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1993 – 44. BERLIN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL: L’ARTICOLO 2

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

Articolo 2. Costituzione Italiana

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  1991 – miglior sceneggiatura originale inedita

 

art 2.8 

Article Two deals with a topic of great and burning interest to us all today: how to cope with the huge throngs of North Africans who, have recently begun to change the face of Italy and of the rest of Europe. Little by little these emigrants have occupied the place, forsaken by the wealthier Western peoples, undertaking the menial and dangerous jobs snubbed by them, and are now trying to become a part of the host community. This heightens the sensation of uneasiness felt by many European citizens. While a number of countries are revising and modifying their immigration laws in an effort to curb the flow of foreigners, Italy is obliged to seek solutions in a context of faulty legislation and growing unease. This film takes side with novelty convinced that “…in history the grafting of races and cultures has always produced positive and mutually enriching fruits”

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Said Kateb, algerino, vive in un quartiere da poco sorto nelle campagne dell’hinterland milanese con la moglie Malika e i tre figli. Said è un immigrato della prima generazione con tutti i permessi in regola, quindi “diverso” rispetto ai tanti immigrati semiclandestini e disperati di oggi. Difatti, pur essendo musulmano, è decisamente integrato: ha un lavoro e con il suo stipendio può mantenere la famiglia e anche spedire, di tanto in tanto qualche risparmio a casa, in Algeria. La sua è un’esistenza fatta di fatica ma anche di grande dignità e fierezza e i suoi compagni di squadra, con i quali lavora agli scavi per una nuova linea della metropolitana, lo apprezzano e lo rispettano. Suo figlio Mohamed frequenta, come tutti i suoi coetanei, la seconda elementare, salvo l’ora di religione dalla quale è esonerato, essendo musulmano. A parte questo è un bambino come gli altri, benché a volte debba subire lo scherno di alcuni amichetti che non sorvolano sulla diversità del suo aspetto. La vita di Malika, di Rabia e della piccola Lamia si svolge, così come avverrebbe in Algeria, prevalentemente fra le mura di casa. Il legame con il paese d’origine è forte ed evidente, ostentato quasi con orgoglio, soprattutto nel rispetto delle abitudini e dei rituali, come quello delle preghiere quotidiane alle quali Said, invece, non si unisce. Alla morte del vecchio padre di Said, un’altra donna con tre figli lascia la casa di Ain Safra, in Algeria, per andare a raggiungere Said in Italia. Dopo un viaggio estenuante e non privo di contrattempi, Fatma arriva infine al porto di Genova, dove viene però “fermata” dalle norme in vigore della legge italiana sull’immigrazione, sempre più severa ed intransigente con gli extracomunitari in arrivo. L’arrivo imprevisto di Fatma scombina la routine di Said, che tuttavia la raggiunge a Genova evitandole così l’immediato rimpatrio. Fatma riesce ad ottenere però solo un permesso di transito provvisorio benché sia, a tutti gli effetti, regolarmente sposata – come Malika – con Said Kateb. Due mogli e sei figli, dunque: questa la numerosa famiglia dell’algerino, in regola con le leggi del suo paese e dell’Islam. Pur visibilmente stretti, si sistemano tutti nelle due camere con servizi e balconcino ai margini della metropoli. Ma la legge italiana, se pur lentamente, segue il suo cammino e all’incredulo Said viene notificato il reato di BIGAMIA. Per questa ragione, il Ministero degli Interni nega il visto di soggiorno definitivo alla donna. Sostenuto e consigliato dai compagni di lavoro, Said si rivolge al sindacato e così la sua storia finisce in tribunale. Al termine di un dibattito che mano a mano assume sempre più le pesanti sfumature di un processo, Said viene praticamente messo con le spalle al muro. Il verdetto, infatti, non si rivela altro che un ridicolo “escamotage” ad una situazione che la giustizia italiana non sa come affrontare: Said può pure tenersi le sue due mogli, ma a condizione che non convivano nella stessa casa. Praticamente un ultimatum che lo obbliga a trovare, entro e non oltre 90 giorni, una diversa sistemazione ad “una sua scelta” delle due donne. L’avvocato di Said si scaglia contro quella che definisce una pesante violazione dell’articolo 2 della Costituzione Italiana, ma non può far altro che minacciare di portare il caso all’attenzione dei media. Intanto la vita di Said e della sua famiglia prosegue, scandita dalla quotidianità dei gesti e dallo scorrere del tempo, fino al tragico epilogo.

