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Disponibile integralmente ON-DEMAND su INFINITY:

http://www.infinitytv.it/#!5003755,3755,,/SEASON/Cuore

Ottobre 1890, primo giorno di scuola. Il maestro Giulio Perboni – trasferitosi da poco tempo a Torino con la moglie Emma, affetta da esaurimento nervoso – incontra gli alunni della sua nuova classe. Sono ragazzi indisciplinati, divisi dalle differenze di classe sociale. Insieme alla collega Margherita Capuano, il maestro si batte per il superamento di queste disuguaglianze, dovute anche alla gestione di un austero e severissimo direttore…

 

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Regia

MAURIZIO ZACCARO
Aiuto regista
ROBERTO TATTI
Soggetto
MASSIMO DE RITA
MARIO FALCONE
Liberamente tratto dal libro di
EDMONDO DE AMICIS
Sceneggiatura
MASSIMO DE RITA
MARIO FALCONE
SARA POLIDORO
OTTAVIO IEMMA
Con la collaborazione di
MAURIZIO ZACCARO

cast
GIULIO SCARPATI
ANNA VALLE
LEO GULLOTTA
GIUSEPPE BATTISTON
ANTONELLA PONZIANI
ANTONIO CATANIA
DANIELA GIORDANO
VALERIA D’OBICI
LUCA DE GIOSA
ALESSIO SANTINI
SIMONE CIPRIANI
DAVIDE BRIVIO
IVAN IERI
LUCA BARDELLA
FEDERICO PREVIATI
STEFANO PRONESTI
MARCELLO ZUCCARO
CHRISTIAN NAPOLEONE
ANTONIO FARUZZI
FRANCESCO LUCARELLI
FRANCESCO BONO
GINEVRA CASSETTI
ANNA GOEL
MARINA SUMA
GISELLA BURINATO
LAURA CURINO
ROBERTO ACCORNERO
FRANCO PENNASILICO
ROBERTO D’ALESSANDRO
AUGUSTO ZUCCHI
LORENZO LORI
DAVID SEBASTI
ANTONIO PETROCELLI
GIULIA SCANU
MICHELE ANNUNZIATA
PAOLO FLORES
STEFANO DAVANZATI
FRANCESCO PANNOFINO
FABIO BUSSOTTI

fotografia
ALESSANDRO PESCI
scenografia
PAOLA COMENCINI
arredamento
MAURIZIO LEONARDI
costumi
CLAUDIO CORDARO
montaggio
LILLI LOMBARDI
musiche
FRANCO PIERSANTI
organizzatore generale
ANTONIO DE SIMONE GOLLUSCIO
prodotto da
ANGELO RIZZOLI

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grolla

Premio Internazionale della Televisione 2002, miglior fiction, migliori attori. Premio Anton Giulio Majano 2002 miglior regia, migliore attore protagonista L. Gullotta. Grolla d’Oro miglior attrice protagonista ad A. Valle, Efebo d’Oro miglior attore protagonista L.Gullotta.

CUORE. ESTRATTO EPISODIO “DAGLI APPENNINI ALLE ANDE” (2001) from maurizio zaccaro on Vimeo.

Attenzione: le fotografie qui riprodotte sono inedite e protette dalle leggi sul copyright internazionale.

PIU’ DI OTTO MILIONI DI SPETTATORI SU CANALE 5,

«Cuore» fa centro: «Contro l’ intolleranza»

Costanzo: «Il pubblico ha colto l’ imprevedibile modernità di De Amicis»

