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“Mi hanno fatto esplodere una bomba biologica dentro” disse pochi giorni prima di morire il noto presentatore televisivo Enzo Tortora, riferendosi al cancro che lo stava divorando, a Giuliano Ferrara in una diretta TV. Chi e come gli aveva fatto esplodere questa bomba biologica se non le calunnie, le illazioni, le false prove sulla sua presunta affiliazione all’organizzazione Nuova Camorra Organizzata, riportate a piena pagina su quotidiani, nei telegiornali dell’epoca? Il film, più del dramma privato e personale di Tortora, narra l’incubo giudiziario nel quale, dal 17 giugno 1983 al giorno della sua morte, avvenuta il 18 maggio 1988, egli venne coinvolto.

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UN UOMO PERBENE   –   nota di regia

Nel mare sterminato degli atti dei due processi a Enzo tortora e dei verbali consultati e studiati, fra le decine di cassette ascoltate e viste (quasi tutte provenienti dai poderosi archivi di Radio Radicale) che contengono la MEMORIA di uno dei casi più clamorosi e fragorosi di MALAGIUSTIZIA, fra tutto questo materiale c’è una video cassetta che tocca il cuore.

E’ la registrazione di una trasmissione televisiva fatta ad Antenna Tre Lombardia, credo in occasione del compleanno di Tortora allora detenuto nel carcere ”modello” di Bergamo. Parlano gli amici di Enzo. Gli amici più intimi e veri fra i quali si riconoscono Pogliotti, Gigi Marsico e Piero Angela. Peccato che questa piccola ma onesta trasmissione sia stata vista da pochi, peccato che non l’abbia vista chi, nell’Italia di allora, nutriva assolute certezze sulla colpevolezza di Enzo Tortora, peccato che non l’abbiano vista i giornalisti  e fotoreporter, i caporedattori che quotidianamente sbattevano il mostro in prima pagina, peccato infine che non l’abbiano vista gli inquirenti al lavoro alla Procura di Napoli ed i carabinieri della caserma Pastrengo,  sempre a Napoli… Le parole degli amici,  parole a volte rotte dall’emozione, raccontano di un Tortora sconosciuto, abitudinario, quasi pantofolaio e tutt’altro che inquieto. Tutt’altro che quel famigerato Dottor Jeckyll e Mr. Hide presentato, manette ai polsi, ad ogni telegiornale di quella torrida estate del 1983. Basta ascoltare Piero Angela  per esempio, per capire che qualcosa non torna fra quello che lui dice e quello che si legge sulla stampa ormai lanciata a lapidare Tortora quale cinico camorrista amico e socio del boss di Ottaviano: Raffaele Cutolo.

Eppure la storia è andata, purtroppo, come tutti sappiamo. Tant’è che adesso, di tutta questa paradossale vicenda, è stata scritta una sceneggiatura, ne è stato fatto un film. Mi  auguro quindi che UN UOMO PERBENE sia un film utile. Un film che consenta, dopo tanto tempo, di capire cosa in realtà avvenne (o non avvenne) in fase istruttoria e in sede processuale attorno al “caso Tortora”. Ci sono voluti, con l’infaticabile Umberto Contarello, quasi tre anni di meticoloso lavoro di studio sugli atti processuali e sui verbali degli  interrogatori, mesi di letture su tutto quello che è stato scritto e pubblicato (preziosissimi a questo riguardo i due libri di Giacomo Ascheri -Tortora , storia di un’accusa – e – Tortora, il processo –  ) prima d’approdare ad una sceneggiatura forse dura  ma indiscutibilmente sicura e precisa, fedele in ogni sua singola scena e battuta alla controversa realtà del momento. Nulla è stato perciò inventato, rielaborato per rendere “cinematografica” la vicenda, anzi… Tutto ci è sembrato già così grottesco e assurdo da far impallidire qualsiasi opera di fantasia. Credo che il vero cinema, il nostro cinema, sia questo. Il cinema civile, il cinema di sentimenti, emozioni e immagini credibili e autentiche,  il cinema che trae la sua forza e i suoi nervi dalle contraddizioni della società nella quale e per la quale viviamo e lavoriamo. “Perché scrivere storie ambientate a Parigi o a Londra o nei mari del Sud… – diceva Tolstoj agli aspiranti scrittori che frequentavano il suo ultimo ritiro di Jasnaja Poljana -… cercate, scavate nella nostra storia  invece e troverete sicuramente qualcosa degno d’essere raccontato…”

Maurizio Zaccaro –  Roma, 18 luglio 1999

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Regia
MAURIZIO ZACCARO
Soggetto
SILVIA TORTORA
Sceneggiatura
MAURIZIO ZACCARO
UMBERTO CONTARELLO
Fotografia
PASQUALE RACHINI
Musica
PINO DONAGGIO
Interpreti
LUIGI DIBERTI
MICHELE PLACIDO
VINCENZO PELUSO
MARIANGELA MELATO
GIOVANNA MEZZOGIORNO
STEFANO ACCORSI
FRANCO TREVISI
LEO GULLOTTA
PINO AMENDOLA
DANIELA GIORDANO
AUGUSTO ZUCCHI
MARIANO RIGILLO
GIULIANO GEMMA
FRANCO CASTELLANO
COSTANTINO CARROZZA
Costumi
LAURA COSTANTINI
Scene
NINO FORMICA
GIACOMO CALÒ CARDUCCI
Montaggio
ANNA NAPOLI
Durata
117 minuti
Lunghezza
3200 metri
Distribuzione CDI
Produzione
GIOVANNI DI CLEMENTE