Regia
MAURIZIO ZACCARO
Aiuto regista
PIER GIORGIO GAY
Soggetto
MAURIZIO ZACCARO
Sceneggiatura
MAURIZIO ZACCARO
Fotografia
PASQUALE RACHINI

Costumi
LAURA COSTANTINI
Scene
GIOVANNA ZIGHETTI
Montaggio
RITA ROSSI
musiche
ALESSIO VALD
CLAUDIO CAPPONI
Durata
99
Lunghezza
2710
Distribuzione
Produzione
MAURIZIO NICHETTI & ERNESTO DI SARRO

Interpreti/Actors: Mohamed Miftah (Said)Rabia Ben Abdallah (Fatma)Naima El Mcherqui (Malika)Susanna Marcomeni (Anwältin)Fabio Bussotti (Braccio di Ferro)Massimo Mesciulam (funzionario ufficio immigrazione),Fabio Sartor (Saverio)Claudio Caramaschi (ingegnere)Andrea Montuschi (medico)Adolfo Fenoglio(avvocato)Laura Mantovani (poliziotta)Paola Contini (maestra)Giuliana Cherubini (donna terrazzo)Maria Pia Ferrari (figlia Said)Sabri Arfaoui (figlio Said)Wagdi Arfaoui (figlio Said)Fabio Schilingi (operaio)Felice Picco (operaio)Nicola Gaudiano (operaio)Marco Napoli (operaio)Alfonso Saltara (operaio)Salvatore Santoro (operaio)Luigi Bendotti (operaio)Giovanni Tagliaferri (operaio)Vittorio Zamboni (operaio)Franco Tagliaferri (operaio)Giandomenico Taboni (operaio)Luca Tagliaferri (operaio)Giovanni Bonomelli (operaio),Daniela MazzilliLuisa CicirielloAicha FerrariMichele BerardiMichele CazzolaRoberto LoiAndrea Ruberti,Anna ZuccheriMassimo StellaErik NodottiFabio GhelfiGiuliana RomanoLuca BernavaAlberto Antonini,Stefano Lo MonacoUgo LicheriMaria LongoDomingo RognoniVittorio IozzinoMario Capitelli Pecorini,Emma GotelliLice Maria ChiabreraTarek Hamaidi (figlio Said)Lamia Hamaidi (figlia Said)Hafid Chouni(figlio Said)Abdul Hosain (Kadhum)

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(Festival di Berlino 1994, Festival di Annecy ) . Premio Cinema e Società 1993 miglior film, 1mo premio a Storie di Cinema 1993, menzione speciale FCE a Karovy Vary. Premio Nazionale Film di Qualità.

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Attenzione: le fotografie qui riprodotte sono inedite e protette dalle leggi sul copyright internazionale.

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clicca sul titolo se vuoi leggere la sceneggiatura integrale del film

L’ARTICOLO 2

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Regione Lombardia/spettacolo “L’ARTICOLO 2” – ELEMENTI PER UN’ANALISI

“L’Articolo 2 affronta un tema di scottante attualità: il nostro rapporto con il fenomeno migratorio nord-africano, che sta sconvolgendo non solo l’Ita- lia ma tutti paesi d’Europa. Il termine scottante andrebbe persino virgolet- tato, vista la quantità di bombe incendiarie gettate nelle case dei turchi in Germania.