Un successo annunciato. La prima puntata di «Cuore» su Canale 5 è stata premiata da ascolti di tutto rispetto: 8 milioni 238 mila spettatori con il 30.24 per cento di share, che hanno battuto i 5 milioni 600 mila (20.16 per cento di share) del primo episodio e i 5 milioni 261 mila (19.82 per cento di share) della seconda puntata di «Don Matteo 2» su Raiuno. Unanime la soddisfazione, a cominciare dai vertici Mediatrade. Dice il presidente Costanzo: «I telespettatori hanno colto l’ imprevedibile modernità di questo libro, che racconta conflitti sociali attuali a un secolo di distanza. Il risultato dell’ Auditel ci rende orgogliosi, perché premia una linea editoriale ostinatamente perseguita». E tra i protagonisti della fiction, liberamente ispirata al libro di Edmondo De Amicis, è felice Giulio Scarpati, il maestro Perboni: «E’ un’ opera di una modernità sorprendente, un inno contro l’ intolleranza e la diversità. Ma il successo di questo prodotto conferma che le cose di qualità hanno sempre validità, soprattutto oggi. In tempi di drammatica escalation della violenza proporre al grande pubblico un romanzo che risponda alle ragioni del cuore e del cervello mi sembra un’ operazione vincente». E’ gratificato il regista Maurizio Zaccaro: «L’ unico scopo di questo lavoro è quello di portare nelle case delle famiglie italiane un tocco di serenità». Così anche il produttore Angelo Rizzoli (che ha convinto la Ferilli a rifare «Bellissima»): «E’ il recupero di un grande classico, la cui lettura ha emozionato gli italiani per oltre cento anni e che oggi torna a emozionarli in tv». Insomma, De Amicis ha colpito ancora nel segno. Il suo libro ebbe infatti straordinario successo alla fine dell’ 800 e all’ inizio del ‘ 900 e si conta che abbia venduto oltre 30 milioni di copie nel mondo. Nell’ estate scorsa è stata inoltre riscoperta una lettera di Giovanni Pascoli, dove il grande poeta raccomandava a un allievo, un po’ sgrammaticato nella scrittura, di leggere «Cuore», per imparare l’ ortografia, l’ uso dei tempi e dei modi. E non solo: nella lettera, Pascoli definiva quello di De Amicis un libro moderno, affiancandolo ai «Promessi sposi». Fu poi negli anni ‘ 60 che l’ opera, considerata da sempre un «codice della morale laica» post-risorgimentale, fu messa all’ indice dalla critica letteraria di stampo marxista. Commenta Scarpati: «E’ un testo che abbiamo letto da bambini, contestato da adolescenti, recuperato da adulti». Emilia Costantini

Costantini Emilia

CUORE COMMUOVE ANCORA

di LUISA SANDRONE

Il maestro Perboni, la maestrina dalla penna rossa, il signor direttore, Franti e Garrone, la piccola vedetta lombarda… Gli indimenticabili protagonisti del celebre romanzo di De Amicis rivivono a Torino in una fiction diretta da Maurizio Zaccaro. Con Giulio Scarpati, Anna Valle e Leo Gullotta.

«Francesco, più a sinistra! E tu, Luca, spostati un po’, forza! Zitti, state zittiiii, silenzio adesso! Bottini, stai su, quante volte te lo devo dire… Claudia, mettete le lacrime al bambino! Dai che ci siamo, motore, 102-8 prima, due macchine, azioooone!!!».

Come per miracolo (o forse, più prosaicamente, per timore che “Zac” perda sul serio la pazienza, e allora sai che guaio), la classe ammutolisce di colpo e fra i vecchi banchi di legno segnati dall’uso e da qualche temperino di troppo non si sente volare una mosca. Finché il bidello bussa alla porta e con aria deferente annuncia al maestro l’arrivo di un nuovo alunno, mingherlino e dimesso, il cui padre ha qualcosa da dire…

Dal pur piccolo assaggio sul set torinese dove si stanno concludendo i primi cinque mesi di riprese (poi tutti a Roma, a Cinecittà), il sapore di questo Cuore versione 2000 risulta davvero gustoso e fa ben sperare per quello che, il prossimo autunno, sarà il piatto forte di Canale 5. A partire dagli ingredienti, di prima qualità: il milanese Maurizio Zaccaro (che i novelli Franti, Garrone, Precossi hanno lestamente abbreviato nello Zac di cui sopra), reduce dall’intenso Un dono semplice appena trasmesso da Raiuno, dirige un cast da grandi ascolti, con Giulio Scarpati – il dottor Lele di Un medico in famiglia – nei panni del maestro Giulio Perboni e la leggiadra ex “commessa” Anna Valle in quelli di Margherita Capuano, la “maestrina dalla penna rossa” così ben tratteggiata, seppure con rapidi cenni, da Edmondo De Amicis. A dar loro manforte, il talento ormai sopraffino di Leo Gullotta nel ruolo del direttore della scuola, e la sensibile presenza di Antonella Ponziani, alle prese con una figura di donna fragile, dal destino precocemente segnato: Emma, la moglie del maestro, è infatti minata, nel fisico e nello spirito, da un grave esaurimento nervoso…