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Evento Speciale alla 56ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 1999 – Premio Critica Cinematografica “Pasinetti”. Premio I. Silone. Grolla d’Oro 1999 migliore attore: S. Accorsi. David di Donatello miglior attore non protagonista a L. Gullotta. Nastro d’Argento miglior soggetto a S. Tortora. Globo d’Oro miglior attore a L. Gullotta. Premio Nazionale Film di Qualità.

© Attenzione: le fotografie qui riprodotte sono inedite e protette dalle leggi sul copyright internazionale.

 

La critica sul film da LorCio-Opionini
Su questo intelligente film sono cadute molte critiche, a mio avviso perlopiù ingiustificate. Intendiamoci, non è un capolavoro e non aveva le ambizioni per pretendere di esserlo. Seguendo con precisione e diligenza l’incredibile vicenda giudiziaria del popolare giornalista e presentatore Enzo Tortora (“quello del pappagallo”, dice lo squallido pentito Pandico), finito in carcere per collusione con la camorra e spaccio di cocaina, gli sceneggiatori Umberto Contarello e Maurizio Zaccaro, con la preziosa collaborazione della figlia di Enzo, Silvia, disegnano prima di tutto un ritratto umano accorato e penetrante e rendono emblematica una vicenda di malagiustizia assurda e incomprensibile. Sia chiaro: chi scrive è un cittadino che crede nella Legge, nella Giustizia, come dire?, nell’operato della Magistratura, ed è sinceramente certo che nel 99% dei casi i magistrati agiscono con competenza, buona fede e cognizione di causa. Purtroppo c’è un 1% che fa più rumore degli altri, che fa uso della Giustizia in modo personalistico e inspiegabile. Dispiace dirlo. E di quella minoranza fanno parte gli inquirenti che, frettolosamente e incomprensibilmente, hanno arrestato senza prove intelligibili un uomo perbene, capitato per caso (?) in un gioco che non lo riguardava e con cui non aveva nulla a che fare. Ma abbandonando i giudizi personali, atteniamoci ai fatti del film: quello di Zaccaro è un film sincero, caldo, emozionale. Ha i suoi difetti di struttura (salti storici un po’ disordinati, qualche semplicità in sede di sceneggiatura del disegno dei magistrati), ma è una delle ultime prove che il nostro cinema ha registrato nel campo cosiddetto civile. Non è un film contro la Magistratura, quanto una critica nei confronti dei mezzi talora usati da certi personaggi, come quello di prendere per oro colato le dichiarazioni dei pentiti, e soprattutto contro quel circo mediatico che distrugge l’immagine di gente onesta e perbene. È probabilmente uno dei film più convincente di Maurizio Zaccaro (già apprezzato ne “Il carniere”) e anche, finora, la sua ultima apparizione cinematografica. Oggi è una stella del piccolo schermo (suo il discusso e discutibile “Cuore” e “I ragazzi della Via Pàl”). L’impianto tecnico è di tutto rispetto, ma il suo punto di forza sta nel cast degli interpreti. Eccellente Michele Placido che fa Enzo Tortora con coscienza e accuratezza. Anche Stefano Accorsi è preparato e appassionato (Grolla d’oro), forse un po’ sprecati la bella e brava Giovanna Mezzogiorno, l’aristocratico Giuliano Gemma e la somma Mariangela Melato. Ma tra i comprimari chi sta una spanna sopra gli altri è un viscido e strepitoso Leo Gullotta, il pentito Pandico. Continuo a sostenere che Gullotta sia uno dei migliori attori-caratteristi in circolazione, uno dei pochi, in verità, e che se fosse nato in America sarebbe stato un secondo Joe Pesci e avrebbe vinto una sfilza di Oscar (per questo film, per “La scorta”, per “Il camorrista”, per “Vajont”, per “Nuovo cinema Paradiso”…).
Sulla regia di Maurizio Zaccaro
Professionale e intelligente.
Sull’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno
Brava certamente, ma probabilmente un poco sprecata. Tuttavia merita una menzione.
Sull’interpretazione di Mariangela Melato
Parte non vasta, ma rimane una delle attrici italiane più emblematiche, poliedriche e capaci.
Sull’interpretazione di Michele Placido
Eccellente, toccante. Un talento puro che qui rifulge al meglio.
Sulla colonna sonora
Incalzanti, di Pino Donaggio.
Cosa cambierei
Voto: 7.

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Milano, 19 settembre 1941Roma, 11 gennaio 2013

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ricordando Giuliano Gemma
Roma, 2 settembre 1938 – Civitavecchia, 1º ottobre 2013

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