Pian piano gli stranieri si stanno collocando nei luoghi abbandonati dalle più ricche ed agiate popolazioni occidentali; svolgono lavori manuali umili e pericolosi, che gli europei non vogliono ormai più fare e lentamente cer- cano d’integrarsi nella società. essi portano con sé una diversa cultura, una diversa religione, e il disagio dei cittadini autoctoni nei loro confronti è quanto mai palese e crescente. Gran Bretagna, Francia e Germania stan- no rivedendo le proprie normative per tentare di bloccare l’afflusso degli stranieri, come pure gli scandinavi. La Svizzera accetta cinicamente solo immigrati laureati, mentre l’Italia annaspa fra centri di prima accoglienza, leggi inadeguate, confusione e disagio. La crisi economica inoltre spinge ad essere meno tolleranti ed esalta i fanatismi razziali.

L’Articolo 2 s’ispira ad uno dei dodici princìpi fondamentali della Costituzio- ne sui quali poggia la nostra società: l’inviolabilità dei diritti dell’uomo. Il film si schiera senza timori dalla parte del nuovo, con la certezza che “…nella storia, l’incrocio delle razze e delle culture ha sempre prodotto esiti positivi e reciproco arricchimento.” Maurizio Zaccaro, Milano, ottobre 1993. Ancora un film che si rifà a un fatto realmente accaduto solo che, nella realtà, l’iter giudiziario si era fatto sempre più dilatorio in modo da emette- re una sentenza rinviando il più possibile un giudizio definitivo. Nel film la sentenza finale viene emessa dalla vita di lavoro. Anche qui il riferimento alla realtà è duplice. Nei lavori per la costruzione della linea metropolitana 3 di Milano è effettivamente morto un lavoratore extracomunitario e, in una caso di trasferimento di salma dall’Italia a un paese nordafricano è stata effettivamente utilizzata, per un musulmano, una bara recante il cro- cifisso.

Queste annotazioni testimoniano dell’attenzione che Maurizio Zaccaro, come sceneggiatore, ha posto ai dati di cronaca. La sceneggiatura non a caso ha vinto il Premio Solinas 1991 come miglior sceneggiatura origina- le. Zaccaro costruisce un percorso parallelo. Da un lato la vita, integrata, dell’operaio Said Kateb con la sua famiglia, la sua abitazione a mezza strada tra Nord e Sud del mondo. Dall’altro il viaggio della seconda moglie Fatma, attraverso una realtà che il regista ci racconta avvelendosi, in particolare, della luce e dei suoni. La luminosità dei luoghi dell’Algeria contrasta nettamente con la luce fredda della città lombarda. Questo non significa costruire un pre-giudizio (infatti i rapporti di Said con i compa- gni di lavoro sono paritari) ma fornisce un dato di lettura di due culture che si sono sviluppate in contesti molto diversi anche sul piano ambienta- le. Se per i semplificatori poi tutti i nord-africani sono `marocchini’, la scelta di sottotitolare i dialoghi algerini contribuisce a ricostruire un’ambientazio- ne anche sul piano sonoro.

L’ARTICOLO 2

L’Articolo 2 non è un film manicheo: si osservi come viene tratteggiata la figura di moderato padre-padrone di Said. Come, ad esempio, il suo rap- porto con le donne sia tipicamente maschilista e autoritario. Inoltre ci si preoccupa di non presentarci un musulmano osservante (solo Malika prega). Anche Said deve fare un percorso e la tappa finale consisterà nel- l’accettare di essere difeso in Tribunale da un essere inferiore: una donna. Qui si innesca il suo rapporto mediato con la Legge di uno Stato che non è pronto a regolamentare fino in fondo i suoi rapporti con gli extracomuni- tari che sono entrati legalmente nel suo territorio. Riconoscere il diritto alla bigamia del cittadino algerino potrebbe portare a richieste analoghe da parte dei cittadini italiani? Fino a che punto ci si può consentire di giunge- re nel processo di integrazione?