I bambini di ieri, depositari del Cuore della tradizione (gli unici rimasti: per quelli di oggi non è un libro, tutt’al più l’olio dello spot che fa saltare gli steccati), a questo punto avranno capito: la fiction Mediatrade in sei puntate è “liberamente ispirata” al romanzo e prevede l’innesto di linee narrative inedite e personaggi nuovi – come la passionale e contrastata storia d’amore fra Giulio e Margherita e l’altra, più delicata e poetica, fra il “pessimo” Franti e Olga, figura creata ex novo dagli sceneggiatori – che attraversano gli episodi con l’intento di “svecchiare” un testo altrimenti datato.

«Anche se alla fine Cuore è e resta una grande saga epica ricca di poesia, che manovra sentimenti forti e continua a proporci interessanti metafore con il vivere di oggi», commenta Zaccaro. «Nelle nostre classi ci sono i magrebini o i senegalesi, una volta erano il calabrese Salvatore e il siciliano Precossi a esser descritti come “africani”, cioè diversi. Per non dire dello scontro fra povertà e ricchezza, una memoria storica da riscoprire, specie nella società omologata di oggi, in cui spesso a far la differenza è lagriffe sullo zainetto. Ecco perché il recupero di Cuore, che ha caratterizzato l’infanzia di intere generazioni e arriva dopo il film del 1947 di Coletti e la versione televisiva di Comencini con Dorelli e la De Sio, merita questo sforzo produttivo e l’impegno di tante persone (da agosto sono fisso qui a Torino, dovrebbero darmi la cittadinanza onoraria!). Porta in sé il seme della nostra identità nazionale, è il ritratto neanche troppo retorico di come eravamo. Che poi… provate a seguire un quiz in Tv: dove crollano tutti? Alla domanda su Cavour, Mazzini, il Risorgimento. Scopo del film è far sì che quei sentimenti e quelle memorie non si disperdano nel nulla».


Giulio Scarpati nel ruolo del maestro Perboni con i suoi alunni.

Fatta salva l’attualità di certi temi, che ricordo aveva del libro? Sia sincero…

«Come tutti i testi imposti a scuola, anche Cuore era finito, ahimè, nel lungo elenco degli antipatici. In compagnia, fra gli altri, della Commedia umana di Saroyan, detestata da bambino e riscoperta, con infinito piacere, anni dopo. Ma del romanzo di De Amicis una cosa mi affascinava comunque: quelle magnifiche illustrazioni capaci di ricreare mondi lontani e figure emozionanti (il tamburino sardo, la piccola vedetta lombarda, le battaglie…)».

Nella composizione del cast è stato più facile scegliere gli attori adulti o quelli in erba?

