Si dice che i film realizzati non vanno mai più rivisti, e forse in questo c’è del vero. Infatti quando “In coda alla coda” viene riproposto in qualche retrospettiva, non posso fare a meno di pensare a Woody Allen: Il mio primo film era così brutto che in sette Stati Americani aveva sostituito la pena di morte.

Tuttavia, bello o brutto, realizzato ben ventitrè anni fa nell’inverno del 1987 a Milano, il film è stato comunque un buon viatico verso la professione che, all’epoca, tentavo d’intraprendere. Non avevamo soldi se non una manciata di milioni di lire elargiti da Ipotesi Cinema, non avevamo mezzi se non una macchina da presa, un po’ di pellicola, quattro luci e uno sgangherato carrello. E soprattutto non avevamo tempo perché avere tempo per fare bene il proprio lavoro è ancora oggi un lusso che non mi posso permettere. In poche parole “In coda alla coda” non sarebbe mai venuto al mondo se non fosse stato per la determinazione di quel “manipolo di amici”, veri e pazienti, che avevo messo insieme. Dodici in tutto, una “sporca dozzina” alla quale ancora oggi va tutta la mia riconoscenza e il mio affetto. Senza di loro, senza il loro aiuto e la loro incrollabile fiducia nel mio lavoro non sarebbe successo nulla di quello che invece è avvenuto dopo.

Maurizio Zaccaro

Regia

MAURIZIO ZACCARO
Aiuto regista
PIER GIORGIO GAY
soggetto e sceneggiatura
MAURIZIO ZACCARO

cast
ALESSANDRO HABER
FIORENZO SERRA
SONIA BARTELLI
BRUNELLA ANDREOLI
SERGIO CALISSONI
GIANNI CANOVA
VINCENZO CASATI
VANNA DE ANGELIS
VALENTINO PASSONI
RENATO PESSINA
MARTINA ZACCARO

Fotografia
ERCOLE VISCONTI
scenografia, costumi e montaggio
MAURIZIO ZACCARO
musiche
GAETANO DONIZETTI
Organizzazione generale
LUCIANO ZACCARIA
ALESSANDRA DE BIANCHI
Produzione
IPOTESI CINEMA

durata: 60′ 58”

(Festival di San Sebastian 1988, Festival del Cairo, premio miglior attore al Festival del Cinema Indipendente di Bellaria, Festival di Annecy, Torino Film Festival )

Che cos’è una vita in salita? E’ un’auto in panne, vecchio modello, presa forse di seconda mano, che una volta funzionava e ha funzionato per molto tempo. Tanto che alla fine è diventata una di famiglia, una macchina umana che ci ha sempre guidato,ci ha tenuti insieme, ci ha fatto compagnia. E ora è lì, vuota, muta, sdentata, senza alcuna energia che la spinga avanti – spinterogeno, motore, candele, non si sa – all’incrocio dove blocca il traffico, nella strada di periferia, dove non c’è nessuno che dia una mano, e soprattutto qua adesso, in salita. “In coda alla coda” è il film di una solitudine, in compagnia di quattro ruote che, da sole, non vanno più. E’ il film dell’addio di un uomo alla sua macchina. La fine di un’epoca dentro una realtà che, nel frattempo, è tanto cambiata, fatta di vetture che funzionano e quando non funzionano più si gettano e si sostituiscono. “In coda alla coda” è l’ultimo soffio di un’epoca che stenta a farsi sostituire. E’ un’epopea. L’odissea finale prima del definitivo trapasso a nuovi miti metropolitani. Ambientata a Milano, la metropoli italiana per antonomasia, girata negli ingorghi e nelle solitudini stradali, questa opera prima di Maurizio Zaccaro è un frammento di vita cittadina che se ne va: con molta arguzia ma anche con un pizzico di nostalgia.  Un piccolo film surreale e onirico, realizzato con lucido disincanto e senza malinconie contemplative, che mette in evidenza le potenzialità espressive di Zaccaro, una delle figure più eclettiche del laboratorio di Ipotesi Cinema, coordinato da Ermanno Olmi, fondato nel 1982 a Bassano del Grappa (VI), per iniziativa dello stesso Olmi e di Paolo Valmarana. La pellicola, della durata di un’ora, rientra in un progetto ben definito nelle sue premesse estetiche e produttive: l’ipotesi di un programma di piccoli film trasmessi in tv (Raiuno), per dieci giorni di fila, dieci puntate di un’ora l’una, ogni puntata una o due opere. Quella di Zaccaro è una delle più lunghe e basta da sola a coprire un intero appuntamento.

Fonte: La Repubblica – Mario Serenellini