Questi sembrano essere i quesiti che frenano la Corte dal riconoscere la legittimità della richiesta di Said. Il film pone pertanto una serie di interro- gativi che riguardano i diritti dei cittadini in un mondo in cui la libera circo- lazione degli uomini e delle idee rischia di rimanere un’enunciazione di principio che non si tramuta in vita vissuta. Per questo l’accento viene posto sul quotidiano, sui piccoli problemi familiari e di lavoro, su quella costruzione giorno per giorno di un’esistenza che a volte resta estranea agli schemi di chi applica un diritto teorico.

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“l’incrocio di razze e culture arricchisce” dice Zaccaro

  • “Nella storia, l’incrocio delle razze e delle culture ha sempre prodotto esiti positivi e reciproco arricchimento”. Sono parole che Maurizio Zaccaro, regista milanese, ha preso in prestito da Seneca e che ha fatto sue inserendole nel suo ultimo film “L’articolo 2” come manifesto esplicito della sua posizione nei confronti di un problema come quello dell’immigrazione che ogni giorno diventa sempre più incontrollabile, non solo in Italia. “L’articolo 2”, che ha già vinto il premio Solinas 1991 come migliore sceneggiatura originale e che uscirà giovedì al Greenwich di Roma e all’Eliseo di Milano distribuito dalla Mikado, è un film che invita alla riflessione e che, secondo Zaccaro, “si schiera senza timori dalla parte del nuovo”. Racconta la storia di Said (Mohamed Miftah), un algerino giunto in Italia durante la prima ondata di immigrazione. Al contrario di tanti altri, Said è in regola con i permessi di soggiorno, lavora a Milano agli scavi per una nuova linea metropolitana, ha una casa nella quale vive con la moglie e tre figli e ha degli amici. Nonostante sia integrato in una nuova realtà, Said è fortemente legato al suo paese d’origine dove vivono ancora il padre morente, la madre e Fatma (Rabin Ben Abdallah), la sua seconda moglie con altri tre figli. I problemi per Said cominciano quando quest’ultima decide di raggiungere il marito: benché regolarmente sposato con entrambe, la religione musulmana infatti contempla che un uomo possa avere fino a quattro mogli, viene accusato di bigamia dalla legge italiana e finisce in tribunale. Il verdetto, Said può tener si tutte e due le mogli a patto che non convivano nella stessa casa, non farà altro che evidenziare le difficoltà della giustizia italiana di fronte ad una situazione che non sa come affrontare, mentre il suo avvocato difensore definirà la sentenza una violazione dell’ Articolo 2 della Costituzione, un attentato cioé all’ inviolabilità dei diritti dell’ uomo, ma a questo punto i giochi sono fatti….  “L’idea di questo film – spiega Zaccaro giunto al suo terzo lungometraggio dopo “Dove comincia la notte” e “Kalkstein – La valle di pietra” con cui ha vinto la grolla d’Oro 92 per la migliore sceneggiatura – mi è venuta leggendo in un articolo la storia di un marocchino processato per bigamia. La sentenza di quel caso mi sembrò una vera e propria violazione della Costituzione. Purtroppo abbiamo delle leggi antiquate che sono state fatte senza prendere in considerazione la possibilità di una società multirazziale. E il mio film è nato proprio dall’urgenza di dire: attenzione, ci sono in Italia leggi che non funzionano bene”. E aggiunge: “Io non affermo che bisogna far entrare tutti quanti, ma che bisogna combattere l’intolleranza e la paura latente di confrontarsi. Dobbiamo renderci conto di quanti reciproci arricchimenti può portare l’incontro tra razze diverse”. Ma la sua Milano, che da qualche mese è guidata da un sindaco leghista, come accoglierà” L’articolo 2″? :” La maggior parte delle persone potrebbe rifiutare un film del genere, del resto con gente come D’Averio( assessore alla cultura) non ci sono possibilità per fare discorsi. Ma vi rendete conto di chi si sono messi in casa i milanesi? Figuriamo ci se io, che sono addirittura contrario al passaporto, vorrei essere chiuso in una Repubblica del Nord! “. Prima di iniziare le riprese del film, girato in Marocco, a Genova e in una Milano grigia e squallida, Zaccaro è entrato in contatto con alcune di queste famiglie di nord-africani, quelli che sono arrivati nei primi anni ottanta e che si sono meglio integrati, e ha mostrato loro il film:” Il più bel complimento – dice – me lo ha fatto un libico dicendo che sembrava un film realizzato da un arabo tanto rispecchia la loro cultura”. Intanto Zaccaro sta già lavorando ad un’ altra storia di contrasto tra culture diverse tratta dal libro di Dominique Cooper” Nel cuore dell’ inverno”.
  • Fonte: Agi.it
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L’articolo 2
TITOLO ORIGINALE Idem
REGIA Maurizio Zaccaro
SOGGETTO E SCENEGGIATURA Maurizio Zaccaro
FOTOGRAFIA Pasquale Rachini (colori)
MUSICA Alessio Vlad, Claudio Capponi
MONTAGGIO Rota Rossi
INTERPRETI Mohamed Miftah, Rabia Ben Abdallah, Naima El Mcherqui
PRODUZIONE Ernesto Di Sarro, Maurizio Nichetti, Marcello Siena per Bambù cinema e TV/Produzioni Si.Re/Reteitalia
DURATA 100′
ORIGINE Italia, 1993
REPERIBILITA’ Homevideo/CinetecaPacioli
INDICAZIONE Biennio-Triennio
PERCORSI Lamerica Leuropa Litalia