«Premesso che nel “pacchetto” del produttore era già contemplata la coppia protagonista Scarpati-Valle (Anna, davvero bella e dotata di un sorriso speciale, calza alla perfezione il suo personaggio di siciliana alle prese col mondo così diverso del Nord), a me è toccato completare il cast: a partire da Leo Gullotta, stupendo attore che qui si misura con una figura alquanto diversa da quella del libro, più ricca di sfumature e capace nel finale di sorprendenti trasformazioni. Quanto ai bambini… No, non è stato affatto semplice trovare quelli giusti, e il fatto che ne abbia visti 2.700 la dice lunga sulle difficoltà incontrate. Che poi si possono riassumere così: ai provini arrivavano spesso e volentieri (non per me!) i classici ragazzini degli spot, tutti con le stesse facce da mulini bianchi, perfette e “insapori”. Tanto che più volte, sull’orlo della disperazione, ho gridato ai miei collaboratori: “Uscite da Torino, andate in campagna, cercate quelli veri e portatemeli qui!”. Alla fine li abbiamo trovati, i ragazzini “umani”, magari con le orecchie a sventola e i labbroni, ma sapesse che fatica… Mai visti concentrati insieme tante piccole Barbie e altrettanti Brad Pitt formato mignon! E tuttavia il peggio lo davano certi genitori che arrivavano con tanto di book (l’album fotografico delle modelle, ndr) della figlioletta di 8 anni, in posa con la spallina abbassata… Li guardavo e mi veniva voglia di urlare: “Ma che diavolo state facendo?”, perché la devastazione del mondo infantile passa anche da qui. A farmi ricredere, per fortuna, c’erano e ci sono loro, i bambini, che prendono questa esperienza come un gioco e non si lasciano turbare dalle follie dei grandi. Del gruppetto che ho qui sul set sono non contento, ma orgoglioso; tre di loro diventeranno sicuramente attori, un altro ha scoperto la fotografia cinematografica e ne è rimasto affascinato, alcuni hanno voluto sapere tutto sul mestiere di regista e sulle scuole da frequentare per diventarlo. A tutti ripeto fino alla noia di studiare, studiare e ancora studiare, anche se poi li faccio ridere a crepapelle raccontando, a mo’ di battuta, che dirigo film perché non ho una laurea. E non dico l’ilarità alla vista delle mie pagelle piene di 4 in matematica! Evidentemente, la cosa li consola».

Tanta fatica, ma anche tante risate: ce ne fossero, di set così allegri…

«Ha ragione, il bello di un lavoro che si protrae per mesi è proprio questo clima di amicizia e convivialità cui i ragazzini di oggi – tutti casa, Tv e videogiochi – non sono più abituati. Come dicevo, Cuore funziona sempre, anche nel 2000».

Luisa Sandrone

Scarpati: «Maestra è la Tv»

« Ero da tempo alla ricerca di un personaggio che mi colpisse nel profondo, e chi meglio del maestro Perboni, legato a un testo mitico come Cuore, ai sapori e alle emozioni dell’infanzia, e insieme profondamente attuale?». Giulio Scarpati, smesso il camice del dottor Lele e dell’Idiota teatrale («120 recite, la mia boccata d’ossigeno») per indossare gli abiti di un educatore di fine ’800, accarezza il vecchio libro dalla copertina rossa «che mi segue dappertutto, sul set e in camerino, con le sue pagine ingiallite, i disegni a china in bianco e nero e le poche, preziose tavole a colori che da bambino mi facevano sognare. Lo sfoglio, come allora, e mi convinco di aver fatto la scelta giusta, fra le tante proposte ricevute dopo il successo del Medico in famiglia; una scelta nata dalla voglia di raccontare vicende umane e sentimenti che non sono affatto sorpassati, visto che fra quel momento storico e l’attuale trovo molti punti di contatto (concetti come integrazione, solidarietà, unità, non sono forse alla ribalta della cronaca?). E poi, confesso, mi piaceva tornare ai ritmi lenti di un secolo fa, scanditi dalle ruote delle carrozze e dal gioco di sguardi tra due persone innamorate».

Maestro per fiction («ma il mio Perboni è diverso da quello del romanzo, dove ricopriva un ruolo marginale: ha una vita privata tormentata, a partire dalla moglie inferma, e questo rende il suo lavoro di insegnante l’unico approdo felice di una quotidianità grama»), Scarpati – che nella realtà è padre di Lucia, 6 anni, e del dodicenne Edoardo, «poco interessato a Cuore; forse adesso, chissà…» – crede profondamente nel ruolo educativo della Tv. «È un’altra molla che mi ha spinto ad accettare: far conoscere alle nuove generazioni un romanzo ricco di valori universali che oggi, purtroppo, stiamo perdendo».

l.san.

