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1991 – 48. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA: DOVE COMINCIA LA NOTTE – WHERE THE NIGHT BEGINS (ITA/USA)

 

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Nat Crosley muore a Davenport, cittadina dello Stato nordamericano dell’Iowa, dove negli ultimi tredici anni ha vissuto da solo, chiuso nella sua casa, dopo il divorzio dalla moglie Martha, a seguito di una relazione da lui avuta con una sua allieva sedicenne, Glenda Mallory, poi suicidatasi. Martha vive con il figlio Irving a Chicago. Irving torna a Davenport con il proposito di fare donazione della casa paterna ai genitori di Glenda, per compensarli dei danni morali subiti. A Davenport, però, circolano voci che Glenda sia ancora viva. Irving si convince tuttavia che si tratta di voci infondate e firma il contratto. Ma prima di consegnare le chiavi ai nuovi proprietari, decide di frugare dappertutto per vedere se c’è qualcosa di vero nelle dicerie che Glenda non sia morta. Molti indizi lo inducono a supporre che la ragazza non si sia tolta la vita ma sia stata invece uccisa.

Regia
MAURIZIO ZACCARO
Aiuto regista
PIERGIORGIO GAY
Soggetto
PUPI AVATI
Sceneggiatura
PUPI AVATI
Fotografia
PASQUALE RACHINI
Musica
STEFANO CAPRIOLI
Scenografia e Costumi
CARLO SIMI
Montaggio
AMEDEO SALFA

Interpreti
TOM GALLOP
CARA WILDER
DON PEARSON
KIM MAY GUEST
BLAIR BYBEE
Durata
96 minuti
Lunghezza
2631 metri
prodotto da
LUIGI & AURELIO DE LAURENTIIS e ANTONIO AVATI

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48ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

Festival Int. di Wurtzburg

Festival di Annecy

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DAVID DI DONATELLO miglior regista esordiente.

Premio Cinema e Società.

Targa Anec.

 

LA CRITICA

Irving Crosley (Tom Gallop) torna a Davenport, Iowa, nella casa di famiglia, dopo la morte del padre. La sua intenzione è di donare la casa al fratello di Glenda (Elisabeth L. Riecke), un’allieva del padre suicidatasi molti anni prima, sedicenne. Turbato dai ricordi risvegliati dalla casa – da cui era andato via con la madre dopo il suicidio di Glenda – Irving alloggia in albergo mentre svolge le pratiche burocratiche necessarie. Ma qualcuno gli telefona dicendogli che Glenda è viva. Irving decide di approfondire e comincia delle ricerche, affrontando la casa e le sue atmosfere inquietanti. Esordio di Maurizio Zaccaro nel lungometraggio con un horror rarefatto, un distillato di inquietudine e di suggestione, che riesce a generare una buona tensione, anche se succede ben poco, e a costruire con abilità un grande senso di attesa, in parte disperso, in un finale ambiguo e per qualche verso deludente. Ma per quanto il finale sia discutibile, e comunque non banale, il senso di oppressione e di disagio che la storia è riuscita a produrre, lascia il segno e basta a rendere interessante il film. Merito di sicuro anche della sottile ingegnosità della sceneggiatura di Pupi Avati, che fornisce a Zaccaro un materiale adatto alla sua sensibilità. Il cast inesperto è forse uno degli elementi meno convincenti del film, ma non compromette il risultato complessivo. Tom Gallop, il protagonista, è all’esordio, ma si costruirà una solida carriera, soprattutto televisiva, ed è ancora in piena attività

