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Ed Wood: Lo sa che a me i produttori hanno rivoluzionato il film? Orson Welles: È una cosa che non sopporto! Ed Wood: E mi impongono i loro amici come protagonisti senza chiedersi se siano giusti per la parte… Orson Welles: Ah, non me ne parli! Presto dovrò girare un giallo per la Universal, ma vogliono che Charlton Heston impersoni un messicano…

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IL MONDO ALLA FINE DEL MONDO

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Il 16 giugno 1988, un inquietante messaggio proveniente dal Cile approda ad Amburgo: la nave officina giapponese Nishin Maru, comandata dal capitano Tanifuji, ha subito gravi danni in acque magellaniche; si registra la perdita di diciotto marinai, insieme a un numero imprecisato di feriti. È l’inizio dell’avventura. Il protagonista, un giornalista cileno esule dal suo paese per motivi politici, grazie a febbrili ricerche e a ingegnose congetture giunge alla conclusione che il Nishin Maru stava praticando illegalmente, e del tutto impunito, la caccia alle balene nei mari australi. Una giovane attivista di Greenpeace, inoltre, lo mette in contatto telefonico con un misterioso personaggio, il capitano Jorge Nilssen, che di tutta la faccenda sa senz’altro qualcosa in più? In queste pagine il lettore potrà ascoltare il grido indignato – ma anche il canto ammaliatore – della natura ferita, la protesta contro una cieca follia di cui pure l’uomo rimane vittima: il «mondo alla fine del mondo», questo lembo estremo del pianeta si trasforma, simbolicamente, nel luogo dell’apocalisse. Ma può anche essere l’universo in cui l’uomo ritrova l’unione con le proprie origini, l’armonia con gli elementi e, soprattutto, un anelito indistruttibile alla speranza.

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con lo sceneggiatore del film Angelo Pasquini - Viña del Mar - Cile - Gennaio 1998

con lo sceneggiatore del film Angelo Pasquini – Viña del Mar – Cile – Gennaio 1998

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Perché questo progetto non è mai arrivato alle riprese? Me lo sono sempre chiesto. C’era una buona sceneggiatura di Angelo Pasquini. A cavallo fra il 1997 e il 1998 avevamo fatto i sopralluoghi in mezzo mondo per trovare le suggestive ambientazioni raccontate da Sepulveda: Patagonia cilena, Labrador, Islanda, Germania (Amburgo). Avevamo una splendida attrice opzionata per il ruolo della giovane attivista di Greenpeace: Stefania Rocca. Stavo per andare a Londra per incontrarmi con un attore internazionale per il ruolo del protagonista: Ben Cross. Poi, tutto ad un tratto, il nulla. La produzione non raggiunge l’accordo con i partner stranieri, in questo caso se ben ricordo la Paramount. Il film affonda come la baleniera giapponese del racconto e, nonostante tutti i tentativi per rimandare avanti la lavorazione, “Il mondo alla fine del mondo” non vedrà più la luce.

M. Z.

 

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NEL CUORE DELL’INVERNO

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Corriere della Sera

Il giovane regista de “La valle di pietra”, Maurizio Zaccaro, ha in progetto un film ancora tratto da un libro, “Nel cuore dell’ inverno”, che l’ha affascinato per la sua storia ambientata tra i pescatori di aragoste di un’isoletta scozzese.