 Gullotta: «Non facciamo morire il bambino che è dentro di noi»

«Cattivo, il “mio” direttore? Ma no, non lasciatevi sviare dall’aspetto così asburgico, grandi baffi, aria impettita e sguardo severo: in realtà è un uomo del suo tempo, e nella realtà politica e sociale di fine ’800 la disciplina e il rigore all’interno della scuola avevano un senso. E tuttavia lo vedrete anche sorridente, vicino ai ragazzi e ai loro problemi». Ennesima trasformazione per Leo Gullotta, camaleontico interprete di ruoli sempre diversi, perché «grazie a questo mestiere che faccio da 34 anni, posso entrare e uscire di continuo da caratteri che non mi appartengono, dando e ricevendo ogni volta qualcosa. Come potrei proporre al pubblico sempre la stessa faccia?».

E infatti, dopo essere stato il giornalista coinvolto per caso nel conflitto balcanico de Il carniere e l’ambiguo Pandico del processo Tortora in Un uomo perbene – per citare due bei film degli anni ’90 diretti proprio da Zaccaro –, oggi parla con entusiasmo dell’ultimo impegno, Vajont di Renzo Martinelli («una grandissima riflessione sociale unita a effetti speciali così realistici che il pubblico non ne sospetterà l’utilizzo»), e del prossimo, una sorta di Detenuto in attesa di giudizio del 2000. In mezzo, questo Cuore, che «non sarà un prodotto blandamente televisivo: è girato con taglio cinematografico, nel segno della verità storica». lmmerso fino al collo nel lavoro, «il più bello del mondo», Gullotta non dimentica però la vita «che viene prima di tutto».

E snocciola con serenità la sua ricetta: «Sorridere a chi ci sta vicino per comunicare meglio, trovare il tempo di sfiorare le cose con le mani, di fare una carezza… Tempo perso, dirà qualcuno: e invece è l’unico modo per non far morire il bambino che è in noi».

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ll nuovo “regista dei bambini” Maurizio Zaccaro adatta con grande garbo ed eleganza visiva il non facile remake di “Cuore” di De Amicis già messo in scena da Luigi Comencini. Rispetto alla precedente edizione, a parte le profonde lacune degli sceneggiatori ormai corrotti dalla pochezza narrativa che distingue la nostra fiction, la solida regia di Zaccaro punta tutto sull’autenticità della messa in scena donando ad ogni inquadratura quell’originalità di allestimento e credibilità latitanti in Comencini.

Il Davidotti – Adincor

12/04/2007 – Adele de Gennaro

                               Cuore di maestro
 Annunci, repliche, smentite. Continua il gioco…

Parlando di fiction non passa giorno che produttori, registi e attori dicano del loro prodotto “questo è cinema per la Tv”. Bene, stavolta è vero e non si tratta di uno slogan buono per acchiappare ascolti: “Cuore”, la serie Tv diretta da Maurizio Zaccaro con Giulio Scarpati, Anna Valle e Leo Gullotta, tra i protagonisti, è davvero cinema per la televisione.

Prodotta da Angelo Rizzoli per Mediatrade, la fiction in 6 episodi tratta dal celebre romanzo di Edmondo De Amicis – in onda ogni domenica alle 21 dall’11 novembre su Canale 5 – si candida a tutti gli effetti come uno dei migliori film televisivi di questa stagione, non solo per la ricerca maniacale di autenticità operata da Zaccaro, abilissimo nel restituirci atmosfere e colori di una Torino del 1890, ma anche per la accurata scelta dei piccoli protagonisti (tutti alla loro prima esperienza televisiva), bambini dai volti intensi e autentici, nulla a che vedere con i ragazzini biondi, belli e patinati che sovraffollano il piccolo schermo.

I sentimenti insomma non passeranno mai di moda e non è un caso che Mediatrade abbia scelto proprio “Cuore” per continuare la nuova linea editoriale ispirata ai grandi classici del passato. Letto da generazioni di studenti, bistrattato dalla critica letteraria e successivamente rivalutato, il romanzo di De Amicis propone una serie di valori universali come quelli dell’amicizia, della famiglia e della solidarietà: per alcuni un concentrato di retorica, per altri uno strumento di educazione delle giovani generazioni.

A giudicare dall’accoglienza dei primi spettatori (una platea di circa 300 bambini della scuola elementare romana “De Amicis”), il “Cuore” di Zaccaro piacerà anche al pubblico del terzo millennio.