Problemi dell’immigrazione e della multietnicità/Razzismo, intolleranza, immigrazione, società multietnica/Uomo e Società

 

TRACCIA TEMATICA

Il titolo del film si riferisce all’articolo 2 della costituzione italiana: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Risulta evidente la tesi sostenuta dal film: la Repubblica italiana viene colpevolmente meno ai principi solennemente enunciati dalla sua stessa costituzione. Se la bigamia è contraria alla legge del nostro Stato e rifiutata dalla nostra mentalità (non così l’adulterio, diffusamente praticato ed accettato), essa è una pratica costitutiva della tradizione e dell’identità islamiche e quindi non può non essere riconosciuta da una nazione che intenda costruire una società multietnica basata sulla tolleranza e il rispetto reciproco tra culture diverse.

Alla insensibilità delle istituzioni si aggiungono le manifestazioni di razzismo quotidiano che purtroppo segnano l’esistenza degli immigrati nel nostro paese: dalla violenza fisica (il pestaggio alla cabina telefonica) a quella psicologica (i pesanti apprezzamenti sulle donne arabe del collega di lavoro).

VALUTAZIONE CRITICA

L’Articolo 2 offre il meglio di sé nell’inserire i personaggi extracomunitari nel contesto socioculturale di provenienza e d’arrivo. La forza delle immagini si impone con eloquente efficacia attraverso la contrapposizione fra la dimensione premoderna, se non arcaica, in cui si inserisce l’esistenza di Fatma e dei suoi familiari (la civiltà rurale, la forza delle tradizioni, la lentezza dei ritmi di vita, gli spazi incontaminati, ecc..) agli alienanti paesaggi urbani e ai bui cunicoli della metropolitana, a significare il trauma non rimarginato del distacco dalla propria terra d’origine.

RIFERIMENTI INTERDISCIPLINARI

Educazione civica     A) L’articolo 2 e i diritti fondamentali del cittadino.

  1.                                B) L’attuale legislazione sull’immigrazione.

Religione     L’Islamismo.

Geografia     L’Algeria e la Tunisia.

L'ARTICOLO 2 -1993

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