fonte: Mymovies.it

Voto 10di 10
Un fim magnifico! Il trailer che ne pubblicizzava l’uscita al cinema, nel 1991 (avevo solo 13 anni), mi spaventò a morte: una ragazza creduta morta che però molti ritenevano ancora viva e che sembrava nascondersi dentro quella casa in cui si vedeva e sentiva qualcosa di strano, la colonna sonora a dir poco inquietante, quella vasca da bagno piena di sangue nella quale il protagonista, Irving, metteva le mani. Tre anni dopo vidi l’intero film alla TV, in prima serata, su Rai 1. Era il mese settembre del 1993, me lo ricordo molto bene. Finalmente conobbi la trama e scoprii il finale, fu davvero emozionante. Ho ancora la registrazione. Ma quando si decidono a fare il dvd?
Marco, 31 anni, Como (CO).
(12 Aprile 2009)
Voto 8di 10
Riesumato dalla mia videoteca mentre salvavo in dvd delle vecchie registrazioni vhs, proprio ieri sera decido di riguardarlo in compagnia di mia moglie che non lo aveva mai visto. Non vi dico il mio stupore quando, circa a metà film, si comincia ad evidenziare le coincidenze sulla data della scomparsa, l’11 gennaio…e ieri era guardacaso l’11 gennaio!!! Brivido puro.
Ale, 30 anni, Genova (GE).
(12 Gennaio 2008)
Voto 9di 10
Vidi per la prima volta questo film nel 1994 in compagnia di una mia amica…. il film ruota attorno al presunto suicidio di una ragazzina e, un mesetto prima, una ragazza che conoscevo si era uccisa. ricordo che il film di zaccaro mi rimase parecchio impresso. il caso ha oltretutto voluto che il tema musicale del film, “irving’s song” (composto da stefano caprioli e cantato dalla “irish voice” di susan zelouf), non è altro che la versione musicata di una delle mie poesie preferite: “‘twas such a little – little boat” di emily dickinson…. il finale del film poi è un capolavoro a se stante: una sorta di piccolo film-nel-film. su tutta la pellicola regna poi un’atmosfera di mistero molto ben costruita…. a ricordarci quanto la vita possa essere spesso insondabile, i titoli di coda si chiudono su una frase del matematico e filosofo kurt gödel: “in ogni sistema c’è un punto impossibile da spiegarsi, con gli elementi del sistema stesso”…. questo film deve uscire in dvd!!!
Enrico Lorenzo, 26 anni, Torino (TO).
(20 Settembre 2007)
Voto 10di 10
Il finale di questo autentico capolavoro d’atmosfera, mi ha lasciato lo stupore attonito di quando si dipana nella psiche qualcosa di potente e di suggestivo. Un finale sul tipo di Quarto Potere (addirittura! eh, sì!) che svela solo un aspetto della storia, ma assai sibillinamente ne disvela un altro, forse piu’inquietante, che rimette in discussione nuovamente tutto lo svolgimento della trama , riaprendo nuovi dubbi ….. Una storia inquietante, dalla soluzione indefinita. Con un finale possibile .. ed almeno due varianti allo stesso .. Quella casa in cui si svolge parte del film, è la psiche umana, coi suoi fantasmi che sempre, prima o poi , ritornano ..
Roberto, 49 anni, Bergamo (BG).

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IRVING CROSLEY’S HOUSE

 

Gold Coast home in Davenport at 412 West 6th Street.. (Jeff Cook/Quad-City Times)

“Where the night begins”  Directed by Maurizio Zaccaro.  Irving Crosley’s House is in Davenport, Iowa, at 412 West 6th Street. This home was designed for August Steffen Jr by famed architect F. G. Clausen. The Steffens family was one of Davenport’s early entrepreneurial and mercantile dynasties.

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Dove comincia la notte. Titolo Alternativo: Where the night begins

REVIEW BY
Maxena

Irving (Tom Gallop) torna nella sua città natale per dare l’estremo saluto al padre che non vedeva da ormai molto tempo, deceduto qualche giorno prima del suo arrivo. In eredità Irving riceve una vecchia casa che vorrebbe vendere al più presto come risarcimento alla famiglia di una sedicenne: il padre infatti, professore di lettere, si macchiò di adulterio molti anni prima con una sua allieva, Glenda; non volle riconoscere il figlio che la ragazza portava in grembo, che per il dolore si suicidò. La conseguenza di questa vicenda fu che la moglie ed il figlio se ne andarono, vivendo per anni con un pesante fardello sulle spalle. Qualcuno è però convinto che Glenda non sia affatto morta e suggerisce ad Irving di stare in guardia. A suffragare questa teoria, salta fuori un libretto, appartenuto al padre, con annotazioni su alcuni appuntamenti con Glenda; il lato sinistro della scoperta è la data di stampa del libretto, avvenuta dieci anni dopo i tragici eventi! Irving inizia a credere all’ipotesi avanzata dagli scettici e compie ricerche nella vecchia casa. Nei giorni seguenti troverà elementi decisamente fuori luogo: smalto per le unghie vecchio di 11 anni, ma ancora fresco; il suono dei cristalli di un lampadario che non c’è più; la sensazione di una presenza che si nasconde nella casa. Alla fine Irving trova alcuni particolari che metteranno in luce l’intera vicenda…