“L’attualità di Cuore – ha aggiunto Maurizio Costanzo – è anche nel conflitto sociale, nelle diversità di estrazione di provenienza geografica dei ragazzi, e la diversità delle diversità è un tema quanto mai attuale. Penso alla scuola più multietnica d’Italia, alla periferia di Milano, dove i genitori non vogliono più iscrivere i figli: tutto questo è una bestemmia che intendiamo combattere anche attraverso la Tv”.

Insomma, oggi non c’è più da vergognarsi a rileggere le vicende del piccolo scrivano fiorentino e della piccola vedetta lombarda, i personaggi di De Amicis sembrano rinati a nuova dignità.

“Da un certo momento in poi – conferma Roberto Pace, amministratore delegato di Mediatrade – anche la nostra generazione ha smesso di vergognarsi di “Cuore”. Negli anni ’70 si leggeva più Brecht che la letteratura italiana e si aveva orrore dei sentimenti ma grazie a Dio siamo cresciuti. Insomma, oggi è meglio “Cuore” che “Porci con le ali””.

Tutti d’accordo dunque nel riconoscere l’attualità del romanzo di De Amicis, non ultimo Giulio Scarpati che nella miniserie di Canale 5 interpreta il maestro Perboni. “L’elemento più attuale – dice l’attore – è proprio l’integrazione fra i bambini della classe. Nell’800 un gesto di solidarietà di un ricco verso un povero era rivoluzionario e in questi tempi di guerra è importante riflettere sui sentimenti e sul senso della vita, capire le ragioni degli altri”.

