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1995 – TESTA MATTA (acting out)

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STAMPA ESTERA – GLOBO D’ORO  1996 

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

ALESSANDRO HABER

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Antonio, un quarantenne mentalmente leso a causa di un lontano incidente d’automobile dove è morta la moglie Elisabetta, vive a Trieste con il fratello Valerio nella vasta casa dei suoi – morti da qualche tempo – completamente regredito ad uno stato infantile (al punto di chiamare papà il fratello che lavora nel vicino Hôtel Savoia e che si prende cura di lui, anche per un senso di colpa, perché era proprio lui alla guida la sera dell’incidente automobilistico. Quando Valerio s’innamora di Marianna e vorrebbe fare con lei una gita in una house-boat (per conoscersi meglio e visitare un rudere su un isolotto, che vorrebbe trasformare in albergo), è costretto a farle cenno di tale situazione penosa. Per toglierlo dalla comprensibile indecisione, Marianna si reca in casa di Antonio e rimane scossa dall’impatto con quell’adulto-bambino, ma non intende rinunciare alla gita tutti insieme. Mentre la confortevole house-boat naviga sulla laguna nel clima più sereno ed euforico dei tre, Valerio è preso da un colpo di sonno: Antonio s’impadronisce dei comandi e imprime una forte accelerazione all’imbarcazione che va a impantanarsi dentro un canneto, costringendo Valerio a lasciarla per chiedere aiuto. Nel frattempo scoppia un uragano che risveglia impressioni rimosse nel subconscio di Antonio: le lontane nozze con Elisabetta, i rovesci d’acqua sull’autostrada la sera stessa delle nozze, la brusca frenata di Valerio, che si trovava alla guida, per evitare lo scontro con un mezzo pesante sbucato all’improvviso, l’urto tremendo. Racconta tutto questo all’attonita Marianna, e subito ripiomba nel suo stato regressivo. Tutto gli si confonde, mentre la bufera rimette in rotta l’imbarcazione e la sospinge a largo, finché va nuovamente ad urtare contro la terraferma, costringendo i due a trovare rifugio su un isolotto, al riparo di un rudere, dove trascorrono la notte. Quando, dopo affannose ricerche, vengono ritrovati da Valerio e da una motovedetta della Guardia costiera, Marianna, affascinata dal mondo fantasioso e irreale nel quale l’ha introdotta Antonio, finisce con unirsi a Valerio nell’assistenza del “diverso”, per un ritorno comune al mondo sognante dell’infanzia, pieno d’incantato stupore.

TESTA MATTA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Antonio
ALESSANDRO HABER
Marianna
ANNA GALIENA
Valerio
ROBERTO CITRAN
L’inglese
DENNIS LAWSON
Uomo della laguna
SKARDY

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Soggetto, Sceneggiatura e Regia: MAURIZIO ZACCARO
Fotografia
PASQUALE RACHINI
Scenografia
GIOVANNA ZIGHETTI
Costumi
DANIELA VERDENELLI
Montaggio
AMEDEO SALFA
Musica
ALESSIO VLAD
CLAUDIO CAPPONI
Prodotto da
FULVIO LUCISANO
GIANFRANCO PICCIOLI
(Italia, 1996)
Durata: 93′
Distribuzione cinematografica: IIF
Distribuzione home video: COLUMBIA/IIF HOME VIDEO

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Anncey Cinema Italien

La quotidien – Yves  Raybaud

Quarto film del regista milanese Maurizio Zaccaro, è tratto dalla commedia teatrale Scacco Pazzo diVittorio Franceschi. Sia nella piece che nel film vi recita Alessandro Haber. Inizialmente il film si doveva chiamare Testa matta ma il produttore Fulvio Lucisano ha cambiato poi il titolo in Cervellini fritti impanati, cercando così un richiamo a Pomodori verdi fritti alla fermata del treno di Jon Avnet. Colpo di genio all’italiana che ha purtroppo penalizzato questo gradevole, originalissimo film.

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 Lietta Tornabuoni La Stampa

Cervellini fritti impanati è un titolo insopportabile e deviante, il film invece è singolare. A Trieste Alessandro Haber, un uomo di quarantacinque anni, si comporta come un monello di sette, otto anni. Da molti mesi non esce dall’appartamento caotico e sudicio, gioca con un sommergibile immaginario, col trenino e col gatto, mangia patatine fritte, butta roba in strada dalla finestra, ascolta perennemente la stessa canzone Popov dello Zecchino d’oro, combina malestri continui, nella solitudine s’inventa un interlocutore e parla senza smettere mai, parla sempre, parla compulsivamente.

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“Zaccaro mantiene il film sul décor professionale, senza germi underground, rispettando un manuale di psicoterapia elementare. Perché le radici psicanalitiche, compreso l’amore-odio di lei per il padre, sono di maniera, mentre la povera Galiena, dopo ‘Senza pelle’, sembra destinata ad essere la vittima sacrificale dei fuori di mente, che vedono il sottofondo della vita e ci ridono sopra”. (Maurizio Porro,’Il Corriere della Sera’, 14 settembre 1996).

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“Dal film siamo usciti perplessi, in uno stato d’animo un po’ schizofrenico, diviso tra consenso e riserve, adesione e distacco. Eppure, tenuto a briglia corta da Zaccaro con cui aveva già lavorato Haber tempera il naturale istrionismo con una sottigliezza che suggerisce bene l’ambiguità della sua schizofrenia, mentre con l’abituale sobrietà Citran disegna il grigiore borghese di Valerio, l’ambivalente rapporto col fratello, i rimorsi. Convince meno la Galiena, così seduttiva; dà l’impressione di recitare a fianco del personaggio invece di entrarci. Errore di casting? Di riscrittura? Di incapacità registica? Difficile dirlo. Non è mai stato facile per nessuno trasferire un testo teatrale in una dimensione cinematografica, cercando di cancellarne le origini. Forse la debolezza di fondo di ‘Cervellini fritti impanati’, quel che gli impedisce di essere un film riuscito, è nel suo impianto narrativo, nella sua costruzione drammaturgia”. (Morando Morandini, ‘Il giorno’, 17 settembre 1996).

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