personaggi secondari

Janò

È la guardia notturna slovacca della segheria a vapore; di giorno dorme. Ha un cane nero di nome Ettore che è l’unico soldato semplice insieme a Nemecsek. È affezionato ai ragazzi e divertito dalle loro sempre vive manifestazioni di gioco. Si accontenta di fumare nella pipa le cicche di sigarette che gli portano i ragazzi della via Pál, ma ha un debole per i sigari, al punto che Geréb riesce a corromperlo con questi (aggiungendo a ciò anche la promessa di alcuni fiorini.)

Sig. Nemecsek

Il sarto padre di Ernö

Sig.Gerèb

Il padre di Gerèb

Hector

Il cane nero di razza slovacca di Janò e “mascotte” del gruppo, nonché unico soldato semplice assieme a Nemecsek.

Il professor Racz

Insegnante di scuola dei ragazzi della via Pàl.

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