IL NUOVO “CUORE” – L’Unità – Edizione Nazionale – 08/11/2001

di Marco Lombardi

Cuore di Edmondo De Amicis (insieme a Pinocchio, ovviamente) è uno fra i pochissimi libri italiani che sin dalla prima pubblicazione (1886) non hanno mai smesso di essere stampati e venduti in tutto il mondo. E pure il cinema non si stanca di raccontarlo, ogni volta sotto rinnovate spoglie. Mentre siamo in attesa di vedere il Pinocchio di Benigni, Maurizio Zaccaro – il regista di Un uomo perbene , Il carniere, L’articolo due – ha girato per la televisione una particolarissima riedizione di Cuore, che è stata prodotta da Angelo Rizzoli per Mediatrade, ed andrà in onda su Canale 5 a partire da domenica prossima. Due le invenzioni più clamorose del film-tv rispetto al libro: la follia che colpisce la moglie (Antonella Ponziani) del maestro Perboni, interpretato da Giulio Scarpati, e la «love story» di Franti, il pessimo alunno di De Amicis che nella fiction si innamora di Olga Votini, sorella di un compagno di classe. Zaccaro, come mai tanto interesse per un testo che molti considerano il «romanzo della retorica» per eccellenza? Innanzitutto la mia è una riproposizione del tutto libera e moderna, sganciata dalla struttura del libro: e del resto anche Luigi Comencini, quando girò nell’84 il suo Cuore televisivo, lo ambientò nel 1917, in piena «grande guerra». Si tratta infatti di un romanzo che è pressoché impossibile trasporre in pellicola senza scegliere un punto di vista privilegiato: c’è il diario del piccolo Bottini, ci sono gli inserti del padre del bambino, ci sono i racconti mensili (Il tamburino sardo, La piccola vedetta lombarda, Il piccolo scrivano fiorentino , ecc.), infine c’è la presa diretta su ciò che avviene durante l’anno scolastico. Sono in pratica quattro diversi sguardi, quattro diverse soggettive, alle quali si aggiunge il modo con cui la gente ricorda il romanzo, e cioè la storia di un buono (Garrone) e un cattivo (Franti). Per questo gli sceneggiatori Massimo De Rita, Mario Falcone e Ottavio Iemma hanno scelto di non essere filologicamente vicini al testo, privilegiando invece la memoria collettiva dei lettori: un progetto che mi sono ritrovato fra le mani ed ho subito condiviso. Ma perché Cuore dovrebbe ancora interessare nel 2001, l’anno della catastrofe delle torri gemelle? Perché al di là del versante «strappalacrime», è pieno di spunti di modernità che ho cercato di cogliere appieno. Ad esempio il tema dell’integrazione razziale: presso la scuola Moncenisio di Torino, la città in cui si svolge quasi tutto il romanzo, i bambini provenienti dal sud Italia vengono descritti in modo «lombrosiano». E poi tutti i problemi di miseria e povertà che fanno da sfondo ad un periodo apparentemente «trionfalistico», quello dell’industrializzazione di fine ‘800. Senza dimenticare le mille implicazioni politiche: spesso si dice «non fare il Franti», «non fare il Garrone» per stigmatizzare comportamenti di opposizione «aprioristica» oppure di adesione incondizionata, cioé da «buonisti». Ed infatti, nel dopo elezioni politiche, molti diedero del «Franti» a Bertinotti perché «felice» del suo stretto esito elettorale, nonostante la sconfitta delle sinistre. Ma Franti è anche l’emblema di chi ha il coraggio di andare «contro», manifestando le proprie idee ad ogni costo. Al punto che Umberto Eco scrisse l’elogio del Franti («il non integrato per eccellenza», disse). E lei in quale personaggio si riconosce di più? Proprio in Franti: anch’io come lui ho avuto rapporti «turbolenti» con l’istituzione scolastica, prova ne è che faccio il regista e non un altro mestiere più «classico». E poi il mio cinema ha sempre raccontato storie e personaggi controcorrente. Ma mi riconosco anche nel maestro Perboni, interpretato da Giulio Scarpati: una specie di Don Chisciotte dei sentimenti, al quale – a differenza del romanzo – ho dato un ruolo trasversale. Cioé lungo tutto il film, allo stesso modo della maestrina dalla penna rossa, Anna Valle. I sei episodi del suo Cuore sono sei lungometraggi in tutto e per tutto. Quanto tempo ci è voluto per portare a termine l’intero progetto? Un anno: le riprese sono iniziate il 9 ottobre del 2000 e si sono concluse il 9 giugno scorso, fatta salva un’interruzione nel periodo natalizio. Il lavoro in moviola è durato quasi cinque mesi: i metri di pellicola da visionare erano 300 mila… Dove ha girato? Quanto c’è di «ricostruito»? Fatto salvo qualche interno romano, e le riprese in Argentina per l’episodio Dagli Appennini alle Ande , tutto il film è stato girato a Torino. Nonostante i costi elevati, la produzione ha capito: solo quella città poteva offrirmi visi «consapevoli» delle tematiche sociali che ho trattato. Perché le hanno vissute, continuano a viverle. Per trovare i 13 bambini protagonisti lei ha peregrinato per le scuole di Torino, incontrandone 3750… Sì, ma è stata un’esperienza bellissima oltre che centrale, nell’economia del progetto (se avessi «sbagliato» quei visi, avrei sbagliato il film): quei 13 bambini li sento ancora, anche loro mi chiamano. La disponibilità che hanno dimostrato è stata enorme: nel leggersi sia il libro – pochi lo conoscevano – che l’intera sceneggiatura. Ma soprattutto a livello interpretativo: hanno reso propri anche i personaggi meno «carini» (Franti, interpretato da Luca Bardella) o un po’ scomodi (il troppo buono Garrone, recitato da Davide Brivio).  Il film uscirà in un secondo momento nelle sale? Mi piacerebbe molto, una riedizione accorciata è del tutto possibile, anche perché il mio Cuore è un film che ho pensato e girato per il grande schermo. Quindi con tutti quelle caratteristiche spazio-temporali tipiche del cinema «vero». Si vedrà…

8 novembre 2001pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 23) nella sezione “Spettacoli

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CUORE DI FICTION 

Farà commuovere anche i bambini cresciuti con i Pokemon e le play-station: il “Cuore” diretto da Maurizio Zaccaro è una fiction con la F maiuscola e, per carità, non parlate di remake.