Puntualizzo subito: il film piace e tanto, ma ci sono delle controindicazioni. Non c’è una sola goccia di sangue versato, per cui i malati di splatter si rivolgano altrove; inoltre i ritmi non sono vertiginosi, di conseguenza, se Blade, Underworld e Van Helsing sono i vostri termini di paragone, abbandonate la speranza di aver trovato un precursore. La locandina originale pubblicata dalla Filmauro lascia intendere orrori di ben altro spessore, con l’ombra di una mano che brandisce un coltellaccio insanguinato; naturalmente è il solito escamotage per attrarre quella fetta di pubblico amante dell’emoglobina, poiché il disegno, per quanto intrigante, poco si addice ad una storia più idonea ai cultori del cinema di Pupi Avati. E sarà proprio da un’idea di quest’ultimo che nasce la struttura del film, ispirato in qualche modo al periodo gotico-orrorifico del regista romagnolo. Non mancano punti in riferimento all’ultimo periodo cinematografico di Mario Bava, soprattutto nel fantasmatico Shock. Siamo di fronte ad una ghost story dal sapore antico, in cui la ricerca degli enigmi che s’intersecano nella vicenda l’accostano prevalentemente ad un giallo soprannaturale rispetto al canonico horror. Il finale, poi, lascia libere interpretazioni su come siano andati realmente i fatti: è davvero come racconta Irving o qualcosa non è stato detto? Sotto questo aspetto, particolarmente bravi gli attori, anche se poco o nulla conosciuti, capaci di rendere credibile ed accattivante la trama. Il solo Tom Gallop riuscirà a farsi un nome nel mondo del cinema, interpretando ruoli minori in A.I. – Intelligenza Artificiale e The Bourne Supremacy, mentre Kim Mai Guest presterà la sua voce soave in numerosi videogame per computer (Metal Gear Solid, Eternal Darkness, Command & Conquer e Narc tanto per citarne qualcuno).
Unico particolare che lascia perplessi è la colonna sonora eseguita da Stefano Caprioli, adeguata sì alle situazioni, ma poco originale, dove alcuni brani sanno troppo di già ascoltato. Ma tutto sommato si tratta di un dettaglio poco significativo; la storia regge bene anche senza azione tumultuosa, spargimenti di sangue, smembramenti di arti o musiche nuove di zecca. Peccato che, al giorno d’oggi, il genere offra con avarizia pellicole così intriganti.

La battuta:
“Adesso lei non c’è più. Tu puoi tornare, se vuoi…possiamo tornare tutti.” (Irving Crosley)

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Dove comincia la notte – Where the night begins – Wo die nacht beginnt.

Scritto da Pupi Avati e diretto dall’esordiente Maurizio Zaccaro è stato un film colpevolmente caduto nel dimenticatoio, che ha avuto la sfortuna di capitare nel periodo peggiore per i film italiani di genere, tanto da rimanere l’opera prima e ultima del regista. “Dove comincia la notte” è una ghost story molto intrigante, come raramente capitato di vedere, l’atmosfera che si respira è quella dei film gotici di Avati, quindi una paura mai esplicita, fatta di poco ma ricca di suggestioni comuni a tutti e, proprio per questo ancora più penetrante e intensa di quella fatta con effettacci di ogni genere; in questo film, addirittura, non c’è alcun effetto speciale e anche la presenza che abita nella vecchia casa non viene mai mostrata ma solo suggerita con fruscii, aliti di vento e ritrovamenti inspiegabili, come il rossetto vecchio di undici anni ma ancora fresco.

Questo fatto di per sé potrebbe rappresentare un ostacolo per chi in un film “horror” (termine quanto mai da prendere con le pinze qui…) cerca tanto sangue e azione, vi dico già che qui non troverete né l’uno né l’altra. A rendere piacevole la visione del film è la qualità dell’intero “pacchetto”, trama, regia, attori e musiche. La trama è abbastanza lineare ma viene raccontata bene, nel modo giusto, così che più si va avanti e più cresce la curiosità di sapere se Glenda sia ancora viva, cosa le sia successo e cosa sia successo nella casa in quei dieci anni che hanno tenuto distanti Irving e sua madre dal padre; il film, in questo senso, assume i toni di un giallo soprannaturale che, nonostante nelle battute finali sembri risolversi in un intreccio chiarificatore, nell’ultima scena getta nuovi dubbi sul reale svolgimento dei fatti, aumentando l’alone di mistero dell’intera storia.