Maurizio Porro

È la storia di un uomo, Alasdair Mor, che vive quasi solo in un villaggio su un’isola della Scozia. La vita sull’isola è molto dura, sono quasi tutti pescatori d’aragoste e, quando sono a terra, pastori. In una terra ricca di felci e d’erica, descritta da Dominic Cooper in modo eccezionale, si snoda la vita del protagonista, un’esistenza solitaria ma non priva di pericoli e insidie provenienti dal mare spesso agitato e freddo.
L’amore di quest’uomo solo si riversa sulle sue bestie, mucche e galline, con le quali vive la sua routine quotidiana. Nonostante il suo carattere chiuso e solitario, egli è fondamentalmente buono e generoso, e quando gli eventi lo coinvolgono, è sempre pronto ad aiutare chi ha bisogno.
L’autore descrive in modo poetico ogni azione del protagonista: bellissimo il racconto della cattura e dell’uccisione di una cerva, dove troviamo pathos, coraggio e perfino un velo d’erotismo tra il cacciatore (maschio) e la vittima (femmina). Ad un certo punto della storia ecco però che appaiono il male e l’odio, impersonati da un individuo che irrompe nella vita del protagonista e, senza apparente motivo, lo perseguita così malvagiamente da arrivare ad uccidere tutti i suoi animali. Ha così inizio il drammatico confronto tra il bene e il male, tra il cattivo che vuole scacciare il buono dall’isola e quest’ultimo che non vuole lasciare la sua terra. E, come spesso accade nella realtà, è il buono che alla fine soccombe. È un libro molto lirico e bellissime sono le pagine che descrivono il mare, i corsi d’acqua incastonati nel verde e lo scorrere delle stagioni verso un irriducibile “cuore d’inverno”.
Dominic Cooper è nato nel 1944 e vive nella contea di Argyll in Scozia. Oltre a Nel cuore dell’inverno, che ha vinto il Somerset Maugham Award, ha pubblicato Sunrise (1976) e Men at Axlir (1978) 

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“Nel cuore dell’inverno” era un progetto della Cecchi Gori Group che aveva  opzionato il libro di Dominic Cooper, pubblicato nel Regno Unito da Faber&Faber e in Italia da Einaudi. Avevamo già fatto i sopralluoghi in Scozia, nell’isola di Mull. Rutger Hauer, a cui avevo proposto il ruolo di Alasdair Mor, il protagonista, aveva accettato con entusiasmo nonostante le difficoltà ambientali previste dalla storia. Stavo cominciando il casting per gli altri ruoli quando fui convocato d’urgenza nella sede della produzione dove,  senza tanti giri di parole, venni informato che il progetto era “troppo dispendioso”, in poche parole “infattibile”. Ne avremmo riparlato più avanti. Dissero così. Anni dopo, da un editor della Cecchi Gori, venni a sapere la vera motivazione di quella scellerata decisione: nel cruento scontro finale con l’antagonista, il protagonista alla fine muore “…e questo, da quando esiste il cinema, è un grosso problema commerciale. Il pubblico non vuole vedere il suo eroe morire.” Fine della storia. Fine di un bellissimo progetto che, ancora oggi, farei volentieri. Magari non più da regista ma da produttore.

M.Z.

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L’UOMO DEI TAMBURI

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Per il film “L’Uomo dei Tamburi”, interamente girato a Torino, diretto da Maurizio Zaccaro, sceneggiato da Claudio Argento e interpretato nel ruolo di protagonista dall’attore americano Danny Glover, la casa di produzione Idea Film Srl cerca:

– comparse, attori, attrici e musicisti nigeriani o senegalesi, con regolare permesso di soggiorno e di età compresa tra i 18 e i 70 anni.

Spedire curriculum completo di fotografia e dati personali al seguente indirizzo:

castinguomodeitamburi@gmail.com

Del progetto, un thriller sociale tratto da una bella sceneggiatura originale di Domenico Malan e Claudio Argento (fratello di Dario e produttore) è rimasto solo questo striminzito annuncio ancora presente in rete. Dopo tre settimane di preparazione a Torino il film venne bloccato per mancanza di finanziamento da parte di oscuri partner lussenburghesi. La solita storia insomma. Peccato che nel frattempo mi ero già incontrato con un attore afro-americano simpaticissimo, ex pantera nera, hippy incallito: Danny Glover. Doveva fare il protagonista ma, una volta in Italia, gli venne detto di tornare a casa. Non la prese tanto bene, come del resto noi della troupe che stavamo lavorando da tempo senza aver mai visto un centesimo. Una situazione a dir poco surreale, esattamente come nel film di Wim Wenders “Lo stato delle cose” dove il regista “Fritz” Munro apprende improvvisamente che il film si deve fermare per mancanza di fondi e di pellicola e attende disperato il ritorno del produttore Gordon, rimasto a Los Angeles, che però si è reso irreperibile. 

M.Z.