Farà commuovere anche i bambini cresciuti con i Pokemon e le play-station: il Cuore diretto da Maurizio Zaccaro è una fiction con la F maiuscola e per carità non parlate di remake. La nuova serie Tv in onda su Canale 5 non ha nulla a che vedere con la versione cinematografica del 1948 di Duilio Coletti con Vittorio De Sica, né con gli episodi diretti nell84 da Comencini per Raidue con Johnny Dorelli, Giuliana De Sio ed Eduardo De Filippo. I più rigorosi non tarderanno a parlare di tradimento letterario ma come ogni opera che si rispetti la fiction di Zaccaro è una rilettura del libro di De Amicis, un libero adattamento: è solo per esigenze televisive che il team di sceneggiatori guidati da Massimo De Rita ha innestato linee narrative non contemplate nel romanzo. Infatti oltre i personaggi più noti come il maestro Perboni, il terribile Franti (rivalutato persino da Umberto Eco nel saggio Elogio di Franti) e gli altri alunni della scuola elementare Moncenisio di Torino, sugli schermi di Canale 5 vedremo anche figure del tutto nuove come Olga Votini, una ragazzina innamorata segretamente di Franti oppure molto più importanti rispetto alloriginale letterario. E certamente non dispiacerà a nessuno ritrovare nei sei episodi della serie Tv (i primi due in onda l11 e il 12 novembre in prima serata, gli altri sempre di domenica) Anna Valle nel ruolo della maestrina dalla penna rossa, un ruolo fondamentale nello sviluppo del film televisivo. Costato 20 miliardi e girato totalmente in presa diretta, il Cuore di Zaccaro (molti ricorderanno alcuni suoi successi cinematografici come Il carniere e Un uomo perbene) è anche un magnifico affresco della Torino di fine 800, un crogiuolo di classi sociali dove attraverso le vicende dei bambini della scuola Moncenisio – gestita da un direttore severissimo impersonato con la solita bravura da Leo Gullotta cè spazio anche per la storia damore fra il maestro Perboni, un Giulio Scarpati tornato davvero a recitare, e Margherita Capuano, maestrina dalla penna rossa interpretata da Anna Valle. E\’ questo lasse portante che attraversa tutti gli episodi della serie televisiva in cui non saranno proposti tutti gli otto racconti del libro di De Amicis ma soltanto i sei più noti tra cui Dagli Appennini alle Ande e La piccola vedetta lombarda. Nel film compare anche la moglie di Perboni, una donna malata di mente interpretata con efficacia da Antonella Ponziani. I bambini scelti da Zaccaro sono stati individuati con grande accuratezza ed è proprio questo, oltre la scenografia di Paola Comencini, a dare credibilità allintero progetto. Tutti i bambini sottolinea Scarpati hanno dato un contributo molto importante al film. Aggiunge Zaccaro: Volevo soprattutto riproporre latmosfera dellepoca, da qui la ricerca dellautenticità soprattutto nei volti così simili alliconografia di fine 800. Quanto alla sceneggiatura abbiamo scelto strade nuove e più contemporanee, non ci interessava fare un remake del film con De Sica. Non credo comunque che ci sia il rischio sentimentalismo, il nostro è stato un lungo lavoro sulle emozioni. A spiegare il tradimento parziale del libro di De Amicis, dove il personaggio della maestrina è solo accennato, è lo sceneggiatore Massimo De Rita. Abbiamo cercato una fedeltà che fosse vicina allo spirito del libro afferma una specie di fedeltà infedele. La storia damore tra il maestro Perboni e Margherita è stato il nostro modo per approfondire il retroterra, la solitudine profonda di Perboni descritta da De Amicis in poco più di tre righe. Un uomo che a 35 anni si rivolge ad una classe dicendo siete voi la mia famiglia deve necessariamente avere un dramma alle spalle: ecco perché nella prima puntata è così centrale la follia di Emma, la moglie malata. Ben venga, dunque, una fiction di qualità come questa anche se Roberto Pace, amministratore delegato di Mediatrade, annuncia tempi duri. Le fiction di qualità hanno costi notevoli e non è un mistero che la Tv, specialmente quella commerciale, stia vivendo un periodo di recessione economica. Però Canale 5 intende proseguire sulla strada avviata con Piccolo Mondo Antico e per la prossima stagione ha già confermato I ragazzi della via Pal.

Film.it

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