La regia è solida, non ci sono particolari virtuosismi ma Zaccaro sa come far presa sullo spettatore e come creare suspence, aiutato anche dalle musiche, realizzate da Stefano Caprioli, abbastanza semplici ma congeniali al tipo di film. Un discorso a parte meritano gli attori: in un periodo in cui la stragrande maggioranza dei film italiani aveva come punto debole la recitazione e i dialoghi, sembra strano vedere qui degli attori (tutti americani) semisconosciuti che reggono davvero bene, in particolare il protagonista Irving (Tom Gallop), autore di una prestazione molto convincente, mai sopra le righe, che si fa apprezzare soprattutto per l’evoluzione che il personaggio subisce durante la vicenda. Insomma, “Dove comincia la notte” è un film da vedere, una vera mosca bianca all’interno della miriade di titoli inutili di quegli anni, un film semplice nel senso positivo del termine, che riesce a catturare l’attenzione fin dall’inizio.

Curiosità

La locandina, come spesso succedeva, è uno specchietto per allodole: una maniglia insanguinata, un coltellaccio impugnato da una mano nera su uno sfondo che ricorda lo scenario dei massacri di Michael Myers suggeriscono ben altri orrori di quelli effettivamente contenuti nel film! Cosa non si fa per attirare un po’ più di gente.

Fonte: http://www.mouthofhorror.altervista.org

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“Where the night begins”

Party for the final day of shooting

Saturday, June 2 , 1991

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© All rights reserved

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© All rights reserved

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© All rights reserved

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RICORDANDO CARLO SIMI

Carlo Simi è stato uno dei miei più importanti collaboratori. L’uomo, l’artista, l’artigiano del cinema che mi ha insegnato ad amare l’arte della scenografia più di chiunque altro. “Ti metto la donna di marmo* sotto questa finestra  ma ricordati di girare la scena dopo le 5, quando gli ultimi raggi del sole le daranno vita, vita vera…” E io, da buon regista esordiente, seguivo orologio alla mano le sue preziosissime indicazioni: come potevo minimamente contraddire l’uomo che aveva creato i set di tutti i film di Sergio Leone?
Ricordo il mio primo viaggio con Carlo, sull’aereo della TWA che ci portava in America per i sopralluoghi di “Dove comincia la notte”. Era il gennaio del 1991. Subito dopo il decollo, fra un gin-tonic e l’altro, Carlo racconta di Leone, di come, insieme, trovavano la soluzione ai problemi produttivi che immancabilmente si verificavano durante la lavorazione della trilogia del dollaro e di tutti gli altri film: “Ecco, devi fare come Sergio, non ti devi mai far prendere dal panico anzi, più difficoltà ci sono e più uno s’allena a trovare la soluzione giusta, le zampate di regia, le invenzioni più belle, nascono dai problemi…” Carlo era così: una miniera, un filone al quale attingere conoscenza e mestiere. Guardarlo lavorare era un piacere, ascoltare la sua voce che sembrava affiorare da un torrente sotterraneo dava i brividi, i suoi aneddoti spassosissimi donavano una contagiosa, sublime allegria a tutta la troupe.
Molte di queste cose sono raccontate nel bellissimo libro di Christopher Frayling “Danzando con la morte”, accurata biografia di Sergio Leone che consiglio vivamente a chi ama il cinema, quel Cinema. Carlo è deceduto il 26 novembre del 2000 ma ancora oggi non c’è film che io realizzi senza tenere conto dei consigli e delle geniali invenzioni del mio amico architetto, come gli piaceva essere chiamato. Così facendo, quando mi vedo balenare davanti agli occhi il ciak, è come se sentissi ancora le sue parole: ” Ogni volta che stai per battere un ciak pensa che quell’inquadratura deve fare spettacolo, non deve rompere li cojoni…”
Maurizio Zaccaro – 26 novembre 2010

* 11° fotografia, fra Tom Gallop e Don Pearson.

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